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Dice Wikipedia:  "La poesia (dal greco ποίησις, poiesis, con il significato di "creazione") è una forma d'arte che crea, con la scelta e l'accostamento di parole secondo particolari leggi metriche (che possono essere seguite o no dall'autore), un componimento fatto di frasi dette versi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi. La poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere concetti e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa, dove le parole non sottostanno alla metrica".

Nella vita di tutti i giorni, noi di solito scriviamo in prosa: sul lavoro, con l'assicuratore, con l'amministratore di condominio etc. e ci sforziamo di essere più chiari e precisi possibili, perché stiamo trasmettendo informazioni che possono essere confutate e verificate: la durata di un progetto, un preventivo, il luogo in cui abbiamo tamponato un tizio o le nostre obiezioni alle spese di condominio; ma questo modo di descrivere le cose non esaurisce l'esperibile.

Infatti qualche difficoltà si comincia già ad incontrare se parliamo di affetti: ce la facciamo ancora, ma dobbiamo cominciare ad usare forme verbali un po’ più fantasiose: analogie, similitudini, metafore. Andando poi in politica, per esercitare l’arte della persuasione, dobbiamo ricorrere alla retorica, con tutto il suo armamentario di sineddochi, iperboli, metonimie, litoti e compagnia bella.

Ma per esprimere l'inesprimibile non ci rimane che la poesia; sconfinando nell'uso (basato sulla conoscenza, attenzione!) delle leggi metriche, delle rima, del suono musicale ed onomatopeico dei fonemi, o dell’accostamento sapiente di significati elementari, che vanno a comporre, misteriosamente, significati più complessi.

Nella poesia qui accanto, “Le onde” di Pasternak (che a me poi non sta neppure tanto simpatico con il suo "Il dottor Zivago") c’è una tale genialità nella composizione da riuscire ad evocare in me, inaspettatamente, una sorta di inedito sentimento sul socialismo. Quanto distante dalla sicurezza rivoluzionaria di Majakovskij di "Ottobre"! Non l'attesa della lotta e la certezza dell'immancabile vittoria, ma piuttosto una sottile nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e invece non è stato. La costruzione del mondo nuovo - buona o cattiva che sia - è altrove, lontano da qui, nello spazio o nel tempo. Si tratta di una mia interpretazione personale (non ho trovato in giro commenti su questa poesia, che trovo molto difficile): probabilmente sbagliata o limitata, ma, usandola come esempio, volevo dire che, secondo me, non sarebbe stato possibile provocare un simile effetto usando solo prosa. A me infatti pare che il risultato finale sia ben superiore alla mera somma dei significati degli elementi che compongono il verso: in fondo, che mai vorrà dire - letteralmente - l'ossimoro “tu mi stai accanto, lontananza del socialismo”? 

Infatti:

Vi sono nell’esperienza dei grandi poeti
tali tratti di naturalezza
che non si può, dopo averli conosciuti,
non finire con una mutezza completa.

Insomma è un po’ come in logica: ci sono verità che non possono essere affermate o negate dalla stessa logica che pure formalmente le esprime.

Le poesie qui raccolte sono il prodotto di incontri casuali. In qualche caso mi hanno colpito in modo particolare grazie a circostanze personali: ad esempio il mio amore per Genova (mia città quasi-natale), il cui fascino straordinario è impeccabilmente espresso da Giorgio Caproni: ma quel sentimento per il luogo è poi solo il punto di partenza per volare verso ben altre destinazioni.

Uno dei poeti è Antonio Catalano: un mio amico, che scrive poesie soprattutto per sè.