Il referendum del prossimo 4 dicembre offre innumerevoli esempi di razionalità deformata dall’ideologia. Se si avesse il tempo, la voglia e, soprattutto, la capacità letteraria, si potrebbe scrivere un ponderoso e, in parte, persino comico saggio sull’argomento.   La composizione e le modalità di elezione dei nuovi Senatori previste dalla Riforma Costituzionale ne costituirebbero un interessante capitolo. Proviamo ad abbozzare il primo paragrafo, che necessita di un prologo di carattere generale, indispensabile per chiarire e condividere un’argomentazione essenziale. Tutti noi, che ci piaccia o meno, saremo chiamati al voto per scegliere tra ciò che è “adesso” e ciò che potrà diventare “domani”, a seconda che prevalga il NO o il SI.  Non ha alcun senso, da questo punto di vista, obiettare sul “cosa ci sarebbe piaciuto che fosse …”,  sul “come  avremmo preferito …”, sul “meglio abolire il Senato, piuttosto che …”: non è successo, per tanti motivi, e questo non può e non deve inficiare il nostro giudizio rispetto ad una scelta che ormai esemplifica e ci chiede di decidere se lasciare le cose come stanno o cambiarle.

Svetonio sostiene che Caligola nominò Senatore tale Incitatus, il suo cavallo preferito. Si tratta, probabilmente, di una leggenda dovuta alla reputazione non proprio cristallina dell’Imperatore romano. È storia, invece, che il popolo italiano  abbia eletto per ben tre volte Antonio Razzi, nel 2006 come deputato nella Circoscrizione Estero – Europa, confermandolo nel 2008 e promuovendolo a senatore della Repubblica nel 2013. Né possiamo dimenticarci di Domenico Scilipoti, candidato per l'IdV al Senato in Sicilia nel 2001 e 2006, eletto alla Camera, sempre per  lo stesso partito, nel 2008 e anch’egli  – meglio scrivere anch’esso? –  diventato, finalmente, senatore della Repubblica del PdL nel 2013 (l’uso della maiuscola – ad esempio Senato – e della minuscola – senato – non è casuale).

Il nostro attuale Senato mostra chiaramente la sua modernità, a partire dall’assurda norma per cui votano solo gli elettori con più di 25 anni  e sono eleggibili solo le persone che abbiano già compiuto i 40. Ha senso, oggi, una tale discriminazione, giustamente abolita dalla Riforma Costituzionale? Quest’ultima prevede, inoltre, che non siano più presenti i senatori eletti nella circoscrizione estero, i Senatori a vita saranno solo gli ex Presidenti della Repubblica e i 5 Senatori di nomina Presidenziale non avranno diritto ad un seggio a vita ma per 7 anni soltanto, non rinnovabili. Sappiamo tutti (?!?) che oggi – e domani, se vincerà il NO – i Senatori sono ben 320 (315 eletti, 4 a vita, 1 ex Presidente della Repubblica). “Il numero è potenza”, sosteneva la buonanima di Benito; “il numero è casino”, sostengono i comuni mortali  durante le riunioni di condominio. Nel nostro caso,  poiché non si discute della Cina ma del Senato della Repubblica Italiana, l’esemplificazione condominiale sembrerebbe più idonea a fornire un’efficace sintesi.

Aggiungiamo qualche ulteriore numerino, per inquadrare meglio ed in modo incontrovertibile, la qualità presente a Palazzo Madama. Tra i Senatori eletti nel 2013 dal popolo italiano – sia pure con il Porcellum –, ben 22 risultano pregiudicati, condannati con giudizio non definitivo, indagati: il 6,88%. Mancando 2 anni (forse) alla fine della legislatura, arrotondare al 7,50% è una stima attendibile ed ottimistica. In 116, invece, hanno cambiato casacca fino al 15 marzo 2015: il 36,25% che possiamo tranquillamente aggiornare al 40,00%, in prospettiva, facendo buon peso. Ci sono poi gli assenteisti: si può convenire che lo siano quelli che “bigiano” per il 35 e più per cento? In tal caso, ad oggi, sono 37, pari all’11,56%. I numerini di cui sopra – ed altri presenti nel seguito –, sono frutto della consultazione di articoli disponibili on line (La Repubblica, L’Espresso, Il Fatto Quotidiano), facilmente verificabili  e possono ritenersi del tutto attendibili. Infine, l’applicazione di un mio personale algoritmo scientificamente inoppugnabile ma di cui non posso dar conto in attesa di brevetto, stima nel 40,07% i senatori nullafacenti, quelli che si limitano a votare su indicazione del capogruppo – o anche alla dog’s dick, certe volte – senza mai contribuire in alcun altro modo al funzionamento della seconda Camera. Precedo un’obiezione che molti lettori potrebbero già aver formulato: la sommatoria delle percentuali è opinabile, perché non si può affatto escludere – anzi è certa – la presenza degli stessi senatori in due o più insiemi tra quelli utilizzati. Denis Verdini, per fare un solo esempio, risulta molto ben collocato sia nella classifica degli indagati sia in quella degli assenteisti. Tale obiezione, però, non inficia per nulla il significato ed il valore della seguente tavola sinottica che vi invito ad osservare con attenzione:

Tipologia (%) N° Senatori Attuali N° Senatori con Riforma Delta
Perseguitati dalla Magistratura 7,50% 24,00 7,50 –16,50
Cambia – casacca 40,00% 128,00 40,00 –88,00
Assenteisti 11,56% 37,00 11,56 –25,44
Nullafacenti 40,07% 128,22 40,07 –88,15
Senatori normali o quasi 0,87% 2,78 0,87 –1,91
Totali 100,00% 320,00 100,00 –220,00

 

I vantaggi della Riforma sono più che evidenti: nonostante nel Senato rimangano, ahinoi, solo 1,91 “Senatori normali o quasi” (lo 0,91 sarà determinato affidando il secondo eletto alle cure di un bravo macellaio), è indubitabile che ci eviteremmo ben 218,09 senatori delle altre categorie. Come nota a margine, ci tengo ad evidenziare che nel gruppo di eletti “il più direttamente possibile dai cittadini”, dei 54 Senatori originali del M5S, grazie a defezioni ed espulsioni decretate dai tribunali del popolo, se ne sono  persi 19 e guadagnato 1, garantendosi così una dignitosa media del 37,03% di cambia–casacca per diretta o indiretta volontà. Parafrasando una famosa pubblicità, potremo dunque affermare, senza tema di smentita, che  “cent senaturs is megl che trecentvent”. 

Dimostrata questa triviale verità, invito tutti a focalizzare le obiezioni più importanti che, sull’argomento, sostengono i sinceri democratici – alcuni dei quali siedono in Parlamento ed hanno approvato la Riforma in tre diversi passaggi di almeno una delle due Camere –, i veri sinistri–di–sinistra ed alcuni miei amici che non si recano più alle urne da almeno un ventennio:

  1. i Senatori non saranno eletti dal Popolo Sovrano ma faranno parte della feccia più feccia dei politici italiani: sindaci, presidenti e consiglieri regionali (iniziali rigorosamente minuscole, of course).
  2. I 100 di cui sopra godranno di un’indebita, iniqua, indecorosa ed ignobile (iniziali sempre in “i”) immunità parlamentare.
  3. La semplificazione ipotizzata dai Riformatori rispetto al ping–pong tra le due Camere non è affatto necessaria, perché quando si vuole approvare rapidamente una legge ci si riesce in tempi molto brevi.
  4. L’iter parlamentare, addirittura, sarà ancor più complicato, perché il nuovo articolo 10, che sostituisce l’articolo 70 e stabilisce le competenze delle nuove Camere, è scritto con i piedi, in sanscrito arcaico.
  5. Poiché i Senatori ricoprono già un incarico (Sindaci, Consiglieri Regionali) sarà impossibile che si occupino efficacemente di tutte le attività previste dalla nuova Istituzione.

A tali inconfutabili critiche, possiamo solo sommessamente replicare che:

  1. non è vero, in quanto nessuno sa, al momento, come si sceglieranno i nuovi Senatori. La Riforma Costituzionale prevede, infatti, che “dovranno essere eletti dai Consigli Regionali in conformità alle scelte espresse dagli elettori in occasione delle elezioni regionali”. Una di quelle norme, tipicamente italiane, scritte per esprimere il nulla con belle parole. Nella realtà, se vincerà il SI, è prevedibile che valga la regola “transitoria” per cui alle prime elezioni politiche i Senatori saranno proprio scelti soltanto dai Consigli Regionali e, in seguito, il futuro Parlamento emanerà una specifica legge elettorale in proposito. Per i nuovi Senatori, in ogni caso, non è prevista un’indennità di ruolo (neanche un euro in più), a meno di ovvi rimborsi spese di trasferta (auspico a piè di lista e tutti documentati o ragionevolmente forfettari). Comunque, a chi teme che la regola da “transitoria” diventi “definitiva” la mia personale risposta è una sola, categorica e imperativa per tutti; essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: chi se ne fotte! E ce ne fotteremo!
  2. La recriminazione sull’immunità, invece, così cara ai 5S e non solo, si smonta da sola e diventa ridicola se si utilizzano i dati numerici: con il Senato odierno, che resterà tale in caso di vittoria del NO, saranno in 320 a godersi il privilegio; nel nuovo Senato, se prevarrà il SI, i beneficiari saranno solo in 100 e con una sillaba (SI), toglieremo l’immunità parlamentale a ben 220 potenziali criminali corrotti e corruttori!
  3. Il compito del Parlamento è di legiferare a “tutto campo” per cui non ci si può appigliare ai tempi impiegati per l’approvazione di singoli provvedimenti ritenuti urgentissimi (la prescrizione per i processi di Silvio, ad esempio) ma considerare,  più correttamente, i tempi medi con cui sono promulgate le leggi.  Nel 2016 sono stati impiegati 392 giorni alla Camera e 226 giorni al Senato. Medie simili si ripetono sempre, in tutti gli anni, per tutti i Disegni di Legge; le eccezioni riguardano i Decreti di Legge di cui tutti sostengono che si faccia eccessivo uso ed  abuso. Difficile fare peggio; di certo si farà molto meglio se passerà il SI.
  4. Nel convenire che l’articolo 10 non brilla per lucidità di formulazione – il sanscrito, però, è colloquiale – è evidente la demagogia di chi confronta il testo originale “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” con quello modificato. Affermare che “due cose” sono uguali è ben più facile che descriverne le diversità,   specificarne le differenze e prevedere, esaustivamente, tutti i casi possibili onde evitare inutili conflitti di competenza. La materia, almeno, è oggettivamente complessa mentre la critica, purtroppo, ha validità generale, dalle norme che disciplinano l’attività dell’onicotecnico (niente voli pindarici: esempio reale!), fino ai decreti attuativi della commercializzazione dei lecca–lecca. Proponiamo corsi intensivi di “legiferazione semplice” che formino adeguati legislatori esperti in lingua italiana corrente ma, pragmaticamente, votiamo soprattutto la sostanza e non limitiamoci a speculare sulla forma.
  5. Quest’ultima è l’unica obiezione che ha un reale fondamento. I Senatori dovranno ritrovarsi periodicamente a Roma e conciliare i loro numerosi compiti. Da una differente prospettiva, però, il fatto che i carichi di lavoro diventino più significativi compenserà, in parte, tutti i “nullafacenti” ben pagati che hanno  frequentato l’aula di Palazzo Madama dall’ 8 maggio 1948 fino ai nostri giorni.

Poiché mi sono preso la libertà di un prologo, concludo, per simmetria, con un epilogo. Quanti sanno, rimanendo sull’argomento dei Consiglieri Regionali, che la Riforma Costituzionale prevede che nessun Presidente o Consigliere di Regione potrà usufruire di un appannaggio superiore a quello previsto per il Sindaco della città capoluogo e che, infine, sono aboliti i rimborsi a favore dei gruppi consiliari delle Regioni? Vi pare poco?

Quanti si rendono conto che stabilire diverse modalità di elezioni di 100 Senatori o, addirittura, cambiare l’attuale Italicum onde evitare il famigerato “combinato disposto” che, secondo alcuni, trasformerebbe il Presidente del Consiglio italiano in un futuro Erdogan, è molto più facile che non costruire, con fatica e compromessi inevitabili, una Riforma Costituzionale? Facciamo vincere il SI e poi, se necessario, scenderò in piazza anch’io insieme a compagni e camerati per costringere Renzi all’elezione diretta dei Senatori e ad inventare una diversa legge elettorale.

N.B.

Per ragioni fiscali determinate dal pagamento di royalties estero su estero,  questo articolo viene pubblicato, contemporaneamente, su due differenti blog, accomunati dall’avere lo stesso pernicioso e tirchierrimo amministratore.

Commenti  

# Crosstalk 2016-11-06 13:55
Il solito attacco da parte dei poteri forti! Se ho mantenuto un certo limitato impegno nell'"altro" blog (un mio piccolo errore di gioventù) è solo per non lasciare nel guano il suo direttore, fervente sostenitore del "no" e della sinistra-sinistra, la più dissociativa che ci sia. A furia di dissociarsi, è stato visto aggirarsi nelle forre calabre in preda ad animatissime discussioni con se stesso. Sono certo che l'unico modo di tirarlo fuori da questa sua forma di solipsismo politico siano proprio articoli del genere di quello ottimo proposto qua sopra dal nostro PGRAECO. Se non volete perdervi lo scontro, andate a godervelo su www.losbavaglio.org
# Mario 2016-11-06 16:20
L'articolo è bello e lo condivido forse bisognerebbe aggiungere che la tanto paventata immunità per i neo senatori è applicabile secondo le regole odierne cioè per accuse su malefatte compiute in qualità di senatori quindi non serve come dice travaglino a proteggere eventuali omissioni di atti d'ufficio compiuti dal neo senatore in qualità di sindaco o governatore o assessore.
Approfitto per chiedere all'editore del blog alternativi che usa FB come megafono se è automatica la copiatura per esempio di questo commento sul blog alternativo visto che PGRAECO non è in FB. Forse l'editore l'aveva già detto ma me lo sono scordato, con tutti sto blog uno si blogga.
Ho eseguito il suggerimento dell'editore e ho copiato il commento fatto su FB, ora però sul cell mi sembra che si legga male. Fatemi sapere. Franco mi dice che ci conosciamo PGRAECO : io sono Mario Cinguino, tu? Dai intanto qui siamo quattro amici al bar.
# Crosstalk 2016-11-06 17:03
Qui dal bar si legge benissimo!
# PGRAECO 2016-11-06 17:42
Caro Mario, sapevo benissimo che eri Cinguino già da tempo (hai scritto qualche commento perfino su "Lo Sbavaglio"!). Ovviamente se utilizzo un nickname lo faccio per restare anonimo ed evitare che i seguaci di Crosstalk e dell'errante "noista" delle forre calabre mi brucino in piazza, sia pure in effige. Non posso dire che noi due ci si conosca davvero, come privati cittadini; in una certa azienda d'Ivrea, però, qualche scambio di opinioni l'abbiamo avuto. Tu, per mere questioni anagrafiche, sei stato perfino il mio superiore (con qualche merito, devo ammetterlo) prima di abbandonare la nave dell'informatica ed imbarcarti su quella della telefonia. Temo che Crosstalk mi abbia già tradito, in cambio di 30 kebap (così li chiama lui o, almeno, li scrive). In caso contrario, lo autorizzo a svelarti la mia identità, dopo il pagamento delle royalties estero su estero.
# Crosstalk 2016-11-06 18:31
Ok, mando a Mario un messaggio in privato!
# Crosstalk 2016-11-06 18:32
E comunque 30 kebap sono pochi. Ci aggiungerei almeno 2 torte 900
# Crosstalk 2016-11-07 09:42
Quello che mi lascia basito è la stupidità politica della sinistra PD. Se mai Renzi venisse sconfitto, con il 48, 49% dei consensi risulterà comunque un gigante politico rispetto alla frammentazione del no. Comunque, ognuno si suicidi come vuole, abitudine a cui del resto la sinistra-sinistra è più che abbonata: il cupio dissolvi sulla barricata con la bandiera in mano. Come direbbe Cipolla, nel pieno quadrante della stupidità!
# Enrico 2016-11-07 11:46
Ho letto due giorni fa sulla Stampa un interessante articolo di Giovanni de Luna intitolato: Referendum i doveri del fronte del No, e volevo fare una piccola nota ma preferisco agganciarmi a questo ottimo articolo di P, anche se sposto un po’ il fuoco, per sentire le vostre opinioni, caro P e cari altri lettori.

Parto dalla premessa disarmante di P “Non ha alcun senso … obiettare sul cosa ci sarebbe piaciuto che fosse …”. Cioè votare No perché l’avremmo fatto meglio non serve. Ma si potrebbe votare No per altri motivi: 1) per poterlo fare meglio la prossima volta? 2) per fargliela capire (a R)?

Dunque, 1) ci sarà una prossima volta? R dice di no in caso di No, ma è di parte! Ma d’altra parte, come dice P, anche col Sì c’è ancora margine di manovra per migliorare sulla parte applicativa. Ricordiamo sempre che le cose più importanti: come si eleggono senatori e soprattutto deputati, sono fuori dalla riforma referendaria.

Per rispondere al punto 2 devo riprendere il tema dell’articolo della Stampa: quale futuro governo propongono i sostenitori del No? L’articolo lascia intendere un governo stile bicamerale di dalemiana memoria. Le alternative sono un governo 5* o un governo R indebolito. A me sinceramente non piace nessuna delle tre. Immagino che l’unica alternativa auspicata dalla sinistra per il No sia quella del R indebolito. Le altre sarebbero solo tradimenti. Ma auspicare un indebolimento di un capo, se non si sa come poi rinforzarlo visto che non c’è un chiaro schieramento alternativo, è anche questo un suicidio. Sembra quindi che i sostenitori del 2) vogliano, parafrasando Mao, colpirne 1000 (o 60 milioni) per educarne uno.

E se invece vince il Sì, il R si ringalluzzisce, e questo non è detto sia un bene soprattutto se R si rafforza nella sua idea (o mania) della governabilità a tutti i costi, che, in un altro articolo, indicavo come un vero pericolo.

P mi ha in parte convinto che questa riforma non è così male, ma non so perché dobbiamo sempre accontentarci di cose fatte maluccio e invidiare eternamente i più fortunati. Quindi darei più importanza ai futuri assetti governativi, di potere, che possiamo aspettarci dopo il referendum, in base all’esito, che alla qualità della riforma.

Non me la sento di trarre conclusioni. Vorrei sentire la vostra. Se poi concludessimo che non cambia nulla, indipendentemente dal risultato, mi tengo il mio moderato, rassegnato, pessimismo.




PS. Non resisto: ma la tabella l'hai fatta in HTML puro, vero? Vedo che invece nei commenti butta via tutti i < ..>
+1 # PGRAECO 2016-11-07 19:26
Ho letto anch'io l’articolo di Giovanni de Luna e trovo interessante la diversa prospettiva che proponi per “osservare” le conseguenze dovute all'esito del referendum. Prima, però, vorrei sgombrare il campo da un equivoco: il focus, a mio parere, deve restare sul merito, su cosa preferiamo, le istituzioni regolate dall'attuale Costituzione o quelle conseguenti alla Riforma? Per quanto importante, ciò che avverrà a livello di Governo dopo il 4 dicembre, rimarrà solo un corollario di un teorema ben più significativo. Il tramonto del bicameralismo perfetto, la riduzione (insufficiente ma significativa) dei Parlamentari, i nuovi rapporti Stato – Regioni determinati dalla revisione del Titolo V, l’abolizione – finalmente! – delle Province e del CNEL, il ricorso preventivo alla Corte Costituzionale riguardo alle leggi elettorali, il diverso modo di regolamentare i referendum abrogativi e le leggi di iniziativa popolare (molto migliori, a mio parere), l’impossibilità di aumentare gli appannaggi di un Presidente o dei Consiglieri di Regione oltre la soglia di quello percepito dal Sindaco della città capoluogo e – last but not least – l’adozione di “costi standard” ovvero il finanziamento degli enti locali “sulla base di indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno che promuovono condizioni di efficienza”, diventeranno operativi o meno solo in funzione di un SI o di un NO, per tutti i Governi successivi.

Rispondere alla domanda: “votare NO per fare meglio la prossima volta?” è solo retorica, nonostante la pensi allo stesso modo perfino il Matteo R. Non ci crede, in realtà, proprio nessuno! Pensare che in una seconda occasione, dopo un referendum respinto dal Popolo Sovrano, Senatori o Deputati ripetano il miracolo di autoridursi è follia pura. Riflettendo sulla situazione attuale, poi, quali concrete possibilità esistono che in una futura legislatura si affronti di nuovo una Riforma Costituzionale con migliori risultati? Zero, almeno per molti anni a venire. La sinistra-sinistra non esiste, il PD è spaccato, il Centro-Destra (ringraziando Allah) è spappolato, il M5S è il M5S e non occorre aggiungere altro. Dobbiamo dunque accontentarci, purtroppo, “di cose fatte maluccio e continuare ad invidiare eternamente i più fortunati”.

Il punto 2, come accennavo, è interessante ma non dirimente. L’ipotesi del giornalista, "un governo stile bicamerale di dalemiana memoria", non sta in piedi per quanto ho scritto prima ed anche perché, oggettivamente, ‘sto Paese ha bisogno di ben altro. Delle due alternative residue, la prima - un governo 5* - è raccapricciante ma, per nostra fortuna, impraticabile a causa di un banale problema di numeri. Al momento i grilletti non hanno alcuna maggioranza né vogliono allearsi con nessuno: pericolo scampato, almeno fino alle prossime elezioni. Già, le prossime elezioni, magari anticipate; anche questa è una possibilità da valutare: dopo, però. Rimane in piedi un governo R indebolito, statisticamente l’evento più probabile. Conseguenze? Un vivacchiare senza troppe decisioni, all'ombra di un Matteo che penserà solo ai modi per tornare in auge e ai 5S che, forse, si prepareranno per tempo a governare davvero: di certo un ottimo risultato, colpire 60 milioni per educarne … nessuno!

Certo, se invece vincesse il SI, il malefico fiorentino si ringalluzzirebbe: non sarebbe per nulla un bene ma, almeno, potremmo cominciare a valutare, discutere e criticare con forza le politiche di questo Governo, liberi dai condizionamenti ideologici che, rispetto al referendum, determinano il pro o il contro solo in funzione del Presidente del Consiglio.

Le elezioni anticipate cui prima accennavo, infine, mi provocano effetti collaterali non da poco: al solo pensarci, dosi massicce di Imodium mi consentono un lieve e passeggero sollievo. Con quale legge voteremo? Ex Porcellum, Italicum, Italicum rivisto, Varie&Eventualicum? Ma, soprattutto, per chi minchia potrei votare io? Boh …

P.S.
La tabella l’ho fatta in Excel puro e poi ho usato una nuova tecnica chiamata “Copy & Paste” (credo voglia dire qualcosa tipo “Copia e Impasta”).
# Francesco Tamburini 2016-11-23 17:50
Invece di arrovellarsi in bizantini contorsionismi su regole e pandette, sarebbe stato più semplice accogliere la proposta dei 5s di dimezzare gli stipendi. Risparmi certi, immediati e poche chiacchiere incomprensibili. Invece la proposta è subito scomparsa nei meandri delle commissioni. A renzi che aveva proposto, in contrapposizione, di premunerare proporzionalmente alle presenze in aula, i 5S avrebbero dovuto rispondere subito, dicendo di fare entrambe le cose: stipendio max pari alla metà dell'odierno e corrisposto a scalare sulla percentuale delle presenze.

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