Anche se le elezioni sono forse distanti, volevo portarmi un po’ avanti, prima di essere sommerso dalle vostre profonde considerazioni, e quindi,  un po’ di celia non fa mai male.

Sui dizionari ci sono generalmente tre significati di questa parola: il voto religioso, il voto scolastico e il voto dell’elettore.

Lasciamo perdere quello religioso. Il voto scolastico esprime una valutazione sul lavoro svolto dall’alunno. E quello elettorale?

Si sente molto dire: hanno governato male, non li voto più, o hanno governato bene, li voto. Sembra quindi che molti elettori pensino di dare un voto scolastico e non un voto elettorale.

Con il voto elettorale dovremmo invece scegliere chi pensiamo governerà bene in futuro. È pur vero che è difficile predire il futuro ma anche basarsi solo sul passato è alquanto discutibile. O meglio, posso anche pensare che quell’azione di governo sia stata sbagliata, ma non so cosa avrebbero fatto “gli altri” al posto loro.  E lo stesso se hanno fatto bene. Quindi la valutazione sul passato è per lo meno non “equa” anche se può essere corretta. È come fare una gara con un sol concorrente e poi discutere se ha fatto un buon risultato o no. Naturalmente non parlo di una gara dei 100 piani in pista ma di una gara il cui risultato dipenda dalle condizioni del terreno (o dell’acqua), del tempo atmosferico, ecc.

Quella del voto non è l’unica situazione in cui guardare al passato non è corretto. Un altro famoso esempio è il valore delle azioni di un’azienda che ben sappiamo non dipende dai risultati ottenuti bensì dalle aspettative di sviluppo futuro. E anche gli aumenti e le promozioni delle persone sul lavoro non vengono dati sulla base risultati ottenuti in passato, ma su quello che ci si aspetta possano fare, nelle loro mansioni, in futuro. O almeno così dovrebbe essere, anche se spesso è difficile da spiegare agli interessati.

Naturalmente per il voto elettorale c’è anche la possibilità della scelta ideologica: voto quel partito perché ne condivido l’ideologia. Beh, buona fortuna di questi tempi.

Commenti   

+1 # bepperedi 2016-12-20 21:31
Comunque la si intenda www.treccani.it/vocabolario/ideologia/
parlando del voto è difficile sfuggire all'ideologia.

Verosimilmente il voto religioso è una scelta ideologica.

Ma anche il voto scolastico.
Come valuterebbe un insegnante di fisica à la Einstein un allievo à la Schrödinger o un insegnante di filosofia alla Hegel un allievo alla Vattimo?

Dire che "Con il voto elettorale dovremmo invece scegliere chi pensiamo governerà bene in futuro" è una posizione ideologica così come quella di chi guarda al passato.

Poi è vero che non ci sono più le grandi ideologie politiche (permangono quelle religiose) che tutto spiegano e giustificano (a parte forse quella pervasiva del salvifico mercato), ma ognuno di noi è avvolto nella propria bolla ideologica più o meno complessa.

La mia personale bolla, sovraccarica di sereno disincanto, mi porta a votare per l'offerta politica che al momento considero meno peggio.

Questo non toglie che Sanders mi abbia suscitato qualche palpito.
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0 # PGRAECO 2016-12-21 12:53
Mi pare che si faccia un po’ di confusione tra ideologia e scienza. La prima è costituita da un insieme di verità ineluttabili in cui si “crede”, la seconda da teorie che necessitano di risultati dimostrati sperimentalmente e ripetibili e che, comunque, non costituiscono mai “la verità” ma solo “una verità”, parziale e potenzialmente superabile. Una scelta ideologica non ammette dubbi o incertezze, un approccio scientifico si basa proprio su dubbi ed incertezze che, di volta in volta, determinano un nuovo passo avanti in un percorso praticamente senza fine. Einstein ha cambiato più volte idea rispetto alla meccanica quantistica (ne è stato, addirittura, un precursore e ci ha vinto persino un Nobel): oggi non potrebbe che arrendersi di fronte all'evidente potenza predittiva della teoria dei quanti.

Sulla filosofia, poi, sarebbe stato opportuno scegliere un esempio più calzante: Hegel vs Vattimo, sinceramente, fa solo sorridere. Davvero il secondo ha un qualche allievo?

Riguardo al “voto elettorale”, infine, non è possibile affermare un’assoluta dicotomia tra passato e futuro, tra come si è governato e come si governerà. Chiedersi se la controparte politica all'opposizione avrebbe affrontato e risolto meglio un qualunque problema è una domanda inutile, perché non esisteranno mai le identiche condizioni – sociali, economiche, interne, internazionali – ed il medesimo contesto. Si sceglie e si vota in base all'offerta che i Partiti hanno proposto ed attuato – bene o male – in precedenza e propongono di attuare in prospettiva. Mai più, per quanto mi riguarda, un voto ideologico, a prescindere, ma un voto su ideali e valori che si avvicinano al meglio o al meno peggio ai miei. Difficilissimo, visti i tempi!
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