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Nei giorni scorsi ho scritto due commenti a post di amici FB sull’argomento russò.

Vorrei riprendere qui questi spunti, per futura memoria e nella speranza che qualcosa di buono venga dal nuovo ministro dell’Innovazione, che pur non essendo un’informatica, insegna nel prestigioso Dipartimenti di Informatica dell’Università di Torino.


I post degli amici affrontano due temi separati: la qualità tecnica del cosiddetto sistema russò e la rilevanza politica di questa forma di consultazione dei simpatizzanti.

La qualità tecnica

I requisiti tecnici di un sistema di votazione online sono la sicurezza e la segretezza.


Sicurezza vuol dire che solo chi ha diritto può votare, solo una volta e il suo voto è contato correttamente. Questo obiettivo mi sembra facilmente ottenibile con le normali tecniche dei sistemi informativi usando una procedura di accreditamento del votante che preveda la distribuzione di una chiave segreta da usare per votare. Naturalmente l’associazione votante-chiave non deve rimanere nel sistema e la chiave può essere usata solo una volta. 


Tra i mille esempi che trovate con Google vi segnalo questo usato dall’IEEE: Online Voting System.


Aggiungerei che l’accreditamento deve essere fatto sfruttando l’identità digitale del votante che si potrebbe basare semplicemente sullo scambio di PEC. L’unica altra alternativa è andare di persona a prendere la chiave ma allora si vanifica il vantaggio dell’online.


Segretezza vuol dire due cose: 


primo, nessuno può risalire al mio voto. E questo è facilmente garantito da quanto detto sopra.

Secondo, io non posso documentare ad altri, in modo incontrovertibile, il mio voto. 


E qui casca l’asino: non mi pare si possa dare questa garanzia. Nessuno mi impedisce di mostrare a qualcuno come voto da casa mia ed inoltre potrei dare a qualcuno la mia chiave in modo che possa controllare il mio voto quando arriva sul sistema. In questo caso ci vuole una connivenza  da parte del gestore del sistema, ma questo è proprio uno dei dubbi su russò. 


Ma io posso tenere segreto il mio voto? Certo, ma non sono obbligato a tenerlo segreto, come nelle votazioni nella cabina elettorale e quindi posso vendere il mio voto. Questo aspetto si applica a qualsiasi votazione da remoto, anche per posta, come si fa in molti paesi e situazioni.


Nel caso di russò o di altre consultazioni volontarie e paralegali il problema può essere ignorato, ma se volessimo veramente introdurre la votazione online generalizzata, di cui sono evidenti i vantaggi e la desiderabilità, dobbiamo trovare una risposta a questo punto. È un argomento da filosofi politici e costituzionalisti. Mi piacerebbe tanto che qualcuno di voi riuscisse ad avere una risposta.

La rilevanza politica

Si è fatto un gran dibattito su quanto fosse importante il voto dello 0,2 % degli italiani e dell’1 % dei loro votanti alle ultime elezioni.


Ricordo un’intervista di un parlamentare che sosteneva la suprema importanza, per loro, di quel voto, e che chi non lo capisce è perché non capisce l’essenza del loro movimento.


Il dibattito tra gli amici su FB metteva a confronto altre forme di coinvolgimento della base da parte di altri partiti, principalmente di sinistra, quali congressi, sezioni, primarie, e, aggiungo io, assemblee.


Molti dei comportamenti e dei personaggi legati a russò fanno pensare ad una fede con le sue credenze


In ciò non c’è niente di male: è nella natura dell’uomo credere a storie fantastiche, più o meno sensate, che abbiamo chiamato religioni o ideologie. Lo storico Harari sostiene che ciò che ha distinto in modo irreversibile l’homo sapiens dagli altri homo e dalle scimmie, è stata la capacità di inventarsi e credere in cose non concretamente provate e viste.


Ognuno di noi sa alcune cose per conoscenza e esperienza diretta, ma la maggior parte le crede perché si fida di chi gliele racconta e perché ritiene positivo, cioè vantaggioso, crederci.


Chi crede in russò crede nella possibilità e nel valore delle democrazia diretta e che russò sia lo strumento adeguato per perseguirla.


Generalizando, sono tutte le credenze giuste e utili? Da cinico illuminista sarei tentato di dire che sono tutte errate e dannose, ma chiaramente direi una stupidaggine, intanto perché cinismo e illuminismo sono delle credenze, e poi perché molte evidenze storiche mostrano il contrario.


Permettetemi due esempi, venuti fuori in recenti chiacchiere con amici. Credete all’inferno?

O meglio pensate che credere all’inferno sia giusto? Beh, io non credo all’inferno ma penso che sia servito per millenni a far comportare le persone un po’ meglio di quanto i loro istinti e pulsioni li avrebbero indotti a fare.


E credete nel riscaldamento globale? Io sono propenso a fidarmi da chi lo sostiene, ma sinceramente non ho le conoscenze scientifiche per esserne certo e qualche dubbio ce l’ho.


Comunque ritengo che molti comportamenti che causerebbero il riscaldamento globale, secondo i suoi sostenitori, siano profondamente sbagliati, quindi se la paura del riscaldamento, come quello dell’inferno, ci fa comportare meglio, ben venga questa credenza.


Tornando a russò, è dunque una credenza giusta e utile o errata e dannosa? 


Vediamo, credere nella democrazia diretta è una ingenuità puerile e sono ben note le critiche che, in sintesi, dicono che non si possono prendere decisioni specifiche su argomenti anche complessi, su cui  non si hanno conoscenze. 


Purtroppo la stessa critica si può applicare alla democrazia in generale, basata sul suffragio universale. La famosa frase di Churchill “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora” è un terribile paradosso degno di un Nobel della Letteratura, e non della Politica. E non so se la ripeterebbe in questo millennio. Quindi credere un po’ più nella partecipazione democratica di tutti non è poi un errore terribile e dannoso.


Però io penso che russò sia profondamente sbagliato e dannoso, e che sia compito di ogni persona seria e corretta contrastarlo e denunciarlo. Ma non perché banalizza, svende, la democrazia, ma perché inquina e svende il progresso e benefici possibili dell’informatizzazione della nostra vita sociale, politica, culturale ed economica.


Io sono un profondo credente del valore dell’informatizzazione, un po’ per competenza e molto, sicuramente, per fede. E vedo come un grave pericolo l’appropriazione di questo valore da parte di incompetenti, se non disonesti, perché i valori, le belle idee, una volta inquinati e mal usati vengono demonizzati e poi abbandonati. 


È avvenuto in passato per filosofie e ideologie che sarebbero servite ad darci un mondo migliore, e cominciamo ora a vedere i danni di una informatizzazione pervertita da malvagi e delinquenti, per cui se non si raddrizza la barra e si comincia a farne un uso utile e corretto rischiamo di vederla naufragare.