Ho letto molto e scritto un po’ su ‘sto benedetto referendum. È  stato detto tutto e c’è poco da aggiungere, ma, visto che siamo alla fine e dopo non vale più “fare previsioni”, aggiungerei qui qualche ultima considerazione.

Ci sono diverse cose fatte male, nella legge di riforma, non si può negare. Ma l’unica scusante di R a questa obiezione è stata che la legge è frutto dei compromessi che si sono resi necessari durante l’iter della legge.

Come dire che quelli che oggi dicono che la legge fa schifo, sono quelli che in parlamento hanno “lavorato” per peggiorarla o non hanno lavorato per migliorarla.

Un paio di esempi.

I futuri senatori saranno scelti in modi discutibili.

Mi pare di aver capito che la proposta iniziale era che fossero i sindaci di cento città (quali? A rotazione? Non so). Mi sembra una proposta molto sensata: non saranno stati tutti dei geni né dei santi, ma almeno sono scelti direttamente (confermati se è il caso) dai cittadini e, anche se sono di questo o quel partito, sono prima di tutto i sindaci della città.

 Questa idea non è passata , mi pare di aver capito, perché la maggioranza dei sindaci è del PD o simili. Bel motivo per bocciare una buona idea, e poi dire che la legge è uno schifo.

I compiti del senato sono confusi.

Ho già espresso in passato una critica al famoso articolo 70. Ribadisco che penso che la colpa sia dei redattori dell’articolo: avvocati e non costituzionalisti. La spiegazione di R, cioè che volevano evitare così continui ricorsi alla Consulta, e quindi sono stati “molto” precisi, mostra una preoccupante incultura legislativa e costituzionale. Dovevano fare un articolo semplice e tranchant, rimandando alle leggi ordinarie i dettagli. In questo modo,  al più, le leggi successive erano soggette al doveroso (anche se terribilmente lento) vaglio della Consulta.

Il problema è la legge elettorale

Ma continuo a pensare che il problema per il paese non sia la modifica costituzionale ma la legge elettorale preparata in parallelo. E la cosa è rilevante adesso perché l’esito del referendum potrebbe “accendere la miccia” della legge elettorale, prima anche che ci sia possibilità di modificarla, ammesso che ci sia la volontà.

Io, come ho già illustrato, non condivido la priorità della governabilità sulla controllabilità, ma anche per un patito della governabilità come R, come gli può venire in mente una legge elettorale che dà il potere completo a chi vince un ballottaggio in un sistema tripolare (più frattaglie) dove una delle tre parti principali raccoglie il (sia pur legittimo) dissenso.

Il dissenso vince sempre ma non risolve i problemi

 È chiaro che il dissenso in un paese (o meglio un mondo) in profonda crisi economica e sociale, vincerà sempre. Ma il dissenso risolve i problemi solo attraverso un “distruzione” rigeneratrice che non ritengo auspicabile.

Mancanza del piano B

C’è poi un’altra considerazione sulla gestione della legge elettorale: il legame temporale e la dipendenza  tra legge elettorale e riforma costituzionale. E non parlo del famoso combinato disposto (che porta alla dittatura, secondo alcuni), parlo invece di aver rifatto la legge solo per la Camera, dando per scontato che passava la riforma costituzionale e che quindi la legge elettorale per il Senato non serviva più, mentre si poteva benissimo prevedere come eleggere Camera e Senato, salvo non usare questa seconda parte. Questa è stupida presunzione e mancanza del minimo senso pratico di prevedere un piano B.

Adesso se non passa il referendum e si va a votare viene fuori il solito casino dato dalle due leggi (Camera e Senato) incompatibili per dare un qualsiasi indicazione di come fare il governo. Calderoli  ci aveva fregato una volta, ma cascarci la seconda è proprio da polli.

Le preferenze

Anche qui, oltre alla pollagine di R, si è aggiunta la stupidità delle opposizioni. Quante critiche sulla stupidaggine della mancanza di preferenze, come se questa fosse una delle principale deficienze della legge.

Ma secondo voi sui 40 o più milioni di voti espressi dagli elettori in elezioni del passato (con preferenze anche multiple), quante preferenze sono state espresse? Non ho trovato il dato aggregato (ringrazio chi lo trova) ma per me saranno state meno del 10%. E poi a chi vanno le preferenze? Alle persone “famose”, non necessariamente le migliori, visto quello che tutti ne capiamo di politica!

Insomma è inevitabile che i candidati siano designati dalle organizzazioni politiche, e se vuoi sceglier veramente, datti da fare come militante politico, non pretendere di aspettare il giorno delle elezioni per scegliere il tuo candidato. Questo vale anche le elezioni con piccoli collegi uninominali dove voti il nome del candidato: chi l’ha messo lì nel tuo collegio quel candidato? L’organizzazione politica che lo sostiene, salvo il caso di qualche “illustre indipendente”

Commenti   

0 # PGRAECO 2016-12-02 18:30
È vero, non se ne può più di questo referendum e di tutto quello che ci ha girato intorno. Però “les jeux ne sont pas faits”: l’argomento è troppo importante per non rifletterci sopra ancora per qualche ora. Per questo voglio aggiungere qualche considerazione rispetto ai punti che hai elencato.

I futuri senatori saranno scelti in modi discutibili.
I nuovi Senatori da eleggere, su cui tanto si discute, saranno 95 e non 100. A questi vanno aggiunti gli ex Presidenti della Repubblica – che saranno realmente a vita – ed un massimo di ulteriori 5, di nomina Presidenziale, che non avranno diritto ad un seggio perpetuo ma per 7 anni soltanto, non rinnovabili. Non è chiaro come saranno eletti (direttamente dai cittadini, come ora promette Renzi, o dai Consigli Regionali) ma tale modalità è logico e corretto che rientri in una legge ordinaria e non riguardi la Riforma. L’errore di fondo è dovuto ad un compromesso tutto interno al PD: la minoranza di sinistra del Partito chiedeva una modifica che portasse al voto diretto e si è determinata la classica formulazione ambigua, come nelle peggiori tradizioni italiche. Non esisterà più, comunque, l’assurdità del limite di almeno 40 anni per diventare Senatore.

I compiti del Senato sono confusi.
Non sono d’accordo: i compiti del Senato sono chiari mentre non lo è il modo con cui li si descrive. Se ognuno di noi si prendesse la briga di andarsi a leggere l’articolo 70 troverebbe che, in fondo, non si tratta davvero di sanscrito: la sostanza l’ho capita perfino io che di legislazione – e non solo – non ci capisco una beata fava. L’unica parte davvero “complicata” è questa: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione … per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma.”. Si sarebbero potuti evitare i riferimenti ad ulteriori leggi, articoli e commi vari che rendono il periodo del tutto incomprensibile, a meno di avere la santa pazienza di leggerseli tutti? Probabilmente si, riportandoli integralmente e non citandoli soltanto ma … ci vogliamo giocare il punto essenziale – il superamento del bicameralismo perfetto – solo per un mero eccesso di “azzeccagarbuglismo”? A questo va aggiunto che, magari, l’apparente confusione dei compiti è, in realtà, solo un dettagliato elenco che servirà proprio ad evitare i soliti conflitti di competenza. Tutti gli illustri Costituzionalisti - e non - che ho ascoltato in questi mesi non hanno fornito un solo esempio di “confusione” ma si sono limitati criticare la forma, mai la sostanza.

Il problema è la legge elettorale.
Personalmente non ho nulla contro l’Italicum: la critica più significativa è rivolta al ballottaggio, che è esattamente il metodo usato ormai da anni per le elezioni Comunali (alle Regionali è previsto solo in Toscana e Val d’Aosta). L’unica vera differenza risiede nella “coalizione di liste” per i Sindaci e nella “lista” per le Politiche: non è cosa da poco ma se ripenso alla fine di Governi di “coalizione” (dall’Ulivo al centro-destra), l’Italicum non mi pare poi così ignobile. Mi piacerebbe, però, che altri lettori esprimessero un’alternativa credibile, con un corretto ed accettabile compromesso tra governabilità e rappresentatività.

Mancanza del piano B.
Razionalmente ed anche politicamente, non avrebbe avuto alcun senso promulgare una legge elettorale anche per il Senato prima dell’approvazione – o della bocciatura – della Riforma Costituzionale. La Camera, in ogni caso, resterebbe tale e quale ma il Senato risulterebbe del tutto diverso: un piano B per cambiare le modalità di elezione di quest’ultimo in caso di bocciatura avrebbe dimostrato solo una debolezza politica incompatibile con le ragioni della Riforma stessa.

Le preferenze.
Chi racconta che senza le preferenze si toglie sovranità al popolo sa perfettamente che si tratta di pura propaganda. Preferirei che la scelta dei candidati fosse determinata da primarie riservate ai soli iscritti ad un Partito o ad un Movimento da almeno un anno (anche di più, magari) e con rigide regole di selezione da parte di questi ultimi rispetto a incandidabilità e incompatibilità.
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