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Immuni è la nuova App per smartphone recentemente annunciata.

Continuiamo a leggere e commentare notizie e provvedimenti sanitari, organizzativi ed economici  riguardanti il coronavirus e esprimiamo opinioni - in pubblico o meno - sull’argomento, anche senza essere esperti sanitari, organizzativi e economici.

La App è invece una cosa tecnica su cui invito i miei cari amici esperti di cose tecniche a dire la loro. Penso sia un dovere morale, e che possiamo dire la nostra, eventualmente con un po’ di ricerche su Google, StackOverflow e GitHub.


Pongo tre temi per organizzare questa review.

  1. Con Bluetooth si riescono ad identificare gli altri smartphone distanti meno di 1 o 2 metri?
  2. Not-invented-here. Possibile che non esistano già App che fanno quello che serve?
  3. Quali vincoli saranno posti dalla Privacy.

Inizio con i  miei primi contributi, riservandomi di aggiungerne altri se scopro qualcosa.

Bluetooth

Il range di BT è ridotto rispetto ad altre comunicazioni radio, ma è comunque dell’ordine di decine di metri. 

C’è modo di discriminare chi è sotto i 2 metri? La soluzione sembrerebbe  Bluetooth low energy beacon. Ci sono però alcune domande: ci sono problemi in caso di assembramenti? La presenza di ostacoli può alterare la rilevazione? Ci sono alternative o soluzioni complementari, esempio usare anche GPS o anche ultrasuoni.

È chiaro che sia i falsi positivi, persone lontane ma rilevate vicine, sia i falsi negativi, persone lontane rilevate vicine, possono vanificare l’uso della soluzione sia creando allarmismi che false confidenze. Pensiamo anche all’uso della App sui posti di lavoro e quindi delle responsabilità che ricadrebbero sui datori di lavoro. 

Not-invented-here

Forse la App “italiana” è solo un adattamento di quelle già esistenti e disponibile su GitHub. Sarebbe utile sapere a cosa si è ispirata e i risultati ottenuti dalle altre. Io ho sempre avuto una terribile paura delle “invenzioni”, quando facevo il responsabile di laboratorio.

Privacy

La Privacy ha un'enorme valenza politica che contraddice il mio principio di una peer review tecnica. Ma il problema tecnico non è meno rilevante. L’identificativo di un soggetto non è, e non deve essere, il suo nome e cognome, cioè l’autorità raccoglie i dati del tracciamento in modo anonimo, fino a quando non si desidera sapere dell’eventuale contatto rischioso. E che solo con l’intervento di un’autorità sanitaria si acceda in chiaro ai soggetti coinvolti. Rimane il fatto che da qualche parte deve pur essere memorizzata la corrispondenza identificativo - nome e cognome.

Sembrerebbe una cosa semplice, ma mi pare che di fatto ad ora non si siano ancora trovate delle regole e delle tecniche che permettono di scambiare dati sanitari (cartelle e referti) tra istituti e tra medici quando si trattano i pazienti. La soluzione adottata oggi di dare cartella e referti al paziente perché li porti dal prossimo medico o ospedale ne è la prova.

Inoltre, le cautele sulla privacy si devono anche applicare in luoghi dove ci si reca volontariamente, a esempio luoghi di lavoro o di svago? Se vuoi venire qui sappi che devi avere la App e che noi vogliamo poterti identificare direttamente, senza accedere al database centrale. È questo possibile, cioè un accesso controllato al data base? Ad ora questa integrazione pubblico - privato sicuro non è molto sviluppata qui da noi.