Si leggono dappertutto  sperticate lodi nei confronti di 20 milioni di lungimiranti, italiche baionette che avrebbero trafitto e ucciso l’ex Premier (zitto re, amen!). Ciò  che questi nostalgici delle ideologie novecentesche esaltano ed applaudono non è l’aver lasciato intonso il testo della Costituzione, messa a rischio da un colpo di stato che ne avrebbe disintegrato i sacri valori. No, della nostra Carta non importa nulla quasi a nessuno: è stato sconfitto il “populista”  per eccellenza, colui che per 3 anni ha tradito la sinistra copiando ed attuando l’intero programma della destra più becera e retriva. Ma era davvero questo l’obiettivo del referendum o, magari, si sarebbero più semplicemente ammodernate norme arcaiche che hanno dimostrato di non funzionare? La gran parte dei “NOISTI” ha espresso un disagio, utilizzando il voto nell’illusione che la politica italiana si accorga di loro e cambi le condizioni economiche e sociali in cui vivono. Non sarà così, purtroppo: al governo di “tormenta zie”  è seguito il governo di “Golia Lenin, topo”, stessi ministri e ministre, un programma del tutto generico, l’ipotesi di una nuova legge elettorale che dovrebbe mettere d’accordo una pletora di partiti, partitoni, movimenti, gruppi, gruppuscoli e agglomerati di particelle subatomiche. E lo sconfitto “Ettore  Manzi” scomparirà davvero dalla scena politica italiana, scontando le sue colpe nell’eremo di Pontassieve? Nell’anno che verrà è probabile il suo ritorno dall’esilio, una bella legge elettorale col proporzionale puro, elezioni che saranno vinte da tutti,  accordi al massimo ribasso per formare un nuovo governo di incompatibili, un vivacchiare alla giornata fino al giro successivo con la giostra che, prima o poi, si fermerà per tutti. Se, come pochi ancora pensano, le valutazioni devono basarsi sui risultati ottenuti, forse i patetici entusiasti  del 4 dicembre dovranno ridimensionare gli applausi.