Il titolo rappresenta la traduzione letterale del termine demagogia (vedi Wikipedia) il cui significato è: “In origine, genericamente, arte di guidare il popolo; in seguito (già presso gli antichi Greci), la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, specialmente economiche, con promesse difficilmente realizzabili. Nella storia del pensiero politico il termine risale alla tipologia aristotelica delle forme di governo, nella quale rappresenta un aspetto degenerativo o corrotto della politèia, per cui si instaura un governo dispotico delle classi inferiori dominato dai demagoghi, che sono definiti da Aristotele «adulatori del popolo» (vedi Enciclopedia Treccani on line).


La citazione di Aristotele mi sembra la sintesi più appropriata della proposta di legge che il M5S sta per presentare  allo scopo di dimezzare le indennità dei parlamentari. Titoli cubitali dei giornali “amici”, a partire da “Il fatto quotidiano”,  e furbo video messaggio di Grillo che, ironicamente, si augura un’unità d’intenti di tutti i partiti – il PD, in special modo –  per un’approvazione rapida ed unanime.  Oggi, del resto, il risultato di un qualunque sondaggio fra gli italiani sull’argomento non avrebbe storia: 99,99999% a favore. Lo scopo del guru è ovvio e probabilmente potrebbe dare anche i suoi frutti: influenzare la campagna elettorale del referendum e incrementare i voti per il “NO”. Io faccio parte dell’esigua minoranza che ritiene il “focus” non soltanto fuori luogo ma del tutto sbagliato. In un Paese civile, a mio parere, ci sono almeno quattro attività i cui costi non devono essere messi in discussione in quanto la qualità è prioritaria sugli aspetti economici: salute, istruzione, giustizia e Politica. Scrivo Politica con l’iniziale maiuscola non a caso, perché dovrebbe essere proprio la Politica, tramite l’approvazione di buone leggi, a determinare i comportamenti quotidiani, le regole comuni e gli scenari futuri di qualunque Nazione. Gli altri settori risultano di analoga importanza ma vengono determinati proprio dalle decisioni politiche. Per avere una sanità efficiente, un livello di istruzione adeguato ed un giustizia che funzioni bene, sarei disposto a spendere ed a investire molto di più di quanto non si faccia oggi. Le suggestioni grillesche su remunerazioni “normali” per le  cariche elettive determinano un lampante effetto-paradosso: non invogliano i più bravi, le intelligenze più brillanti – a meno di rare ed encomiabili eccezioni – ad occuparsi di politica, della cosa pubblica e del bene comune. Al contrario, si rischia anche in questo campo la fuga dei cervelli, l’espulsione di giovani che decidono di impegnare i loro talenti in altre attività all’estero piuttosto che provare a migliorare le condizioni di un’Italia in inarrestabile decadenza. Saranno i Di Maio e i Di Battista, le Raggi e le Appendino,  gli Zurlo delle scie chimiche, i Bernini dei microchip all'interno del corpo umano, gli zuzzurelloni che hanno presentato una proposta di legge per fermare l’importazione del “grano saraceno”, la nostra futura classe dirigente in politica (minuscolo, in questo caso!)?

Sono per la meritocrazia e sono convinto che in questi settori occorre impiegare il meglio delle professionalità disponibili, riconoscendo a chi se  ne occupa prestigio sociale e gratificazioni economiche adeguate. Che importanza ha uno stipendio di 15 o 20 mila euro mensili se un parlamentare svolge il proprio lavoro con passione, competenza, capacità e dedizione? Invece che averne tanti (circa 1000) sarebbe invece opportuno ridurli ben più di quanto previsto dalla riforma costituzionale che, comunque, un piccolo passo avanti lo determina. Analogo criterio andrebbe applicato agli insegnanti, ai medici ed ai magistrati con due ovvie premesse: selezione spietata dei candidati (solo e soltanto i migliori) e responsabilità diretta e periodicamente verificabile dei risultati ottenuti. Certo, rimarrò confinato all’interno di un’esigua minoranza, giustamente sommersa da fischi e contumelie, finché in parlamento rimarranno illuminate figure come Razzi e Scilipoti (e molti altri insospettabili), ci saranno illustri chirurghi che dimenticano garze e pinze nelle panze di loro sfortunati pazienti, insegnanti scansafatiche  che scelgono il loro lavoro ritenendolo un comodo part time, magistrati inappuntabili che contraddicono se stessi con sentenze opposte, senza che nei diversi gradi di giudizio siano presenti nuovi o diversi elementi di prova (il caso Tortora, quello di Adriano Sofri o l’omicidio di Meredith Kercher sono, in tal senso, esempi emblematici).

L’Artificial Intelligence,  senza inseguire obiettivi troppo visionari come, ad esempio,  “replicare un DNA artificiale a cui poi facciamo costruire il cervello invece di costruire il cervello direttamente”, potrebbe porsi traguardi più pragmatici ed a breve termine   implementando algoritmi che ci aiutino nella scelta dei potenziali politici, medici, insegnanti e magistrati e ne valutino, nel tempo, le effettive capacità professionali.

 

P.S.

Pubblico questa mia strampalata opinione su due blog, diversamente frequentati. La scelta è determinata da una mia evidente megalomania – chiunque scriva qualcosa di pubblico si aspetta che ci sia qualcun altro che la legga – e perché sono ovviamente interessato ai commenti che i lettori dei due siti vorranno esprimere.

Commenti  

# admin 2016-10-23 18:47
Per i più curiosi: l'altro blog è losbavaglio.org/.
Anche di quello sono amministratore, ma più distrattamente, perché mal frequentato da sostenitori del NO a tutti i costi! :-), Può essere quindi interessante andare a leggere là i relativi commenti.
+1 # Enrico 2016-10-24 17:39
Caro P, per prima cosa ti ringrazio per la tua gentile citazione. La mia era chiaramente una provocazione, detta comunemente “cazzata”. Non sono mai stato neanche minimamente un futurologo, e anzi ho sempre sbagliato le mie previsioni tecniche. Ci sono però i veri futurologi, che su questo strano mestiere ci vivono: ad esempio quando lavoravamo per BT era di moda Ian Pearson, che si qualifica come BT’s futurist-in-residence. Ad esempio qui theage.com.au/.../1108229893543.html?oneclick=true anche lui parla di DNA (non che dica la mie cazzate, naturalmente).

Vorrei commentare il tuo articolo che trovo molto interessante e di cui condivido la sostanza. Come al solito il diavolo è nei dettagli.

D’accordo che la retribuzione debba essere legata alle prestazioni rese, e che chi parla di ridurre la retribuzione dei Politici a tempo pieno sembra che pensi che bastino Politici mediocri, e ben sappiamo che non è così. Quindi vogliamo Politici di professione eccellenti, come vogliamo insegnati, medici e magistrati parimenti eccellenti. Per gli ingegneri ci importa di meno? No, ma verrà fuori più avanti.

Ci sono quindi due punti da affrontare

• come si diventa Politico di professione e
• come si valuta meritocraticamente la sua eccellenza.


Come si decide di diventare insegnante, medico, magistrato e anche ingegnere dovrebbe essere chiaro. Ci sono le facoltà universitarie e gli esempi di amici e parenti. Ma come si decide di diventare Politico di professione in Italia? Tanto per togliere subito una obiezione, il problema non è dato dall’incertezza del successo: anche chi fa ingegneria non sa se diventerà amministratore delegato o rimarrà per sempre in un laboratorio a lucidare i bit. Anche in politica ci sono tanti livelli professionali.

Perché si dovrebbe decidere di fare il politico? Beh, intanto è un mestiere che dà da vivere, e poi si può fare del “bene” (come il medico, l’insegnate e il magistrato). Ma anche se avessi deciso di fare il politico, che strada averi dovuto prendere? Iscrivermi a scienze politiche? O legge, o economia? Voi conoscete qualcuno che ha fatto questa scelta “cosciente”? Sento dire che in altri paesi (Francia, e altri) ci sono le facoltà per “civil servant” che sono ad altissimo livello. Possiamo dire lo stesso per l’Italia?

Ma potreste dirmi che non si decide negli anni della gioventù di fare il politico di professione, ma dopo. Questo è vero in pratica, ma forse è una causa dei nostri mali. Salvo i professionisti super affermati che dedicano un po’ del loro tempo alle aule parlamentari, il dubbio è che gli altri Politici siano dei “drop-out” dalle loro professioni. I professionisti (ingegneri, medici, economisti, ecc.) di successo, cioè quelli bravi, non vogliono abbandonare la loro professione per darsi alla Politica, se non a fine carriera (come dicevo prima). Quante volte, nel vostro ambiente di lavoro (o magari in mensa) vi siete chiesti come mai nessuno di voi o dei vostri colleghi che stimate si sia messo a fare Politica a tempo pieno per migliorare questo nostro bel paese?

E adesso arriviamo alla meritocrazia. Come si fa a valutare il merito di una “lavoratore”. Nell’industria lo sappiamo, non è affatto un metodo perfetto, c’è sempre il coglione che fa carriera, ma non sono tutti coglioni, grazie a dio! E invece nelle altre professioni: chi valuta il medico, l’insegnante, il magistrato? Qui la situazione è più triste. L’unica risposta vera è che li valutano i capi o i pari, e purtroppo a volte la valutazione non è fatta al meglio. Nell’industria un capo si può anche divertire a promuovere tutti i coglioni, ma alla lunga … fallisce. Negli ospedali, nelle scuole, nei tribunali, non è previsto il fallimento. O meglio, ultimamente c’è più attenzione agli aspetti economici di questi organismi, ma penso che usare come criterio meritocratico di queste istituzioni solo, o prevalentemente, gli aspetti economici sia fonte dei molti problemi che vediamo.

Ma per i Politici la scelta meritocratica è tutta più facile: le elezioni sono fatte apposta per scegliere e valutare i politici! No? Bella questa, vale quella sul DNA!

Purtroppo gli elettori valutano sostanzialmente le capacità di marketing (nel senso più deleterio di propaganda) dei politici. Non so quanto funzioni meglio negli altri paesi. La pubblicità non l’abbiamo inventata noi Italiani e ben sappiamo come, ad esempio, gli americani primeggino. Non l’ha neanche inventata Berlusconi salvo che lui l’ha chiamata col suo nome, mentre prima si usavano forme confessionali/ideologiche, ma sempre propaganda era.

C’è una soluzione per avere Politici eccellenti valutati meritocraticamente e pagati di conseguenza? A me viene solo in mente di usare la “brutta” soluzione usata per gli altri organismi (ospedali, ecc), cioè una valutazione dai pari “organizzati” che, nel caso dei Politici, si chiamano Partiti. Certo che è una vaga speranza e anche questa mi sembra non meno campata per aria di quella del DNA per creare il cervello.

Son certo che tu caro P e tutti gli altri lettori avrete la soluzione che a me sfugge, e aspetto con ansia di leggere il seguito.
# PGRAECO 2016-10-25 21:13
Enrico, mi scuso per il ritardo con cui rispondo al cui interessante commento. I motivi può spiegarteli il Signore e Padrone del blog, inoltrandoti una mia precedente mail sull'argomento a Lui indirizzata.

Preciso che citazione non intendeva considerare la tua frase “una cazzata” ma semplicemente un futuribile paradosso e, in questo senso, l’ho utilizzata. Ho tralasciato gli ingegneri per evitare un lampante conflitto d’interessi dato che, indegnamente, lo sono e, molto più degnamente, credo lo siano anche molti frequentatori di questo blog.

Le tue domande sono più che legittime e non consentono risposte semplici. Non sono un esperto in materia – in questa e in molte altre, purtroppo – per cui probabilmente troverai il seguito un po’ banale e determinato da semplice buon senso. Non so come, quando e perché qualcuno decida di fare il Politico; ho qualche dubbio che si tratti sempre e comunque di “un mestiere che dà da vivere” visto che, perfino in Italia, ci sono migliaia di amministratori che ricoprono cariche elettive senza che questo comporti significative gratificazioni economiche. Immagino che si inizi, come per gli insegnanti, i medici ed i magistrati, per attitudine e passione e si continui, in aggiunta, per opportunità ed anche culo. Addirittura per caso, a volte.

Il Politico, per come lo intendo io, deve avere e dimostrare un vero interesse verso il bene comune. Intendo, ad esempio, che partecipi alla vita di un Partito o di un Movimento ben prima di pretendere un ruolo pubblico, dalla Circoscrizione fino al Parlamento. Non si tratta, naturalmente, di una ”conditio sine qua non” ma aiuta a conoscere e farsi conoscere dalle persone a cui, un giorno, potrebbe chiedere il voto. Questa “gavetta” (serve sempre, oh se serve in ogni attività!) ha bisogno di tempo e va praticata, ovviamente, in modo del tutto gratuito. Non è indispensabile, una laurea o un titolo di studio specifico, anche se non guasterebbe: Giuseppe Di Vittorio è stato un grande sindacalista ed un Politico di alto livello da autodidatta (ma ci sarebbero molti altri esempi) e l’immarcescibile Massimo D’Alema continua, a mio parere, a fare danni dall’alto del suo diploma di maturità classica. Poi io non disdegnerei affatto le dimenticate scuole di Partito, a cominciare dalla migliore: quella del defunto PCI. Certo, il rischio era e sarebbe l’indottrinamento, un potenziale lavaggio del cervello: stiamo però ipoteticamente dissertando su persone intelligenti - per quanto non sia così banale definire questa qualità – non troppo influenzabili e capaci di elaborare idee ed ideali con la propria capoccia.

Altro discorso, invece, vale per i professionisti provenienti dalla cosiddetta “società civile” (il rimanente, immagino, andrebbe considerato incivile) e “prestati” alla politica (minuscolo): non mi piacciono, in generale, e mi pare che manchino di una qualità essenziale: l’esperienza, necessaria in Politica (maiuscolo) come in qualunque altro mestiere. Chi li sceglie – partiti, movimenti – lo fa soprattutto per ricevere consensi determinati dalla notorietà del soggetto: cantanti, calciatori, veline, attrici, soubrette, igieniste dentali e chi più ne ha più ne metta. Ci sono anche professionisti seri, bravissimi nel loro mestiere ma … sapranno fare i Politici? Mi sembra difficile, tranne encomiabili eccezioni: i più onesti hanno confessato di essersi riconosciuti del tutto inutili nelle aule di Montecitorio o di Palazzo Madama; e, ancora, sono validissime le obiezioni che tu stesso scrivi. Einstein, per il poco che ne so, è stato un pessimo insegnante oltre che la mente più brillante del secolo scorso. Teniamoci, dunque, i Politici di professione.

Sulla meritocrazia – di insegnanti, magistrati e medici - mi hai fatto venir voglia di scrivere un intero articolo e non limitarmi ad un commento. Magari lo farò, nella speranza che rimangano, oltre a me, almeno altri due lettori-commentatori. La selezione iniziale dei Politici invece, che ci piaccia o no, deve essere in carico ai Partiti ed ai Movimenti, definendo i criteri con cui scegliere la propria classe dirigente e valutare chi proporre agli elettori. Si tratta della “brutta” soluzione a cui fai cenno tu stesso ma non è, a mio parere, una valutazione di pari “organizzati”. È simile a quanto accade nell’industria: anche nei vituperati Partiti ci sono dei capi, dei responsabili e loro devono decidere. Se poi il “prescelto” in questione ha seguito il percorso di cui sopra, la gavetta, gli elettori potranno avere un qualche elemento oggettivo per premiare il Partito o il Candidato (con il voto di preferenza, magari, che pure non mi piace molto), ad inizio e fine mandato. Sono convinto che le persone possano essere valutate e, addirittura, giudicate dall’esterno solo quando esercitano il Potere: è relativamente facile esprimere un’opinione morale positiva su qualcuno che non ha mai avuto occasione di peccare facendo i propri interessi, se mai nessuno gli ha proposto una “mazzetta” o, più semplicemente, uno scambio di favori a discapito di qualcun altro. E chi, meglio dei Politici, incarna il Potere? Come ha esercitato il Potere il Consigliere comunale, quello regionale, il Sindaco, il Governatore, il Parlamentare, il Ministro, il Capo del Governo? Non c’è nulla di perfetto ma temo che, in democrazia, non ci siano alternative. Che, infine, le scelte sbagliate determinino dei fallimenti non c’è dubbio, nelle aziende come in Politica. Non per nulla quest’ultima è ridotta davvero male - insieme alla scuola, alla magistratura ed alla salute pubblica - nel nostro bel Paese: non ti pare che si possa correttamente usare il termine “fallimento”?

Propaganda, marketing, nepotismo, elettori le cui capacità di discernimento non stimo troppo, sono tutti elementi che inficiano certamente quanto sopra e rendono tutto molto difficile. Tornando per un momento all'industria, però, mi permetto un riferimento personale. Ho lavorato per molti anni in Olivetti, in un contesto molto buono: uomini e donne provenienti da tutto il mondo, spesso eccellenti, professionalmente ed umanamente. Eppure Olivetti non esiste più mentre FCA, ex Fiat, vende ancora i suoi catorci e fa utili. Errori, molti errori, troppi errori. Ad esempio, da qualche indizio nascosto fra le righe, immagino che tu abbia frequentato lo stesso ambiente; ebbene, sia pure con ruoli e responsabilità molto diverse, temo che entrambi abbiamo svolto un ruolo da dirigente. Più errore di così, fra i tanti! Ancora più attuale è l’esempio del sunnominato Signore e Padrone del blog: lo conosciamo entrambi come uomo preparato e tecnologicamente evoluto (un altro dirigente Olivetti, se non vado errato). Se qualcuno pubblica un articolo (a gratis, per giunta) non riceve alcuna notifica dei numerosissimi commenti di altri ma deve, a sua volta, scrivere un suo commento ed esprimere, selezionando un checkbox del piffero, la propria volontà esplicita di riceverli (forse) da quel momento in avanti. Quale logica avanzatissima determina tale aberrante comportamento? Boh …

Aldilà delle mie bislacche e banali proposte, se possedessi già tutte le risposte giuste alle tue domande non avrei invocato l’aiuto ed il supporto dell’Artificial Intelligence. Alla fine, ti faccio io una domanda: l’AI ci può aiutare a valutare le persone, le loro attitudini, le loro capacità, le loro qualità materiali e morali? Forse, ribadisco, questo potrebbe costituire un obiettivo meno utopistico della costruzione di un cervello.

P.S.
Se un lettore è arrivato fino a questo punto, avrà constatato che la capacità di sintesi non rientra fra le mie poche qualità. Ne sono consapevole ma, dato che ho fatto l’ingegnere e neppure ci provo a ricoprire ruoli di Politico o di giornalista, non mi sforzerò di correggere tale difetto di cui posso tranquillamente fottermene.
# Enrico 2016-10-26 00:34
Grazie P, ti prego, non stiamo a scusarci per i ritardi: è la classica sindrome del progettista, eravamo sempre in ritardo. Qui non si può essere in ritardo visto che non c'è nessuna scadenza,

Mi pare che nella sostanza siamo molto d'accordo ma ancora senza la soluzione. Riprenderò, dopo averci un po' pensato, il concetto di valutazione tramite AI, o più semplicemente valutazione tramite parametri o metriche raccolte in modo automatico e quindi, in linea di principio, oggettive. Mi sembra terreno scivoloso, da grande fratello, ma vale la pena provarci, in attesa della neve.

Sulle "notifiche" del sito, anche se ribadisco che abbiamo il miglior editore possibile, ho proprio oggi lanciato qualche stimolo (in camera caritatis) sul possibile uso di RSS (vorrei dire "miglior uso" ma non posso trattandosi già del "migliore editore possibile")

Intanto aspettiamo di vedere se qualcuno degli altri illustri lettori aggiungerà qualche altra idea/soluzione al problema che hai intavolato

PS: Ops! Fino a oggi pomeriggio l'iconcina per RSS (qui sotto) non funzionava! Magia: adesso funziona. Se tutto va come dovrebbe, appena qualcuno aggiunge qualcosa in questo articolo mi arriva una notifica. Il nostro editore è più veloce della luce, altro che Einstein :eek:

PPS: Temevo di aver avuto le traveggole. Quello che non funzionava oggi era l'RSS associata agli Autori e non ai singoli articoli. Evviva che questa seconda funzioni, ma la prima continua a non funzionare. :sad:
# admin 2016-10-27 22:19
Falsità e calunnie: funziona tutto, funziona! Ingrati!
# Enrico 2016-10-27 23:54
Citazione admin:
Falsità e calunnie: funziona tutto, funziona! Ingrati!


Vero vero!

Mi arrivano le notifiche dai feed RSS ... adesso :-*
# admin 2016-10-27 17:33
Quante critiche! Mai una gioia!
# bepperedi 2016-10-28 13:50
Non ho una soluzione.
A volte mi colgono dubbi perfino sul concetto di merito: Adolf Eichmann era sicuramente meritevole all'interno del suo sistema di valori e regole, così come lo è Matteo Messina Denaro all'interno del suo.
E' perfino inutile che nell'era dei partiti del capo e del prevalere dell'individuo rimpianga il tempo in cui i grandi partiti con un progetto di società selezionavano la propria classe dirigente. Un tempo in cui anche la DC aveva fior fior di politici.

Nella serenità del mio disincanto mi accontenterei che prima di candidarsi gli aspiranti politici fossero sottoposti ad un test di cultura generale:

- Grammatica - i problemi di Berlusconi con il congiuntivo ("Se l'avremmo fatto noi")

- Storia - Berlusconi ed il padre dei fratelli Cervi

- Geografia - La confusa America Latina di di Maio

- Scienze - Il tunnel della Gelmini, le scie chimiche di Zullo.

Poi la democrazia faccia il suo corso nelle condizioni date.
# PGRAECO 2016-10-28 17:38
Beppe, forse hai ampliato troppo il concetto di merito. È indubitabile che anch'io, oltre che Adolfo (scegli tu il cognome), risulterei meritevole all'interno del mio sistema di valori e regole. Limitiamoci, per affrontare il problema con un approccio bottom-up, alle categorie indicate (insegnanti, medici, magistrati e politici), all'interno di un sistema di valori e regole determinato dall'imperfetta ma indispensabile democrazia. Magari così è più facile ed una risposta è possibile …

Il test di cultura generale che hai proposto è troppo complicato: il risultato di tale Crosstalk a cui l’ho sottoposto in altra occasione è stato 0 su 4 :-) !
# Enrico 2016-10-28 15:04
Ho un po’ pensato all’uso dell’AI, per la valutazione meritocratica, ma mi è venuta in mente un’obiezione di fondo.

Per non farla troppo breve, vi racconto un episodio della mia lontana vita lavorativa. All’inizio degli anni settanta ci era arrivata, come Politecnico, una richiesta di perizia da parte di un giudice che indagava sul sequestro di un bambino. Voleva che noi facessimo il riconoscimento della voce di un indagato. Noi lavoravamo sull’analisi del segnale vocale e avevamo vari strumenti, tra cui uno spettrografo acquistato da una ditta che si chiamava “voiceprint”. L’idea, della ditta, era che ogni voce umana avesse dei caratteri distintivi unici, come le impronte digitali.

Facemmo la nostra analisi, confrontando “all’americana” la voce registrata di una telefonata del rapinatore, con quella del sospettato, a noi ignoto, e con altre voci raccolte nel carcere. La nostra conclusione fu che, a parte una voce che era sicuramente del cappellano, per le altre non potevamo dire con ragionevole certezza quale fosse più simile a quella della telefonata.

Durante il lavoro, studiammo anche la letteratura scientifica dell’epoca sull’argomento e ricordo che autorevoli studiosi dicevano che un esperto linguista aveva una percentuale di successi molto maggiore degli strumenti automatici disponibili.

Perché allora il giudice si era rivolto al nostro laboratorio per le prove anche quando la comunità scientifica giudicava la prova strumentale inferiore a quella fatta da un esperto? Perché la nostra, essendo una prova strumentale era intrinsecamente oggettiva e quindi più “giusta”, e anche non contestabile dalle altre parti processuali, che avrebbero invece tirato fuori i loro esperti contro un esperto del giudice.

Morale della storia: non dobbiamo affidarci all’AI per fare cose che l’uomo può e sa fare benissimo, solo perché non ci fidiamo dell’uomo, almeno fino a quando non si dimostri che la macchina fa veramente meglio dell’uomo. Tornando alla mia storiella, oggi si fa un gran parlare di indagini fatti con questi strumenti, spero che nel frattempo la tecnologia sia veramente migliorata e che non si usino solo per il motivo di allora.
# PGRAECO 2016-10-28 18:01
In tuo dubbio è condiviso da un mio amico magistrato che, da me continuamente incalzato riguardo a contraddittorie ed inspiegabili sentenze emesse da suoi colleghi, mi ripete che l’amministrazione della giustizia necessita di interpretazione e non può essere affidata alle macchine. Non condivido per nulla, almeno finché mi rimarrà in testa il (pre)concetto che un giudice possa decidere in un senso o in un altro a seconda di come gli giri la luna (De André docet). Trovo comunque inammissibile che, nei casi di sentenze opposte in due diversi gradi di giudizio, a parità di elementi di prova, il giudice che ha sbagliato ( secondo la Cassazione, nel corrente sistema) non venga, quanto meno, messo “sotto osservazione” da parte del Consiglio Superiore della Magistratura. Al terzo errore, forse, un blocco degli aumenti economici ora determinati solo dall'anzianità mi sembrerebbe opportuno. Le macchine, se ben addestrate, potranno un giorno fare molto meglio cose che l’uomo non può e non sa fare benissimo: difficile, anche se non impossibile, corrompere un HW; non troppo difficile, invece, riuscirci con un SW o con un umano.

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