Al lettore più attento non sarà sfuggito un certo clima di sfottò nei confronti di questo blog (e quindi del suo editore), circa la presunta incapacità di segnalare prontamente la disponibilità di nuovi articoli e commenti. In particolare taluni (di cui non possiamo fare il nome a causa dei loro infiniti decimali) non hanno risparmiato ironie, se non addirittura cachinni, per non essere stati in grado di leggere un qualunque brano (comprendere - ahimè - è ben altra cosa) nei 25 ms successivi alla sua pubblicazione, per mancanza di notifica della sua novella esistenza.

Se da un lato non può che far piacere il percepire tanta ansia di novità su quanto il nostro prestigioso (per merito esclusivo dei suoi autori) blog al mondo annuncia, dall’altra non si può non sottolineare come quelle menti così eccelse e così raffinate (tra le quali la mia) che partecipano con entusiasmo quotidiano alla sua crescita, si siano drammaticamente perse dinnanzi al semplice concetto di RSS (Really Simple Syndication). Denunciando – ahimè – i danni provocati dall’impietoso passare degli anni: l’autore di questo blog nello sperimentare astrusi meccanismi dal dubbio esito, gli autori nel perdersi in fantasiosi modelli di possibile funzionamento o in sequele di acrimoniose proteste. Alla faccia del Really Simple.

Il perché del nome, che ricorda per antinomia, a chi che come me sfiora di tanto in tanto le operosi sedi dello SPI (Sindacato Pensionati Italiani), la VCC (Vera Complessità della CGIL), lo potete trovare al solito in Wikipedia, da dove emerge che tale marchingegno nulla abbia a che fare con le dure, eroiche e talvolta – ahimè - sanguinose lotte operaie e contadine del secolo scorso e di quello ancora prima, se non per lontana origine comune: to syndicate, in inglese, sta per “mettere insieme”, “unire”. E lo RSS è protocollo tale da poter riunire, in unica visione, novità provenienti da più fonti diverse (del web, s’intende). Dove ogni fonte è detta feed: insomma, un boccone una novità, che si dà in pasto, come componente elementare, alla cornucopia informativa che sarà sindacalizzata , con altri bocconi, in un unico flusso che gloriosamente atterrerà sullo schermo dell’avido consumatore di notizie notificandolo della loro esistenza. Quanto al Really Simple, beh, lasciamo perdere..

In sostanza, ogni pagina di un sito composta da più elementi diventa un feed quando uno dei suoi elementi cambia. E’ in questo momento in corso una accanita disputa ideologica se anche un sito nel suo complesso può essere un feed, nel momento in cui uno degli elementi di una qualsiasi delle sue pagine cambi, ma si tratta in realtà della classica discussione accademica senza alcun esito pratico a cui erano aduse le menti eccelse di cui sopra in ben altri momenti di gloria,  e che pertanto allo stato attuale delle cose assume – accanto alla futilità di sempre - anche una malinconica connotazione da panchina ai giardinetti. Quindi, nel seguito, non accenneremmo più a questa eventualità, anche per avere l’opportunità, tramite essa, di dare avvio all’immancabile tumulto delle diverse opinioni in merito, nel corso dei commenti a questo articolo (rigorosamente – anche loro RSSindacati).

Icona RSSOr si noti (ci si rivolge all’attento lettore) come in fondo a quasi tutte le pagine di questo blog appaia (in un paio non appare per smaccata staticità dei contenuti) un figura (vedi accanto), che, a primo avviso, appare come il ventaglio che madame Butterfly agitava sul viso del giovane Pinkerton per calmarne i bollenti spiriti quando la svestizione del kimono raggiungeva quota 5 metri. O, per i più tecnologici o meno sensibili all’oriente, la ben più nota icona del WiFi. Non solo, ma essa appare (o meraviglia, chi ci aveva fatto mai caso?) anche in fondo ad ogni sfilza di commenti in calce ad ogni articolo che il cielo, nella sua benevolenza, fa pubblicare sul blog. Purché ce ne sia almeno uno, di commenti (ma se no, che sfilza sarebbe?).

Provi ora l’ardito lettore, a cliccarci sopra: con ogni probabilità gli apparirà una pagina farcita di frasi scritte in un esoterico linguaggio, di quelli che capiscono i compiuter, che ha lo scopo, appunto, di spiegare al compiuter del lettore, quali solo gli elementi che tale pagina combinano in mirabile e policroma unità.

Senza sforzo potrà ora, l’immaginifico lettore, immaginare appunto che, qualora il suo compiuter fosse mai in grado di ricordarsi l’ultima pagina di tal tipo vista prima dell’attuale, potrebbe ben egli (il compiuter, non il lettore) inferirne la differenze, e associando tali differenze al concetto di novità (minchia! Deve essere capitato qualcosa di nuovo!), tac!, avvertirne il lettore. Dell’esistenza, appunto di nuovo elemento. Dicesi, tale pratica del compiuter “notifica” (concetto ormai familiare anche al lettore quadratico medio salviniano a causa di Facebook e similia).

Ma compia il lettore ulteriore sforzo: ponga ancora egli che apposito programma, sul suo compiuter, lo sostituisca, di tanto in tanto, nel gravoso compito di schiacciare il tasto del mouse (a dar legna al fuoco del mondiale dibattito se i compiuter siano o no nemici dell’occupazione e del lavoro). Ebbene, meraviglia, in tal modo, si badi bene, a-u-t-o-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, si avrebbero notifiche fulminanti sui cambiamenti degli elementi delle pagine sottoposte ad osservazione.

Ma qual programma sarà il più adatto a tale compito? Scansati i clienti di posta ormai in pensione da tempo (anche se ci sono note eccezioni sulle quali vogliamo sorvolare per pietà umana), ne rimane uno, da tutti usato senza tregua: il browser. Che va però in merito istruito.

Inputi dunque il paziente lettore che fin qui tra mille difficoltà ci ha seguito, tramite Google o altro a lui preferito motore di ricerca, una opportuna frase, del tipo “feed reader chrome”, o ancora (per i più antagonisti) “feed reader mozilla” (di edge non parlo), e si installi (sul browser), infine, la fottuta estensione, che di certo apparirà nella lista dei risultati (cogliamo qui l'occasione per ringraziare per questo specifico suggerimento l'autore Enrico).

Installata, questa produrrà l’apparizione, verso l’alto della finestra del browser stesso, del famoso ventaglino della Butterfly. Cliccando il quale, appariranno menù ad iosa, circa abbonamenti in corso (vedremo nel seguito cosa sono) e configurazioni e preferenze.

Ripercorra poi il lettore il dianzi narrato cammino, torni sulla preferita pagina o pezzo di essa (ad esempio “tutti gli articoli del blog”, o la pagina del suo autore preferito, o, ancora, la lista dei commenti in calce all’articolo che sta spasmodicamente seguendo) e clicchi sul ventaglio della Butterfly (quello della pagina, non quello del browser): egli vedrà il suo browser chiedergli, con grazia tutta orientale,  se per caso egli abbia piacere ad iscriversi alle future novità di tale elemento. Insomma, di abbonarsi.

Supponiamo che l’avido lettore dia conferma: tale confermato feed sarà dunque aggiunto (sindacalizzato) alla lista degli abbonamenti, visibile e modificabile – come prima anticipato – insieme ad altri precedentemente scelti, cliccando sul ventaglino della Butterfly (quello sul vostro browser, non quello della pagina).

Divaghi ora il lettore, percorra altre vie, distratto dall’infinita profondità del web. Ebbene, mentre egli magari sarà intento ad ammirare altre e ben più interessanti collezioni di ventagli, se allora un autore del blog esprimerà un commento, o scriverà un nuovo articolo, tac! Il ventaglio della Butterfly si animerà e, sensualmente prenderà per mano l’estasiato lettore a godere della nuova succulenta notizia.

Realmente Siamo Stati chiari?