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Alberto Baricco

La Repubblica dei Cittadini

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Scritto da Alberto Baricco
Pubblicato: 03 Agosto 2018
Visite: 2439
In una normale giornata uggiosa nella Repubblica dei Cittadini, il Razzista e l’Ignorante camminavano per il parco. Si incrociarono, inizialmente si guardarono in cagnesco percependo le reciproche diversità, poi iniziarono a parlare scoprendo di avere molto in comune. Amavano le stesse cose e, soprattutto, detestavano le stesse persone. Ad esempio gli Intellettuali, sempre pronti a battibeccarsi fra loro e a difendere i privilegi dei loro amici, gli Abbronzati, nomadi nullafacenti che vivevano alle spalle dei Cittadini, o i Banchieri, che utilizzavano i soldi dei Cittadini per i propri comodi.
Il Razzista e l’Ignorante decisero che era ora di un Cambiamento. La parola illuminava il viso di entrambi. Ci voleva il Cambiamento. In realtà il cambiamento già era in corso, poiché come riportava Eraclito (ma l’Ignorante e forse nemmeno il Razzista potevano saperlo) tutto si muove e nulla sta fermo. E allora cos’era questo Cambiamento? L’Ignorante mormorò con sguardo sognante di un mondo onesto. Il Razzista parlò con fermezza di un mondo antico di cui avevano purtroppo perso la memoria.
Per effettuare il Cambiamento dovevano convincere un bel mucchio di Cittadini a stare dalla loro parte. Partirono dagli Arrabbiati e li convinsero a diventare Razzisti od Ignoranti in modo da metter fine alla loro rabbia. I nuovi Razzisti ed i nuovi Ignoranti convinsero altri Arrabbiati incrementando sempre più il Mucchio.
Tutto ciò sotto gli occhi sopiti degli Intellettuali, ignari di quel che stava accadendo, si limitarono a parlare di giaguari e della luna che a volte cresce e a volte decresce.
C’era stato un momento in cui gli Intellettuali discutevano di altri argomenti. Prima di loro vi furono Intellettuali che avevano espresso grandiose teorie sull’uguaglianza di tutti i Cittadini. Ma ora quasi si vergognavano a usare questa parola. Uguaglianza. E allora giù a disquisire su quale Intellettuale fosse più egualitario e quale meno. Impossibile trovare un equilibrio. Ogni Intellettuale che si proponesse di condurre il gruppo era considerato troppo e non abbastanza egualitario.
Intanto i Razzisti e gli Ignoranti avevano definitivamente convinto tutti gli Arrabbiati che la causa del loro malessere era dovuta a Intellettuali, Abbronzati e Banchieri.
Camminando per strada, gli Intellettuali venivano sbeffeggiati ed insultati e non capivano perché. Non avevano mai fatto le cose di cui venivano accusati, ma tanta era la veemenza di Arrabbiati, Razzisti ed Ignoranti che finirono per credere di essere essi stessi parte del problema. Era una democrazia e se la maggioranza li detestava allora loro dovevano auto detestarsi. Così ricominciarono a litigare fra loro.
Intanto il Mucchio cresceva sempre più. Avevano promesso ai ricchi che sarebbero stati ancora più ricchi, i poveri meno poveri. Erano in molti e ormai potevano decidere sulle sorti della Repubblica dei Cittadini ed iniziare a portare il vero Cambiamento. Il Razzista e l’Ignorante guidavano il Mucchio.
Iniziarono ad impedire agli Abbronzati di muoversi liberamente nella Repubblica poiché portavano malattie e miseria. Alcuni Arrabbiati cominciarono a colpire con uova i volti delle donne Abbronzate per paura delle malattie e della miseria oltre al fatto che erano degli stronzi. Gli Intellettuali li accusarono di avere fomentato l’odio razziale. Il Razzista replicò che nella Repubblica non vi era un problema di odio razziale e l’Ignorante aggiunse che i Cittadini erano gente onesta. Per il momento si scordarono di prendersela con i Banchieri.
Gli Intellettuali vollero recuperare la stima dei Cittadini ed allora iniziarono a raccontare alcune divertentissime barzellette sui Razzisti e gli Ignoranti. Il problema era che nessuno capiva la barzelletta al di fuori dell’Intellettuale che la raccontava. Così anche gli ultimi Cittadini smisero di ascoltarli e rivolsero le orecchie a Razzisti ed Ignoranti che nel frattempo avevano cacciato gli Abbronzati dalle spiagge per restituirle ai Cittadini che volevano abbronzarsi in santa pace.
In una villa ai confini della Repubblica c’era un Vecchio Signore che le barzellette sapeva raccontarle sul serio. Aveva amato mille donne e da mille donne era stato riamato. Aveva costruito e distrutto intere industrie. Per anni aveva soggiogato gli Intellettuali ed irretito gli Arrabbiati ma ormai aveva una certa età ed i malanni gli impedivano di essere in prima fila. Altrimenti l’avrebbe fatta vedere lui a quell’arrogante di un Razzista che non gli portava rispetto e non meritava il potere che i cittadini gli avevano affidato, in quanto, a suo dire, era sostanzialmente un incapace e avrebbe portato la Repubblica al dissesto economico.
La funesta previsione del Vecchio Signore si avverò. Nella Repubblica i ricchi non erano più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Allora il Razzista che era amico del popolo, convocò tutti i Cittadini in birreria per fare loro un discorso. La situazione era seria e tetra. Vi era un nemico esterno, una sorta di Repubblica più grande che parlava molte lingue diverse e che voleva il male della Repubblica dei Cittadini. Dovevano al più presto separarsi da questa Repubblica più grande e fare di testa loro. Poi vi era il nemico interno, gli Abbronzati erano ovunque e dovevano cacciarli quanto prima, se gli Intellettuali si fossero opposti avrebbero cacciato anche loro. Anche questa volta non parlò dei Banchieri. Finirono tutti a bere pinte di birra e ad applaudire il Razzista. L’Ignorante era stato relegato in un angolo della birreria. Per non essere meno popolare del Razzista, urlò tre volte ad alta voce la parola onestà, ma in pochi udirono la sua voce.
I pochi Intellettuali rimasti si spaventarono e si riunirono per decidere sul da farsi. Ma ricominciarono a litigare fra loro. Discussero per sette giorni e sette notti su come era meglio per un egualitario portare le mutande. Alcuni le indossarono col fronte davanti e vennero accusati di conformismo. Allora gruppi sempre più sparuti girarono le mutande da ognuno dei quattro lati ma non andava ancora bene, allora iniziarono a portarle sopra i pantaloni e addirittura in testa. La gente li guardava e ancora una volta non capiva perché gli Intellettuali portassero le mutande sulla testa e soprattutto perché nessuno di loro si alzasse per andare a prendere a calci nel sedere il Razzista che nel frattempo aveva abolito la sanità pubblica.
I mesi proseguirono, se l’economia della Repubblica dei Cittadini cadeva a picco, il consenso popolare nei nuovi governanti cresceva perché la colpa era sempre di qualcun altro. Avevano portato il Cambiamento nella televisione, nella stampa e persino nella scuola. Orde di giovani e vecchie labili menti erano pronte a farsi istruire sulla nuova filosofia del Cambiamento, che ormai aveva una risposta per ogni problema della Repubblica.
Però ora gli Abbronzati erano stati tutti cacciati e gli Intellettuali giravano con le mutande in testa. Il Razzista prese allora nuovamente la parola dalla birreria e disse che la colpa era dei Poveri che non pagavano i loro debiti. Da quel momento la polizia avrebbe potuto entrare nelle case dei Poveri per prendere loro quel che la Repubblica esigeva. Solo così avrebbe potuto finanziare le spese militari per salvare i Cittadini dalle oscure potenze straniere. Si palesarono nuovamente i Banchieri ed applaudirono con forza il nuovo discorso del Razzista. In passato non si erano amati ma ora erano convinti che fosse lui l’uomo giusto da mantenere al potere e corsero ad abbracciarlo. L’abbraccio del Cambiamento fu visto in mondovisione.
L’Ignorante era confuso. Andò in udienza dal Razzista e gli disse che i poveri erano loro amici e li avevano aiutati ad arrivare fin lì. Fu subito zittito dal Razzista che gli chiese se per caso non fosse un Intellettuale mascherato e gli stesse propinando l’antico ed orrido mito dell’uguaglianza. L’Ignorante imbarazzato disse di no e si scusò con il Razzista. Andò a casa di malumore, non riusciva a capire alcune cose ma forse era proprio questa l’essenza del Cambiamento, si disse.
Gli ultimi Intellettuali superstiti non sapevano più che fare contro lo strapotere dei Razzisti e degli Ignoranti. Decisero infine di recarsi presso la dimora del loro grande atavico avversario. Furono ricevuti dal Vecchio Signore in palandrana e bicchiere di brandy. Erano nel salone delle feste. Quello delle giovani donne. Quanto l’avevano criticato per quelle serate libertine! Eppure ora che erano divenuti vecchi pure loro capivano il senso della ricerca di giovinezza e felicità.
Gli chiesero cosa potevano fare per fermare il Razzista e l’Ignorante. Lui era stato un grande politico e di certo avrebbe avuto una riposta.
Il Vecchio Signore si schiarì la voce e parlò
- Cari compagni, ho passato la vita a combattere il tempo. Pensavo di essere immortale ma ero in errore. Il mio tempo in questo mondo è quasi terminato. Ho dato alla Repubblica tutto quello che ho potuto. Ma ora i Cittadini si sono dimenticati di me e hanno persino smesso di insultarmi.
Vedo che però si sono dimenticati anche di voi, e allora che consiglio posso darvi?
L’importante è avere guadagnato abbastanza denaro per potere passare una serata ancora in compagnia di un bicchiere di brandy ed una allegra scolaretta. So che voi non pagate volentieri per questo genere di intrattenimento ma non preoccupatevi. Questa sera offro io.
L’ultima grande festa del Vecchio Signore andò avanti per molte notti. Dopodiché la musica e le luci si assopirono e nessuno vide mai più il Vecchio Signore o gli ultimi Intellettuali.
Il Razzista convocò l’Ignorante nella sala del trono che aveva fatto edificare per esercitare il suo potere.
- Da questo momento gli Ignoranti non hanno più senso di esistere. Ogni cittadino rimasto nella Repubblica è un Razzista e non può essere definito in alcuna altra maniera. I tuoi vecchi Ignoranti sono ora i miei nuovi Razzisti ed io sono il gran capo del Razzismo.
L’Ignorante uscì dalla sala del trono con lacrime di rabbia a rigargli il volto. Quel che era appena successo non gli piaceva per niente. Avrebbe voluto sfogarsi e chiedere consiglio ma in giro non c’era nessuno adatto a questo scopo. Non vi era l’ombra di un Intellettuale o di uno dei suoi vecchi compagni, un Ignorante della prima ora. Aveva anche degli amici fra gli Abbronzati ma non sapeva che fine avevano fatto. Intorno a lui erano tutti Razzisti.
L’Ignorante comprese una grande lezione e per la prima volta in vita sua capì cosa voleva dire essere saggi e quanto si soffriva a provare ad essere giusti in un mondo malvagio. Ma ignoranza e saggezza sono come materia e antimateria ed il nostro Ignorante ormai saggio scomparve nell’Universo.

La nostra storia finisce qui. E’ passato un nuovo emendamento. Nessuna versione della storia della Repubblica dei Cittadini non autorizzata dal gran capo del Razzismo potrà essere divulgata. E questa storia per ovvi motivi non verrà autorizzata. La nostra storia finisce qui. Alcuni autori non la troveranno molto originale, pensando di averla già udita in qualche vecchia favola, ma non si ricorderanno come fosse andata a finire. Del finale delle vecchie favole non si ricorda più nessuno.

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Chi vince e chi perde

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Scritto da Alberto Baricco
Pubblicato: 05 Dicembre 2016
Visite: 4213

Essendo la giornata nazionale degli opinionisti, mentre facebook è invasa di commenti sul referendum, persino un mio articolo su Marralabs non potrà procurare tanto disagio.
Il NO ha vinto di 20 punti. Se vogliamo parlare di Costituzione possiamo affermare che gli italiani non vogliono cambiare il testo del 1948. Anche se si tratta di una coperta troppo lunga in fondo, con dei buchi qua e là, non vogliono portarla dal sarto perché è una coperta che tiene caldo e va bene così e rimanga pure sul divano dove amiamo accucciarci d’inverno. Dobbiamo ora rispettare la volontà popolare. Il sistema politico si può modificare e di molto anche con le leggi ordinarie. Il cambiamento (quando effettivamente gli italiani avranno coraggio per un cambiamento) potrà avvenire senza toccare (democraticamente) la Costituzione. Insomma giù le mani dalla coperta!

Purtroppo ieri non abbiamo votato per una riforma Costituzionale ma in questa nostra strana repubblica parlamentare il Governo viene confermato o respinto tramite referendum.
Ha perso Renzi. L’ha detto chiramente. Un leader politico che dice di aver perso e si dimette. Una novità assoluta, per dimostrare che il cambiamento può avvenire anche senza toccare la Costituzione.
Ha vinto sicuramente un’idea superficiale della politica, i tifosi che per una domenica trascurano lo stadio per la cabina elettorale. Abbiamo una tecnologia che ci permetterebbe di informarci in mille modi ma comunque votiamo di pancia. Siamo quelli del tutti contro. Tutti contro Berlusconi ieri, tutti contro Renzi oggi. Adesso avanti un altro.
Hanno vinto quelli che se a modificare la Costituzione non sono riusciti loro non ci deve riuscire nessun altro.
Hanno vinto quelli che “ora e sempre resistenza”, gli stessi che per 70 anni hanno giustificato il massacro di migliaia di triestini e giuliani per mano dei comunisti di Tito.
Hanno vinto i fascisti che si sono battuti per difendere una Costituzione antifascista.
Hanno vinto i vecchi professionisti della politica di destra e di sinistra. Quelli che, se Renzi ha governato per 2,5 anni, loro lo hanno fatto per 25 anni. E’ incredibile quanto venivano disprezzati solo 2,5 anni fa eppure sono ancora qua.
Ha perso invece il centrosinistra che per la terza volta nella sua storia riesce ad affondare un governo di centrosinistra.

Si parlava di senato alla francese o alla tedesca ma quel che resta è solo una situazione alla spagnola. Quel paese rimasto per più di un anno senza governo perché le forze parlamentari non trovavano un accordo.
Perchè con i NO si prendono tanti voti ma non si governa il paese. Basta vedere facebook questa mattina. I sostenitori del SI si incazzano, si interrogano e magari sproloquiano. Quelli del NO si limitano ad un “La Costituzione è salva” o a postare l’ennesimo video “Travaglio umilia Renzi, Travaglio umilia i giornalisti, Travaglio umilia Golia”. Prima o poi queste voci si placheranno, non li sentiremo più, forse torneranno negli stadi ed io probabilmente sarò con loro. Perchè andare oltre è la parte più difficile. Se riconoscere un problema è la prima parte, trovare una risposta è la seconda ed è altrettanto necessaria. Altrimenti si sta parecchio ed inutilmente male.

In mezzo a tutto quanto c’è il Movimento Cinque Stelle, a mio avviso, vero candidato alla prossima vittoria elettorale. Vorrei fare un commento ma non posso. Nel senso che non ho capito quasi nulla di questo partito/movimento. Dicono che fanno beneficenza con i loro proventi di parlamentari e gli credo. Parlano di onestà e trasparenza e sono d’accordo perché questa dovrebbe, ma non lo è, essere la base per tutti. Ma per il resto non so cosa dire. La loro posizione sull’Europa sembra simile a quella di Salvini ma poi a Bruxelles spesso votato come il PD. Ma qual è la loro politica fiscale per fare ripartire il lavoro giovanile? E’ giusto per loro che la sanità vada incontro ad una progressiva privatizzazione? Come va affrontato il problema dei migranti? Quale è la maniera corretta di affrontare i rapporti con la Russia per la crisi ucraina e tutto il resto? Quali idee per risollevare il turismo del paese con più sculture ma con meno infrastrutture?

Grillo ha annunciato che oggi partirà il programma del governo online, così finalmente avremo qualcosa su cui votare alle prossime politiche.
Ci sarà una serie infinita di domande via web quali: siete favorevoli al finanziamento pubblico alle scuole provate? Siete favorevoli al matrimonio di persone dello stesso sesso? Siete favorevoli all’abolizione degli ordini professionali? Siete favorevoli al mantenimento delle pensioni di reversibilità?
Non intendevo fare ironia ma riflettere sul fatto che questa politica sporca, fatta di slogan e di insulti, di instabilità e di poteri forti è pur sempre la nostra politica. Ed è quella con cui rispondiamo alle mille domande che ogni giorno ci vengono in mente. E non sempre avremo il lusso di rispondere con un semplice sì od un secco no.

Alberto Baricco

1 commento

04/12/2016

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Scritto da Alberto Baricco
Pubblicato: 29 Novembre 2016
Visite: 4805

Mancano cinque giorni al voto per il referendum costituzionale. Cinque giorni per concludere un percorso iniziato circa 35 anni fa, tanti ne sono passati dal primo tentativo di riforma istituzionale.

L’aspetto centrale rimane quello del superamento del bicameralismo perfetto. Così viene definito da wikipedia: Il procedimento legislativo con il sistema del bicameralismo perfetto è più complicato e lento del bicameralismo imperfetto. In questo sistema infatti i disegni di legge vengono discussi, emendati e approvati da uno dei due rami del parlamento, quindi passano all'altro che può approvarli in via definitiva solo senza modificare in nulla il disegno di legge; in caso contrario il testo dovrà ritornare nuovamente al ramo del parlamento che lo ha esaminato per la prima volta. (fonte wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Bicameralismo_perfetto)
Con l’attuale riforma si differenziano i compiti: la Camera rimane l’organo legislativo primario mentre il Senato vede circoscritto il suo potere a determinate materie rispecchiando in sostanza il suo originario spirito regionalistico.
Come detto non si tratta di un’esigenza nuova. Di certo non un’invenzione di Renzi o della Boschi: Bicamerale Bozzi (1983-1985), Bicamerale De Mita-Iotti (1993-1994), Bicamerale D'Alema (1997), Governo Berlusconi (2005). In tanti hanno provato a modificare la Costituzione e superare il bicameralismo perfetto senza però riuscirci.

“Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario”. Così parlava il Presidente Della Repubblica Giorgio Napolitano il giorno della sua rielezione (ricordo che gli venne insistentemente chiesto di essere nuovamente il Capo dello Stato poiché il Paese stava sprofondando in una paralisi istituzionale) riscontrando l’applauso di tutte le forze politiche.
E’ ora a dir poco curioso che la riforma Renzi riscontri un’opposizione bypartisan, ancor più pensando a certi elementi del PD o di FI che la riforma l’hanno pure votata per poi dichiarare di essere contrari. Due nomi su tutti (anche se non sono parlamentari) D’Alema e Berlusconi. Chi sono gli ultimi ad aver fallito nella riforma costituzionale?

Uno dei punti chiavi del superamento del bicameralismo perfetto è che solo la Camera potrà dare la fiducia al governo.

A proposito di governi ...

XVII Legislatura (dal 15 marzo 2013)
elezioni politiche 24 e 25 febbraio 2013
Governo Renzi (dal 22 febbraio 2014)
Governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014)
XVI Legislatura (dal 29 aprile 2008 al 23 dicembre 2012)
elezioni politiche 13 e 14 aprile 2008
Governo Monti (dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013)
Governo Berlusconi IV (dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011)
XV Legislatura (28 aprile 2006 - 6 febbraio 2008)
elezioni politiche 9 e 10 aprile 2006
Governo Prodi II (dal 17 maggio 2006 al 6 maggio 2008)
XIV Legislatura (30 maggio 2001 - 27 aprile 2006)
elezioni politiche il 13 maggio 2001
Governo Berlusconi III (dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006)
Governo Berlusconi II (dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005)
XIII Legislatura (9 maggio 1996 - 9 marzo 2001)
elezioni politiche il 21 aprile 1996
Governo Amato II
Governo D'Alema II
Governo D'Alema
Governo Prodi
XII Legislatura (15 aprile 1994 - 16 febbraio 1996)
elezioni politiche il 27 marzo 1994
Governo Dini
Governo Berlusconi
XI Legislatura (23 aprile 1992 - 16 gennaio 1994)
elezioni politiche il 4 aprile 1992
Governo Ciampi
Governo Amato
X Legislatura (2 luglio 1987 - 2 febbraio 1992)
elezioni politiche il 14 giugno 1987
Governo Andreotti VII
Governo Andreotti VI
Governo De Mita
Governo Goria
IX Legislatura (12 luglio 1983 - 28 aprile 1987)
elezioni politiche il 26 giugno 1983
Governo Fanfani VI
Governo Craxi II
Governo Craxi
VIII Legislatura (20 giugno 1979 - 4 maggio 1983)
elezioni politiche il 3 giugno 1979
Governo Fanfani V
Governo Spadolini II
Governo Spadolini
Governo Forlani
Governo Cossiga II
Governo Cossiga
VII Legislatura (5 luglio 1976 - 2 aprile 1979)
elezioni politiche il 20-21 giugno 1976
Governo Andreotti V
Governo Andreotti IV
Governo Andreotti III
VI Legislatura (25 maggio 1972 - 1 maggio 1976)
elezioni politiche il 7-8 maggio 1972
Governo Moro V
Governo Moro IV
Governo Rumor V
Governo Rumor IV
Governo Andreotti II
V Legislatura (5 giugno 1968 - 28 febbraio 1972)
elezioni politiche il 19 maggio 1968
Governo Andreotti
Governo Colombo
Governo Rumor III
Governo Rumor II
Governo Rumor
Governo Leone II
IV Legislatura (16 maggio 1963 - 11 marzo 1968)
elezioni politiche il 28 aprile 1963
Governo Moro III
Governo Moro II
Governo Moro I
Governo Leone
III Legislatura (12 giugno 1958 - 18 febbraio 1963)
elezioni politiche il 25 maggio 1958
Governo Fanfani IV
Governo Fanfani III
Governo Tambroni
Governo Segni II
Governo Fanfani II
II Legislatura (25 giugno 1953 - 14 marzo 1958)
elezioni politiche il 7 giugno 1953
Governo Zoli
Governo Segni
Governo Scelba
Governo Fanfani
Governo Pella
Governo De Gasperi VIII
I Legislatura (8 maggio 1948 - 4 aprile 1953)
elezioni politiche il 18 aprile 1948
Governo De Gasperi VII
Governo De Gasperi VI
Governo De Gasperi V

63 Governi in meno di 70 anni di Repubblica. C’è chi parla del rischio di un esecutivo troppo forte (consideriamo comunque che i poteri del Governo e del Presidente del Consiglio non vengono modificati), io preferisco pensare che vada incentivato quel minimo di stabilità di cui ogni istituzione ha bisogno per svolgere i propri compiti. Una crisi di governo è diretta conseguenza di una crisi dell’intero paese.

Similmente sarà diverso il meccanismo di legiferazione delle leggi ordinarie: per materie non di competenza del nuovo Senato, per approvare una legge sarà sufficiente il solo voto della Camera. Ciò significa sicuramente un iter legislativo più rapido ma anche fare in modo che la volontà popolare espressa tramite le elezioni politiche non venga scissa. Mi ha sempre fatto riflettere il fatto che ci fossero maggioranza diverse alla Camera ed al Senato. L’ultimo governo Prodi non ha potuto di fatto governare perché aveva una maggioranza troppo ristretta al Senato. Aveva vinto le elezioni ma non era riuscito a prendere il premio di maggioranza in Lombardia, Veneto e Sicilia. Dopo Prodi i governi per rimanere in carica hanno spesso dovuto stringere alleanza trasversali ed esibirsi in giochi di palazzo. Il parlamento resta e resterà sovrano, ma siamo sicuro che questo significhi rispettare la volontà popolare?

 

Questo è il testo del nuovo art. 57 sull’elezione del Senato.

Comma 2. I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori.

Comma 5. La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle

istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi (…).
Si tratta quindi di un’elezione di secondo grado (come avviene ad esempio per l’elezione del Presidente della Repubblica). Gli elettori eleggono il consiglio regionale che, a sua volta, elegge i senatori. Così il Senato può diventa veramente la Camera delle Autonomie. Il peso specifico che può dare un sindaco, eletto direttamente ed in costante contatto con i bisogni dei cittadini, è, a mio avviso, superiore a quello di certi senatori abbarbicati da anni alla poltrona. Non si tratterà, come ipotizzato, di un senato di nominati ma di un’elezione di secondo grado che dovrà tenere comunque in conto delle scelte espresse dagli elettori in occasione dell’elezione di primo grado.

Viene invece rafforzato il vero strumento di democrazia diretta: ossia il referendum. Vengono introdotti i referendum popolari propositivi e d’indirizzo e si abbassa la soglia del quorum per i referendum abrogativi.

Ancora viene garantita nei tempi e nelle forme l’iniziativa legislativa popolare. Vero che si aumenta il numero di elettori proponenti ma si avrà la garanzia che la proposta venga effettivamente presa in considerazione dal Parlamento.

Ancora si garantisce una maggior parità fra i sessi promuovendo l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.

Si riduce il costo ed in numero dei parlamentari (che saranno 215 in meno). Per il parlamento italiano, sempre in cima alle classifiche come numero di rappresentanti ed emolumenti vari, non è di certo una cattiva notizia.

Sempre in termine di risparmio si provvederà all’abolizione del CNEL, organo che ho studiato nel corso di diritto costituzionale ma che in seguito non ho più sentito nominare. In mezzo secolo il Cnel ha presentato solo 14 disegni di legge ma che ci è costato ogni anno circa 20 milioni. (fonte sole24ore http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-13/il-cnel-e-quei-20-milioni-che-costa-italiani-tutti-sprechi-pensatoio-pubblico-che-renzi-vuole-abolire-165829.shtml?uuid=ABSFgfAB). Viene considerato come ricettacolo di raccomandati di partiti e sindacati vari. Già da questo si può capire come mai tanti politici di professione siano contrari alla riforma.

Si metterà inoltre un tetto massimo agli stipendi dei vari organi regionali sulla base degli importi percepiti dal sindaco.

Infine con questa riforma si cerca di fare ordine nei rapporti fra Stato e Regioni. L’attuale sistema è stato spesso oggetto di dispute cosicché la Corte Costituzionale si deve esprimere una volta ogni 3 giorni circa sul conflitto di competenza. (fonte sole24 ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-31/conflitto-statoregioni-causa-ogni-104556.shtml?uuid=AbD83sPH) E’ chiaro che occorre far chiarezza. Inoltre la riforma interviene introducendo un meccanismo meritorio: rafforza di fatto il principio dell’autonomia e stabilisce che le Regioni virtuose, cioè in equilibrio tra le entrate e le uscite, possono ottenere ulteriori competenze.

Ho letto ed esaminato le ragioni del no e ho fatto alcune riflessioni. Le ragioni del no sono diametralmente opposte fra loro. Basti pensare che questa riforma è considerata, da alcuni, precorritrice di una dittatura mentre per altri è troppo morbida in quanto non aumenta in alcun modo i poteri del premier.

Mi è capitato di condividere alcune considerazioni per lo più di carattere tecnico. Viene generalmente sostenuto che alcune norme potevano essere scritte meglio e che alcuni compromessi politici hanno portato ad un testo poco incisivo. Vorrei ricordare che l’attuale Costituzione è stata scritta a seguito di un grande compromesso politico fra forze per molti versi antitetiche. Ma il punto è che con i si poteva fare di più e i si poteva fare meglio si stimola la fantasia (sempre che si fantastichi su effettive proposte e non ci si limiti a dire solo di no) ma non si fanno le riforme. Il modo migliore per affondare un progetto è proprio questo: fingere di sostenere che una cosa va fatta e dire che è meglio farla in altra maniera ma, visto che ciò non è possibile, tanto vale non farla. Capisco il M5S che non hai mai governato ma tutti gli altri che al governo sono saliti almeno una volta potrebbero iniziare a raccontare cosa hanno fatto in termini di riforme istituzionali.

In definitiva vedo tre atteggiamenti ricorrenti in tanti personaggi che si battono per il no: la paura di cambiare, l’attaccamento ai privilegi e l’odio verso Renzi.

Cerchiamo di lasciare tutti da parte il terzo punto. Anche il Presidente fiorentino ha, in un primo momento, personalizzato questo referendum ma questo non è giusto, a prescindere. I governi passano ma le norme costituzionali serviranno anche dopo di questi. Non vi piace Renzi? Le prossime elezioni politiche sono il luogo giusto per mandarlo a casa. Qua si sta discutendo delle regoli comuni della nostra comunità. Siamo proprio su un altro livello.

Tornando ai primi due punti, tanti politici sanno che con questa riforma verranno elisi i loro privilegi (meno poltrone e stipendi più bassi) mentre tanta gente comune ha paura del cambiamento. Li capisco perché ci siamo abituati al peggio soprattutto da parte di certa politica. Con la riforma sarà meglio, peggio o uguale? Siamo in una situazione idilliaca che ci permette di dire di no a qualsivoglia cambiamento senza porci alcuni interrogativi?

Il Tar del Lazio, con sentenza n. 10445 del 20 ottobre, ha dichiarato inammissibile per difetto assoluto di giurisdizione il ricorso sul quesito referendario presentato da M5s e Sinistra italiana. Il ricorso giudicava ingannevole il contenuto del quesito referendario.

Questo è il testo del quesito che ci ritroveremo di fronte domenica.

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»

Il testo non è ingannevole per un semplice motivo, con il sì si avranno esattamente queste modifiche: superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi, soppressione del Cnel e revisione del Titolo V. Volete queste modifiche?

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Sistema Italia

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Scritto da Alberto Baricco
Pubblicato: 07 Ottobre 2016
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Ricordo il mio primo mondiale. Era il 1998 e si disputava in Francia. Il nostro reparto offensivo era composto da Del Piero, Roby Baggio, Inzaghi, Chiesa e Vieri. Allo Stadium ieri sera è sceso un velo di malinconia nel vedere la coppia titolare azzurra. Non me ne vogliano Eder e Pellè che sicuramente si sbattevano contro una Spagna che aveva il completo controllo del gioco, però il mio sguardo prediligeva l’estetica dei ragazzi in maglia rossa, gente come Iniesta, Silva o Diego Costa (chiedendomi come si faccia a lasciar fuori uno come Morata). E’ stato bello veder giocare la Spagna e ancor più non vederla segnare, non fosse per lo sfortunato intervento di Buffon (lui sì che c’era anche nel lontano mondiale francese del 1998 ma non per questo può essere considerato vecchio).

Quando ormai la partita sembrava compromessa ecco uno sprazzo di luce. Entrano due ragazzi un po’ guasconi, Immobile e Belotti cioè Ciro ed il Gallo. Complice magari una Spagna un po’ affaticata da un’ora di dominio sul campo, la partita cambia faccia. Pareggiamo e rischiamo persino di vincerla. Segniamo su rigore procurato da Eder e realizzato da De Rossi (mentre Pellè è uscito dopo non aver dato la mano al suo allenatore, colpevole, a suo dire, di averlo sostituito, per il resto dello stadio di averlo convocato). Finisce in pareggio e per l’Italia cresce un sorriso per la reazione della squadra e lo scampato pericolo.

E’ andata bene così perché la rosa spagnola ieri sera era superiore alla nostra. Anche se, a pensarci un attimo, di attaccanti italiani validi ce ne sono, mica è il caso di invidiare sempre gli spagnoli. Qualche nome d’emblée: Berardi e Pavoletti (per la verità ieri sera infortunati), oppure Insigne e Zaza, o ancora El Shaarawy e Bernardeschi. Insomma c’è del talento nella penisola. Tutta gente che trova poco o nessuno spazio in nazionale perché non adatti al modulo di Ventura, il famigerato 3-5-2.

Il modulo prima degli uomini. Non importa quanto puoi essere bravo, se non sei adatto a questo sistema non giochi. Si potrebbe trovare un suggestivo e amaro paragone con i 107 mila giovani italiani che l’anno scorso sono emigrati all’estero. Anche loro, per quanto bravi, non erano adatti a questo sistema.

 

 

Alberto Baricco

 

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