Enrico Rusconi
Le jeux sont faits, rien ne va plus
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Ho letto molto e scritto un po’ su ‘sto benedetto referendum. È stato detto tutto e c’è poco da aggiungere, ma, visto che siamo alla fine e dopo non vale più “fare previsioni”, aggiungerei qui qualche ultima considerazione.
Ci sono diverse cose fatte male, nella legge di riforma, non si può negare. Ma l’unica scusante di R a questa obiezione è stata che la legge è frutto dei compromessi che si sono resi necessari durante l’iter della legge.
Come dire che quelli che oggi dicono che la legge fa schifo, sono quelli che in parlamento hanno “lavorato” per peggiorarla o non hanno lavorato per migliorarla.
Un paio di esempi.
I futuri senatori saranno scelti in modi discutibili.
Mi pare di aver capito che la proposta iniziale era che fossero i sindaci di cento città (quali? A rotazione? Non so). Mi sembra una proposta molto sensata: non saranno stati tutti dei geni né dei santi, ma almeno sono scelti direttamente (confermati se è il caso) dai cittadini e, anche se sono di questo o quel partito, sono prima di tutto i sindaci della città.
Questa idea non è passata , mi pare di aver capito, perché la maggioranza dei sindaci è del PD o simili. Bel motivo per bocciare una buona idea, e poi dire che la legge è uno schifo.
I compiti del senato sono confusi.
Ho già espresso in passato una critica al famoso articolo 70. Ribadisco che penso che la colpa sia dei redattori dell’articolo: avvocati e non costituzionalisti. La spiegazione di R, cioè che volevano evitare così continui ricorsi alla Consulta, e quindi sono stati “molto” precisi, mostra una preoccupante incultura legislativa e costituzionale. Dovevano fare un articolo semplice e tranchant, rimandando alle leggi ordinarie i dettagli. In questo modo, al più, le leggi successive erano soggette al doveroso (anche se terribilmente lento) vaglio della Consulta.
Il problema è la legge elettorale
Ma continuo a pensare che il problema per il paese non sia la modifica costituzionale ma la legge elettorale preparata in parallelo. E la cosa è rilevante adesso perché l’esito del referendum potrebbe “accendere la miccia” della legge elettorale, prima anche che ci sia possibilità di modificarla, ammesso che ci sia la volontà.
Io, come ho già illustrato, non condivido la priorità della governabilità sulla controllabilità, ma anche per un patito della governabilità come R, come gli può venire in mente una legge elettorale che dà il potere completo a chi vince un ballottaggio in un sistema tripolare (più frattaglie) dove una delle tre parti principali raccoglie il (sia pur legittimo) dissenso.
Il dissenso vince sempre ma non risolve i problemi
È chiaro che il dissenso in un paese (o meglio un mondo) in profonda crisi economica e sociale, vincerà sempre. Ma il dissenso risolve i problemi solo attraverso un “distruzione” rigeneratrice che non ritengo auspicabile.
Mancanza del piano B
C’è poi un’altra considerazione sulla gestione della legge elettorale: il legame temporale e la dipendenza tra legge elettorale e riforma costituzionale. E non parlo del famoso combinato disposto (che porta alla dittatura, secondo alcuni), parlo invece di aver rifatto la legge solo per la Camera, dando per scontato che passava la riforma costituzionale e che quindi la legge elettorale per il Senato non serviva più, mentre si poteva benissimo prevedere come eleggere Camera e Senato, salvo non usare questa seconda parte. Questa è stupida presunzione e mancanza del minimo senso pratico di prevedere un piano B.
Adesso se non passa il referendum e si va a votare viene fuori il solito casino dato dalle due leggi (Camera e Senato) incompatibili per dare un qualsiasi indicazione di come fare il governo. Calderoli ci aveva fregato una volta, ma cascarci la seconda è proprio da polli.
Le preferenze
Anche qui, oltre alla pollagine di R, si è aggiunta la stupidità delle opposizioni. Quante critiche sulla stupidaggine della mancanza di preferenze, come se questa fosse una delle principale deficienze della legge.
Ma secondo voi sui 40 o più milioni di voti espressi dagli elettori in elezioni del passato (con preferenze anche multiple), quante preferenze sono state espresse? Non ho trovato il dato aggregato (ringrazio chi lo trova) ma per me saranno state meno del 10%. E poi a chi vanno le preferenze? Alle persone “famose”, non necessariamente le migliori, visto quello che tutti ne capiamo di politica!
Insomma è inevitabile che i candidati siano designati dalle organizzazioni politiche, e se vuoi sceglier veramente, datti da fare come militante politico, non pretendere di aspettare il giorno delle elezioni per scegliere il tuo candidato. Questo vale anche le elezioni con piccoli collegi uninominali dove voti il nome del candidato: chi l’ha messo lì nel tuo collegio quel candidato? L’organizzazione politica che lo sostiene, salvo il caso di qualche “illustre indipendente”
Addendum al Libro dei Numeri
- Scritto da Enrico Rusconi
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Scusate ma non resisto ...
Devo fare un addendum perché nei commenti non si possono inserire immagini.
Guardate cosa viene fuori mettendo in ascisse il primo numero dell'equazione (l'indice della serie) e in ordinate il valore destro dell'equazione. Esteso per valori successivi e precedenti della serie. I valori del giochino sono le ascisse 1, 2, 3 e 8.
Si vede bene che è una parabola: ovvio se si usa la mia soluzione col quadrato del secondo termine del lato sinistro, meno ovvio se si usa la formula base.
Ma, visto che ci sono, continuo e propongo un giochino più semplice:
1 + 4 = 4
2 + 5 = 10
3 + 6 = 18
8 + 11 = ?
In questo caso, spero che tutti concordino che la "formula" è a * b.
Bene. Ma anche questa formula, estesa per valori inferiori e superiori produce una parabola? La risposta e sì, è una parabola che condivide il punto 0 con la precedente ed è un po' spostata a destra. Sapete tutti usare Excel e non è il caso che riempia il sito di immagini.
Come mai? La mia risposta (e mi scuso in anticipo) è che la formula a*b in questo caso corrisponde alla formula b^2 meno il valore di una serie che comincia per 12 e procede di 3 in 3 (12, 15, 18 e anche 12, 9, 6).
Evidentemente c'è qualcosa che mi sfugge sull'aritmetica degli interi ... mi sembra quasi un gioco delle tre carte.
Beh, per me è divertente, ma non pretendo che significhi null'altro.
PS: ho trovato che Functional Equation is "An equation of the form f(x,y, ...) = 0 , where f contains a finite number of independent variables, known functions, and unknown functions which are to be solved for." Ma non parla né di giochi né di geni.
Il Libro dei Numeri
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No, non mi riferisco al quarto libro della Bibbia. Voglio invece commentare i giochi numerici che appaiono spesso su FB, ispirato dall’ultimo dell’amico Mario, che qui riporto

Noi che abbiamo fatto le scuole alte, vediamo subito che è un sistema di equazioni.
In realtà noi abbiamo studiato sistemi lineari con risultati razionali, e poi anche complessi, e anche un po’ di sistemi non lineari.
Non abbiamo invece studiato equazioni con risultati interi. Quelli di moda, in era ante FB, sulla Settimana Enigmistica, del tipo x Polli + y Mucche = z Zampe. Ho un vivo ricordo del primo anno di Poli quando ho chiesto al prof di Geometria I, bravo e simpatico, come si risolvevano quelle equazioni e lui mi ha risposto “non so”. Forse non voleva perdere tempo con me. Comunque ho poi scoperto la Matematica degli Interi che spiega tutto. Non vi dico nulla perché anche voi sapete usare Google: “Integer Math” mi dà 34.600.000 risultati!
Ma queste del giochino sono ancora un altro tipo di equazioni: le incognite non sono i numeri ma gli operatori. Bisogna cioè scoprire quali operatori applicati ai coefficienti del lato sinistro, producono il lato destro.
Naturalmente il + che compare nella figura è fittizio e si dovrebbe scrivere come funzione, cioè
F(1,4) = 5, F(2,5) = 12, F(3,6) = 21 e chiedere cosa vale F(8,11)? O più in generale chiedere di trovare come esprimere con operatori tradizionali la funzione F(a,b). La ovvia risposta in questo caso è a * b + a
Detto ciò, cominciamo a “fare le pulci” al giochino.
Il giochino non definisce le regole, ad esempio
- Si devono usare solo operatori o anche altri coefficienti (o costanti)?
- Il risultato deve essere univoco?
- Si tratta di una serie di equazioni o sono indipendenti?
Potreste dirmi che sono regole di buon senso, ma la matematica si può permettere regole certe, e infatti alcune soluzioni, o approcci dipendono dall’aver equivocato queste regole.
Vi faccio l’esempio di un’altra soluzione che ho trovato, che ha a che fare con le regole a) e b):
b^2 – serie[a], dove serie è un serie di interi con valore {11, 13, 15 … ecc}, cioè numeri naturali dispari che iniziano da 11.
Infatti
F(1,4) = 16 – 11 = 5
F(2,5) = 25 – 13 = 12
F(3,6) = 36 – 15 = 21
F(8,11) = 121 – 25 = 96 (notate che l’ottavo elemento di serie è appunto 25)
È anche interessante vedere che se, ad esempio, si estende la serie ai valori precedenti (cioè 9, 7, 5, ecc) il giochino continua a funzionare. Ad esempio
F(0,3) = 0*3+0 = 0 e anche 9 – 9 = 0 (9 precede 11 nella serie dei dispari)
F(-1,2) = -1*2+-1 = -3 e anche 4 – 7 = -3
A questo punto mi domando: ma non sto contraddicendo la regola b)? Cioè non è che ho solo scritto in modo diverso la funzione base? Per essere chiaro una soluzione del tipo a*b+c+b-b sarebbe chiaramente inaccettabile visto che è uguale a quella base.
Beh, io, a occhio, non vedo che la mia soluzione sia uguale a quella base, ma ci dovrei pensare un po’ di più.
Infine serie o non serie?. Chiaramente io ho sfruttato il concetto di serie di equazioni, trattando il coefficiente a come indice nella serie. Invece, e questo è importante, la formula base non fa alcun uso del concetto di serie: a e b sono solo due numeri.
Ho visto in molti altri esempi, che spesso chi trova la soluzione lo fa usando il concetto di serie e cioè calcola i valori intermedi, in questo caso tra 3 e 8. Nulla di male, salvo che sembra che si sia dimenticata la tabellina pitagorica e si sappia solo sommare e non moltiplicare!
Ma, sorpresa, la soluzione di chi ha trovato 40, dicendo che fa la somma dei valori precedenti, non è errata (come qualche autorevole commentatore ha detto) perché non è noto il valore della funzione prima della prima, che infatti è proprio 0 = F(0,3), ma perché non ha completato la serie trattando la F(8,11) come successiva a F(3,6) e non a F(7,10), come sarebbe corretto.
Finito, e anche per oggi il mio pezzo l’ho fatto. L’editore sarà contento,
Zagrebelsky point
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Ecco quello che ho capito e penso sull’argomento.
Siamo in una situazione tripolare in cui una Parte è pro A, una Parte è pro B, e una Parte è Contro.
Nulla di male ad essere Contro. Noi, ad esempio, nel 68 eravamo contestatori, cioè Contro. Ma in situazioni sociali, economiche, politiche normali, i Contro sono una piccola minoranza, per quanto agguerrita e avanzata, come eravamo noi nel 68, e come tanti altri esempi di piccoli gruppi.
Sfoggiando la mia cultura evangelico culinaria, potrei dire che i Contro sono come il lievito, ma nessuno metterebbe il 30 per cento di lievito in un impasto.
Oggi i Contro hanno un ampio consenso, a causa sia della pochezza della parte pro A e pro B, sia della grave situazione sociale e economica in cui viviamo.
Ma, e questo è il punto che ho capito di Z, una legge elettorale che dia una vittoria immodificabile per tutta la legislatura a uno dei tre poli è pericolosa per la democrazia, in questa situazione, perché vince inevitabilmente il Contro. Il Contro non è adatto a governare, per definizione, e quindi o non fa nulla, e la situazione non migliora, o lascia il governo a poteri “forti” pericolosi, come la storia del secolo breve ci ha insegnato.
Sia ben chiaro che non importa chi siano i Contro, la Lega, il partito Azienda o i 5*, di ora, o i Bolscevichi, i Fasci e o i Nazi del passato. Li metto tutti assieme, e spero che nessuno si offenda, proprio per esprimere il principio e non i casi particolari.
C’è una soluzione? Certo che la cosa migliore sarebbe far migliorare la situazione sociale economica, in modo di togliere attrazione ai Contro, che tornerebbero alla loro funzione di lievito. Nel frattempo non bisogna però permettergli di diventare dominanti definitivi.
Quindi non possiamo permetterci una legge elettorale con contorno costituzionale, che dia un vincitore immutabile la sera delle elezioni. Dobbiamo accettare una soluzione che permetta alla democrazia di reagire se i Contro non solo non concludono nulla, ma anzi ci portano al disastro.
L’alternativa di accettare il rischio della vittoria dei Contro, perché intanto peggio di così non può andare e perché forse abbiamo trovato il Contro buono e giusto, non mi sembra sensato. Forse alla mia età potrei anche fregarmene, ma è inaudita la imprudenza dei giovani, su questo punto.
Forse non siamo ancora perduti. L’Italicum con premio di maggioranza di coalizione può essere una soluzione. Intanto perché i Contro non fanno coalizioni, per definizione, e poi perché le coalizioni sono instabili per cui c’è sempre la possibilità di cambiamento, anche dopo una vittoria le sera delle elezioni. Purtroppo si paga con una inevitabile instabilità la disastrosa situazione sociale e economica. Ma la dittatura, mi fa ancora più paura.
Infine, non penso che senato e preferenze siano punti sostanziali. Le preferenze sono usate da una esigua minoranza degli elettori e 600 o 1000 rappresentanti non cambiano nulla. Parlare di questi argomenti fa parte del politichese e votare si o no su questa base mi sembra irrilevante.
Z avrebbe potuto essere più chiaro, senza lasciarsi andare a piccole ripicche so chi lo chiama parruccone e senza fare distinguo inutili e difficili. Comunque a me è servito a … consolidarmi sulle mie idee.
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