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Nel 1919 Lenin lancia la parola d’ordine “socialismo = soviet + elettricità”. Lenin voleva dire che un paese socialista deve anche, o prima di tutto, funzionare, e questo era ovvio in un paese arretrato come la Russia e che si confrontava con paesi più avanzati.


Anche oggi, nel 2020, ogni paese, e certo anche il nostro, deve prima di tutto funzionare. 

Non so bene cosa mettere oggi al posto dei soviet, ma sono certo che, al posto di elettricità, dobbiamo mettere ICT. 


(Nota: Per semplicità con ICT mi riferisco ai servizi in rete più che alle industrie manifatturiere che sono alla base dell’ICT).


Funzionare, per la sinistra, vuol dire anche perseguire gli obiettivi di aumentare l'uguaglianza, i diritti e la dignità delle persone.


L’uso della tecnologia da parte di una forza democratica e progressista come la sinistra pone storicamente dei problemi perché la tecnologia ha sue regole che meglio si adattano a forze autoritarie e elitarie. Malgrado i miti della saggezza popolare, la tecnologia richiede scelte basate sulla competenza e non sul consenso. 


Ma, anche se qualcuno dice il contrario, la tecnologia dell’ICT è neutra, cioè serve chi la sa usare e non è polarizzata politicamente perché, a differenze di altre tecnologie, non richiede grandi investimenti da parte degli utilizzatori, anche se richiede grandi investimenti da parte di chi la crea e la mette a disposizione.


La sinistra deve usare l’ICT nella sua lotta politica per prendere potere, cioè nella lotta elettorale, ma soprattutto deve usarla quando è al potere per migliorare le condizioni dei cittadini.


L’uso dell’ICT nella propaganda elettorale è spesso vista in chiave negativa perché le forze reazionarie sembra siano più brave, abbiano più successo, nel suo uso. È un fatto che la propaganda, in tutte le sue forme, è la principale debolezza dell’uomo come animale sociale: sembra che la credulità sia innata nell’essere umano e l’ITC ha solo aggiunto altre frecce sofisticate all’arco dei manipolatori di uomini. 


Questo fatto richiederebbe una profonda analisi del significato di democrazia, cioè del potere basato sul consenso. Se il consenso si ottiene manipolando le persone, facendogli credere fandonie su quali siano i loro interessi personali e collettivi, il problema non è di quale strumento si usa. Gli effetti che ora si ottengono con strumenti dell’ICT si sono ottenuti in passato con tutti gli altri mezzi di comunicazione, non dimenticando la stampa, le cerimonie, le prediche e le magie (es. miracoli). C’è invero la speranza che l’ICT possa portare ad un consenso più cosciente e informato, anche se penso che sarà sempre difficile battere le fandonie con i ragionamenti.


Più importante e più dimenticato, abbagliati dall’uso negativo dell’ICT per la propaganda, è che la sinistra deve usare l’ICT per far funzionare meglio la società quando e dove è al governo.


In quest’ottica le aziende che producono gli strumenti per ICT devono essere viste come potenziali collaboratori secondo una sana politica industriale e di mercato. Queste industrie traggono i loro enormi profitti dal saper capire e soddisfare le esigenze dei loro clienti senza distinzione tra clienti belli e clienti brutti.


Oggi i maggiori profitti vengono dai clienti brutti, quelli a cui interessa solo sfruttare l’ICT per la pubblicità commerciale e la propaganda politica, ma non bisogna proiettare sull’ICT la bruttura di questi clienti.


Se la sinistra saprà usare l’ICT a fini positivi, per il miglior funzionamento della società, diventerà un cliente importante per le aziende dell’ICT e quindi si creerà un ciclo virtuoso di uso positivo dell’ICT e di sviluppi delle tecniche dell’ICT per usi positivi.


Un altro errore da non commettere è quello di pensare di poter inventare una versione proprietaria, addomesticata, di ICT, per non dipendere dai monopolisti mondiali. Una simile idea può venire solo a dei completi neofiti della tecnologia e della politica come il capo dei M5S che, non capendone nulla, si innamora e appoggia al primo imbonitore che gli si vende come esperto mondiale dell’ICT. Lenin dice socialismo = soviet + elettricità, non + elettricità socialista!


Perché dunque la sinistra non inserisce l’ICT nelle sue parole d’ordine? Perché la sinistra ha delle remore nell’uso dell’ICT come elemento centrale della sua lotta? Provo a dare delle risposte.


Primo. La sinistra mantiene una pregiudiziale anticapitalista nella sua ideologia e l’ICT è il settore di maggior fatturato e di crescita. I magnati dell’ICT sono dei ricconi. 


Ma siamo certi che la loro ricchezza vada contro l’obiettivo di uguaglianza e cioè che siano ricchi perché “sfruttano” le loro maestranze, e quindi che debbano essere visti come avversari nella lotta di classe? La risposta è no, per il semplice motivo che la loro ricchezza non viene dal plusvalore sulla vendita di prodotti. In realtà non vendono affatto i prodotti che le loro maestranze creano, in pratica li danno praticamente gratis. Incassano invece, in varie forme, il pagamento della pubblicità che si basa sui loro prodotti. Quindi il guadagno non è dato da una parte di salario non corrisposto alle maestranze, ma dal comportamento degli utenti che rendono la pubblicità redditizia. Quindi se volessimo usare le forme di lotta classiche contro i magnati dell’ICT, dovremmo indire lo sciopero dell’acquisto dei prodotti pubblicizzati, non delle maestranze delle aziende di ICT.


Quindi l’approccio anticapitalista non giustifica per nulla l’avversione della sinistra per l’ICT.


Secondo. La sinistra mantiene una pregiudiziale anti tecnologica. Storicamente la tecnologia è stata usata per aumentare potere e ricchezza del padronato e, anche se ha ridotto la fatica, ha condizionato il lavoro delle maestranze. Inoltre la tecnologia è stata più rilevante per il sistema industriale che per la vita della gente. Oggi, per l’ICT, è vero il contrario: è la vita dei comuni cittadini che è più influenzata dall’ICT di certi settori industriali e della pubblica amministrazione. Quindi l’atteggiamento di diffidenza della sinistra è doppiamente sbagliato: le persone sono comunque impattate e l’industria e l’amministrazione non ne traggono tutto il vantaggio possibile, come sarebbe positivo per le persone.


Terzo. I movimenti ambientalisti ed ecologisti hanno trovato cittadinanza nella sinistra orfana del suo bagaglio ideologico e quindi si applicano anche all’ICT gli slogan tipo “lento è bello”. Questo è un evidente ossimoro per una tecnologia che basa sulla velocità di elaborazione il suo successo. La sinistra dovrebbe chiedere l’applicazione delle tecniche ICT, al massimo delle loro potenzialità, per superare le lentezze della pubblica amministrazione e di molti servizi di interesse per il cittadino. Sono le classi più deboli che hanno bisogno di miglioramenti e accelerazione di questi servizi, più di quelle più abbienti che hanno altri strumenti per far fronte alle stesse esigenze.


Quarto. La sinistra vuole che le masse abbiano la possibilità di esprimere liberamente e direttamente le loro opinioni e vede l’ICT come il mezzo con cui il “grande fratello” controlla e domina tutti, togliendo quindi la libertà. Orwell scrive 1984 nel 1949 e si riferisce alle forme di propaganda e controllo di allora. La grande differenza con oggi non è solo ovviamente la tecnologia ma anche chi la può utilizzare: ai tempi di Orwell era solo nelle mani del potere, oggi è accessibile a tutti, e quindi l’atteggiamento della sinistra è colpevolmente  “rinunciatario” su questo punto.


Quinto. La sinistra ha a cuore i diritti delle persone e si preoccupa dell’invasione della loro “sfera personale”. C’è però un’eccessiva attenzione per diritti non così importanti per le persone comuni. Naturalmente nessun diritto, anche marginale, deve essere violato senza motivo o per dei motivi illeciti, ma certe eccessive attenzioni all’accesso a dati privati delle persone non è giustificata. Sono i potenti e i ricchi che rivendicano queste protezioni perché l’accesso ai loro dati può danneggiare i loro affari, o, a volte, i loro malaffari. Per le persone normali avere i propri dati personali, sanitari, finanziari, ecc. gestiti in modo efficiente ed unitario semplificherebbe molte operazioni di tutti i giorni e favorirebbe l’accesso ai servizi. 


Esistono le leggi nazionali e europee racchiuse nel Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. La sinistra deve battersi perché questo regolamento sia applicato non limitando la raccolta dei dati, ma garantendone la protezione con le opportune tecniche informatiche e garantendo le punizioni più severe per chi fa uso scorretto dei dati. In questo campo sembra che si accetti che sia impossibile evitare che la legge sia violata e quindi si suggerisce di limitare la raccolta dei dati. Questo atteggiamento rinunciatario è inaccettabile.


Sesto, La sinistra mantiene un atteggiamento paternalistico verso le persone, un po’ ereditato dall’idea della dittatura del proletariato, in realtà gestita da ben piccole élite, e un po’ causato dal complesso di inferiorità per le classi meno abbienti e spesso più ignoranti. Quindi si sente in dovere di proteggere gli “ignoranti” suggerendo un uso prudente di queste diavolerie moderne introdotte dall’ICT e in sostanza di stargli lontano. Non si può perseguire l’uguaglianza delle persone se non si crede in una progressiva crescita culturale e delle coscienze.


Settimo. La classe dirigente della sinistra, spesso formata da validi politici di professione, non ha nelle sue file profondi esperti di ICT. In genere in Italia chi ha una professione la svolge e non si occupa, se non marginalmente, di politica. Naturalmente il compito del politico non è di fare le scelte tecniche ma deve sapere scegliere gli esperti di cui fidarsi e capire le implicazioni delle scelte tecniche. E deve parimenti riconoscere i falsi esperti che si vendono come tali. Per fortuna alla sinistra non è ancora capitato di farsi abbindolare da un notorio non esperto come è capitato al M5S. Ma purtroppo anche questo episodio, tutto italiano, ha ulteriormente aumentato la diffidenza per l’ICT presso la sinistra, sia dirigenza che militanti.