Riferimenti

Il 35% anticipatore di Mario e il 40% di Franco e Loris

Premessa

Il nostro insegnante di bridge ci dice sempre che la differenza tra gli scacchi e il bridge è che negli scacchi si possono prevedere con certezza le mosse dell’avversario perché la scacchiera è visibile, mentre a bridge le carte degli avversari non sono note, e si possono solo stimare.

Precedente storico

Qualche anno fa, un genio della politica italiana, avendo osservato le difficoltà dell’ulivo causate dai partitini di contorno, noiosi e menagrane, aveva pensato che fosse meglio un chiaro sistema bipolare maggioritario in cui si contrapponeva un PD, cioè un ulivo depurato, a FI, Lega e AN, con la prospettiva di superarli tutti.

Da buon romano di Roma aveva pensato di ripetere la storia degli Orazi e Curiazi. Aveva  solo dimenticato una cosa, non essendo evidentemente un giocatore di bridge, e cioè “i tempi”. Si era dimenticato che la strategia dell’Orazio superstite consisteva nell’affrontare i Curiazi uno alla volta. Inoltre ai tempi dell’antica Roma non c’erano i “predellini”. E tutti sapete come è andata a finire

La strategia di R di 4 mosse

Prima: La messa in mano

Come ho già illustrato altrove, le gestione delle ultime elezioni amministrative ha ottenuto di mettere degli avversari al potere per “bruciarli” in vista delle elezioni politiche.

Seconda: la conta

Come faccio a contare quanti voteranno per me? Si chiede ogni candidato.

Lasciamo perdere i sondaggi. Abbiamo visto come sbagliano, soprattutto se non hai i soldi per fargli dire quello che vorresti, cioè usarli come self fulfilling prophecy.

L’ideale sarebbe fare un dry test, ma non si può dire agli elettori “andate a votare” e poi non teniamo conto del risultato.

Ma R è un genio (non romano ma toscano) è si è inventato un’elezione con un esito praticamente irrilevante ma fondamentale per misurare il suo consenso: ha preparato una legge di riforma costituzionale, irrilevante per il futuro del paese, i cui problemi sono ben altri, per farla votare dai cittadini e vedere chi la votava e chi no.

Ma come faceva ad essere sicuro che i voti Sì fossero per lui e non per la legge stessa? Banale, Watson! Ha preparato una legge cosi insensata e mal scritta, che nessuno mai l’avrebbe votata per il merito. E ha naturalmente evitato attentamente di migliorarla durante il lungo iter parlamentare malgrado tutti i consigli che ha avuto.

Quindi ha misurato con esattezza che 40% del 70% degli Italiani votano e voteranno per lui!

Terzo: la legge elettorale

Solo prevedendo questa evoluzione si poteva pensare una legge elettorale così, con ballottaggio di lista, e premio di maggioranza. Il 40% è di R, non di una coalizione.

Ha anche detto che la cambierà un po’. E adesso che ha “contato” i voti può farlo. Naturalmente metterà le preferenze, tanto nessuno le segna e fa contenti quei fresconi che insistono. L’importante è tararla sul 40% e soprattutto togliere il ballottaggio, altrimenti vince il 60%, non il 40.

E il senato? Beh, con il 40%, con la legge attuale, più qualche aiutino della Corte Costituzionale, qualcosa si farà, e poi ci sono sempre i supporter dell’ultima ora. Inoltre al senato votano solo gli ultra venticinquenni e quindi si taglia fuori una bella fetta tra i 18 e i 25, che hanno votato tutti No.

Quarta: tenere la palla

Mancava solo l’ultima mossa per essere certo di essere in campo quando si svolgono le elezioni. Soluzione: dare immediatamente le dimissioni, con un accorato discorso di piena assunzione di colpa.

L’effetto inevitabile è che il PdR gli chiede di rimanere il carica. Non poteva far altro ed è quello che R voleva.

Inoltre gli Italiani mammoni amano i deboli e quindi non c’è modo migliore di aumentare i consensi che “dichiararsi colpevole”. Vero? Poverino!

Conclusioni

Come avrete capito ho voluto sollevare l’umore cupo del dopo referendum con un po’ di allegra ironia. Forse anche un po’ di wishful thinking, ma solo un po’: non sono sicuro che R sia il meglio, ma finché non mi presentate un altro non so che dire.