Il mio editore si è arrabbiato. E’ piombato nel mio ufficio abbaiando che molti autori e commentatori stanno criticando alla grande la gestione delle immagini negli articoli e nei commenti di questo sito. E mi ha chiesto una soluzione entro 24h,  minacciando il mio trasferimento presso il blog di un certo Grillo (forse il mio editore è uno degli Associati).

Mi sono difeso, gli ho detto che tutti i siti e blog come il nostro (costruiti con Joomla o Wordpress) sono equivalenti in queste funzionalità, e che chi invece rende le cose facili (Facebook, Google foto etc.) lo fa per i suoi sporchi interessi, per profilare meglio la gente e per far training alle loro squallide reti neurali in esperimenti relativi al grande fratello che ci dominerà tra una decina di anni. Ma non c’è stato nulla da fare!

Bene, allora eccoci: proviamo ad immaginare; anzi, immaginate. Per prima cosa piantatala di immaginare che una pagina web (come questa) sia come un documento Word: un documento Word ha le immagini “dentro”, una pagina web no. Se non vi va, prendetevela con Tim Berners Lee ma non con me, che non c’entro per nulla. Se siete proprio incazzati scrivete al W3C e fatevi fare una RFC apposta per voi. Poi mi direte come va a finire. Se non sapete chi è Tim Berners Lee, il W3C o una RFC , cercateveli su Wikipedia. Già che ci siete, informatevi anche su cosa sia un URL (noto anche come “link” o “collegamento”), che è il concetto intorno al quale ruota tutto quello che viene spiegato dopo. Se non sapete cos’è Wikipedia andate su Facebook a giocare con i vostri amici webeti e non scassate più i cabasisi. Punto.

Una pagina web si compone al volo, mentre la guardate, per mezzo del vostro browser (per questo è importante che sia veloce). In realtà lo fa anche un documento Word per mezzo di Word programma, ma la differenza con Word è che una pagina web lo fa con contenuti che in gran parte NON sono “dentro” il documento, ma sono in giro per il web. Come avrete imparato da Wikipedia, un URL (o “link” o “collegamento”) è l’indirizzo delle cose che sono sul web: in particolare di quelle cose che servono al browser per comporre la pagina web davanti ai vostri occhi. Quindi quando il browser si becca la pagina web indicata da un URL nel campo degli indirizzi in alto sul vostro schermo (anche lei è una “cosa”), la scarica, la guarda con sospetto cominciando dall’inizio, trova il primo URL e comincia: “caspita, ma qua c’è un URL”, va sul web all’indirizzo indicato dall’URL, scarica la cosa che gli serve e compone con quella quel pezzettino di pagina che vi fa apparire come per incanto sullo schermo. Poi va avanti a guardare il resto della pagina e ricomincia il giochino, URL per URL. E’ chiaro?

rospo delle canne peruvianoOra voi avete una  fantastica foto sul vostro computer, di un rospo delle canne, e bramate al’idea di metterla in quel vostro articolo sui metodi di controllo delle popolazione dei coleotteri australiani basati sull’importazione di rospi dal Perù,  che state scrivendo per far colpo sulla vostra fidanzata, e per far schiattare quel mentecatto che le fa il filo facendole vedere foto di serpenti della Papuasia.

Qual è il problema (su cui si schiantano i nostri commentatori e autori)? E’ che, siccome l’articolo che state scrivendo SARA’ una pagina web, dovete in qualche modo dirgli dov’è l’URL della foto del rospo, e, per quanto ne sapete voi (e avete ragione) le foto sul vostro computer non hanno URL.

E allora? Semplice: PRIMA dovete caricare il rospo su Internet, e a quel punto, se sapete dove è andato a finire, avete l’URL, e quindi DOPO dovete dire con i tasti giusti all’articolo che state creando o al commento che state scrivendo sotto l’articolo del vostro rivale in amore qual è il fottuto URL del rospo. Chiaro?

Come fare? Anche questo è semplice: grazie ad ore insonni e sottopagate di sviluppi notturni, ho appiccicato sotto la voce “Scrivi nel blog” del menù principale una nuova voce “URLa l'immagine”. Cliccando questa si va su un sito (postimage.org) che fa un giochino divertente: voi gli date una foto da digerire e in cambio lui vi da il suo URL (della foto, non di postimage.org). Dove va a finire la vostra foto non è dato sapere (ma l'originale rimane sul vostro computer!): ma siccome presumibilmente non commerciate in armi e non siete Henri Cartier Bresson (se non sapete chi è andate su Wikipedia), beh, in fondo, ma chissenefrega! O no? Tanto più che una volta che passate qualcosa sul web, beh, in pratica potete dirgli addio (ebbene sì, anche su questo sito). Non ci sono riuscite le major a proteggere i contenuti digitali, figuratevi voi!

Già che ci siete, a scanso di equivoci, a meno che stiate preparando dei 6*3 stile propaganda berlusconiana anni 90, ridimensionate l’immagine: per il web, è inutile dare dimensioni superiori a qualche centinaio di pixel (se non sapete cosa sono i pixel chiedetelo a Wikipedia).

Bene, una volta gli URL erano oggetti onesti, dalla sintassi nota e dalla vita specchiata. Ora non è più così: la loro identità è stravolta, i loro nomi storpiati, da appositi servizi che fanno in modo che essi siano corti e non le pappardelle che rischiano di essere secondo le regole canoniche usate dai servizi demenziali tipici del cloud. Quindi, quando postimage.org vi restituisce la scelta di possibili collegamenti associati alla vostra foto ormai inglobata dal servizio, per fare in modo che il tutto funzioni, voi dovete scegliere il COLLEGAMENTO DIRETTO. Le altre scelte lasciatele ai power user, che si dilettano di pippe mentali su cotali argomenti. Quindi COPIATE questo COLLEGAMENTO DIRETTO (se non sapete come fare vi suggerisco i corsi di base di alfabetizzazione informatica dello SPI CGIL Lega 8 di San Salvario Torino) e tenetelo pronto per il successivo incollaggio.

Editor dei commentiE ora che abbiamo il maledetto URL torniamo agli articoli e ai commenti. Per i commenti la cosa è semplice: ficcate il cursore nel punto del commento dove volete l’immagine, cliccate sul tasto che comanda l’inserimento della figura, si apre un dialogo, schiaffate con un bel INCOLLA  l’URL nel campo che ve lo chiede, date OK e il giochino è fatto. Il vostro concorrente in amore amante dei serpenti rosicherà alla vista del rospo peruviano.

Veniamo agli articoli. La cosa è semplice; ficcate il cursore nel punto dell’articolo dove volete l’immagine, Editor degli articolicliccate sul tasto che comanda l’inserimento di una figura, si apre un dialogo, schiaffate con un bel INCOLLA l’URL nel campo che ve lo chiede, date INSERISCI (in fondo alla finestra del dialogo) e il giochino è fatto. Il vostro concorrente in amore amante dei serpenti rosicherà alla lettura del vostro articolo sul rospo peruviano, cessando, forse, di insidiare la vostra fidanzata.

Quindi commenti e articoli, a parte i tasti da schiacciare, sono uguali? Quasi: con gli articoli potete fare molto di più. Ad esempio:

  1. Decidere le dimensioni con cui l’immagine apparirà (che non sono quelle "reali" dell’immagine): tenete presente che per un articolo vanno bene dimensioni di qualche centinaio di pixel, non di più.
  2. Decidere l’allineamento. Sinistra, centro, destra. Noi speriamo sinistra, ma rispettiamo tutti gli orientamenti politici.
  3. Decidere il margine che separa l’immagine dal testo: 10 pixel vanno bene.
  4. Mettere un bordo intorno all’immagine con lo spessore che volete voi (1 pixel va bene).
  5. Dare un testo alternativo all’immagine: questo testo alternativo è quello che viene letto agli ipovedenti dai programmi di lettura automatica quando percorrono il testo e incontrano un immagine: quindi metterlo è questione di civiltà; per favore fatelo.

Dialogo gestioni immaginiTutte queste cose sopra descritte si fanno solo agendo sulla scheda “immagine” del dialogo: il resto, per favore lasciatelo stare: confonde solo le idee.

Non siete soddisfatti? Cliccate di destro sull’immagine (dopo averla inserita ed essere entrati in modifica dell'articolo), riinnescate il dialogo ("inserisci / modifica immagine") e modificate quanto vi pare dimensioni, allineamento, testo alternativo,margine e bordo. Se il problema sono solo le dimensioni, agganciatela direttamente agli angoli e tirate. Per la posizione trascinatela. Fate un po’ di prove: dopo qualche prova si acquista la sensibilità giusta e uno stile personale nella scelta dei parametri che più vi aggradano.

Tra le cose che confondono le idee ci sono poi le funzioni di caricamento delle immagini sul sito, di cui non vi ho ancora parlato: l’idea è che se un’immagine è sul nostro sito, ha anche un URL, come se fosse un sito altrui. Per questo, in fondo all’articolo c’è un tasto (fino a quando non riesco a toglierlo: se non lo vedete più ce l’ho fatta!) che si chiama, guarda caso “Immagine”. Con questo tasto si possono caricare immagini nelle cartelle del sito, e poi inserirle nell’articolo grazie all’URL appositamente ricavato. Il mio consiglio è di lasciar perdere, anche perché in questo modo il vostro rospo va ad occupare spazio (che potenzialmente costa) sul nostro sito invece sul server di postimage.org, dov’è, per noi, gratis!.

Parliamo poi di rospi: Internet è piena di rospi (e di altre immagini): perché diavolo dovete usare proprio un’immagine dal vostro PC per protestare poi con il mio editore quando non ci capite più un belino, che poi viene a minacciare me (l'editore, ovviamente..)? Ma andate su Google immagini! Se fate una ricerca di rospi, lo schermo si riempirà di rospidi di tutti i tipi: cliccate di destro sull’immagine che più vi aggrada, scegliete dal menù “Copia indirizzo dell’immagine” e il giochino è fatto! Quello copiato è l’URL che potrete incollare nel dialogo dei commenti e degli articoli.

Attenzione: il trucchetto funziona con Google Immagini, ma non con foto che trovare, magari condivise, nel vostro cloud o in quello degli altri, proprio perché in questo caso ottenete URL taroccati, come dicevo prima. Se non sapete cos’è il cloud, o vi leggete Wikipedia, o vi iscrivete ai corsi avanzati di informatica dello SPI CGIL Lega 8 di San Salvario Torino. Se invece non ve ne frega niente, andate su Facebook a giocare con i vostri amici webeti!

Commenti   

# Enrico 2016-10-12 00:46
Ho finalmente capito: l'editore ha deciso che qui si usano immagini sonore: quindi l'immagine si URLA

E io che pensavo che la web etichetta fosse contraria agli urli, cioè a scrivere tutto in maiuscolo

Ma questa è solo la premessa: "annozero" sta per cominciare.

A dopo
# Enrico 2016-10-12 11:19
Resisto alla tentazione di commentare puntutamente la tua analisi della storia dell’informatica (ma la rimando solo) e invece provo ad inquadrare la mia visione del sito ideale.

Intanto mi complimento sinceramente per quello che già è, compreso l’ultimo aiuto per inserire facilmente immagini e foto.

Tutto bene, e se c’è qualche critica è per lo “stile grafico” degli scrittori e commentatori, che secondo me non facilita la lettura, anche tenendo presente i diversi oggetti usati per leggere: pensa ai poverini che usano iPhone o simili (ma non divaghiamo).

Lo “stile grafico” secondo me è fondamentale, essendo parte del contenuto (vecchio dibattito forma – contenuto). Un buon sito può anche aiutare ad educare gli autori. Naturalmente anche qui ci sono i “naturals”, ma anche tanti “analfabeti”. Io sono uno di questi ultimi ed è tutta la vita che cerco di imparare.

L’importanza dello stile grafico è legata ai contenuti trattati. Per fare un banale FB, dove si scrivono due righe di scemate, a cui seguono decine di singole righe di commenti, va bene tutto, anche se addirittura FB ha previsto la Apps “Notes” per scrivere testi più lunghi. Notate che “Notes” è tra le Apps, sotto Candy Crash e sopra Monster World.

Ma il tuo sito accoglie invece testi lunghi, veri articoli, e spesso anche i commenti sono di pari peso.

Quindi sarebbe desiderabile eliminare la differenza tra articolo e commento, dando ad entrambi gli stessi strumenti (se mai migliorabili) e lasciando ai commenti la funzione di poche righe al volo di commento, appunto, come nelle “risposte con citazione”.

Per far questo, sarebbe necessario introdurre il concetto di “thread per argomento”, un po’ come i siti dei giornali che hanno politica, economia, sport, ecc, ma con argomenti liberi: cioè l’autore inserisce il suo articolo, e gli “articoli” (commenti lunghi) che seguono, sotto il cappello di un argomento. L’idea sarebbe che mentre adesso abbiamo l’elenco degli autori, in futuro avremo (in più, o al posto) l’elenco degli argomenti.

Il bello di questo approccio, oltre al fatto che uno va subito a leggere gli argomenti che gli interessano, è che un argomento rimane vivo anche se per molto tempo nessuno contribuisce e poi, dopo un anno, viene in mente qualcosa da aggiungere.

Ancora più bello, e direi fondamentale, sarebbe se la lista degli argomenti fosse dinamica ed evolutiva. Essendo un profondo sostenitore della progettazione bottom up, penso che prima nascano gli articoli e subito dopo o dopo un po’, vengano inseriti in un argomento, già esistente, o in uno creato nuovo.

Questo è il libro dei sogni, ma mi sembrava giusto dirvelo anche se sono ben cosciente delle difficoltà tecniche che ci stanno dietro.

Un’altra volta affronterò il tema di come “preparare e caricare” gli articoli.
# Crosstalk 2016-10-12 13:31
Sono d'accordo. Già la tua osservazione, tempo fa, mi aveva dato da pensare. Perché un commento deve essere diverso da un'articolo? A me sembra che per non andare ad infilarsi in disquisizione sulla semantica dei due (e sul relativo modello dati), basterebbe richiedere che abbiano stile uguale, come del resto mi sembra tu osservi. Allora perché l'editor deve essere diverso? L'unica ragione è che la due funzioni sono state sviluppate da persone diverse, e questa in realtà mi sembra il problema dei CMS: i siti sono sintesi di funzioni sviluppate da gente diversa, e quindi hanno look & feel diverso. Cercando di risolvere il problema, ho dato un'occhiata (molto superficiale) ad un componente che tratta gli articoli in modo "ricco" (k2). Ho abbandonato l'analisi dopo aver scoperto che permetteva le cose che volevo io: gestione articoli e commenti integrata (penso anche con le stesso editor, ma non ne sono certo), e soprattutto la cosa che allora cercavo, cioè i famosi blog per autore. Ho abbandonato perché veniva anche con un sacco di funzioni che non mi piacevano, ad esempio con la possibilità di integrare negli articoli gallerie di foto scritte dallo stesso produttore, ma che funzionalmente facevano pena di fronte a Ozio Gallery. Poi anch'io sono un seguace del bottom up: quindi articoli standard ma con un bell'editore (JCE), commenti con un pacchetto giudicato da chi frequenta i forum tra i migliori per i commenti (JComments, anche se forse un po' datato), gallerie foto con Ozio Gallery e blog personali ottenuti modificando codice esistente, come da consigli di un forum. Tutto ottimizzato ma non integrato perfettamente; l'alternativa è chiara: scrivere un componente Joomla che faccia quello che desideriamo, ma la strada mi sembra non banale, e sarebbe un classico obiettivo da Jasteam. Ho però una considerazione di fondo sulla tua proposta: dato che gli argomenti hanno una cardinalità maggiore e più varia di quella degli autori, mi pare che la costruzione di un menù specifico sarebbe ardua: e poi c'è sempre il campo di ricerca che può aiutare (in alto a destra). Comunque grazie del contributo.
# PGRAECO 2016-10-12 11:34
Ma con chi cacchio credi di parlare? O, meglio, chi minchia pensi siano i lettori del blog MARRALABS? Forse gente che si è laureata al MIT o, addirittura, al Politecnico di Torino, con susseguente master in enogastronomia dei maccheroni conseguito a Pollenzo? Vuoi arrivare alla “gente”, al "popolo", in modo che il sito venga finalmente inondato dai banner pubblicitari o preferisci discutere con gli eletti frequentatori del tuo salotto buono, con il quali continui a dibattere dopo una cena elegante?

Di tutto quello che hai scritto non ho capito una minchia di niente, se non che hai pubblicato (narcisista!) un tuo selfie di quando eri giovane. E tutto questo pullulare di sigle, equazioni differenziali, farcitura di premi Nobel conquistati o mancati di un soffio, per che cosa? Semplicemente per spiegare che se un tale avesse necessità, come spesso succede, di inserire in un commento il banale disegnino di un frattale di Mandelbrot costruito in uno spazio Hilbertiano a enne dimensioni deve rivolgersi ad Equitalia! Si tratta, come i tuoi acculturarti lettori sanno, di una funzionalità base, disponibile ancor prima che inventassero i siti. Ma tu, o gli schiavi che sfrutti in nero, non siete in grado di implementarlo in maniera semplice e chiara. Un suggerimento: fai in modo che, accanto allo spazio vuoto dedicato ad un nuovo commento, compaia una piccola icona (scegli tu la grafica) dedicata a “Inserimento Grafici, Piani Regolatori e Progetti di Centrali Nucleari a Manovella (sono quelle di ultimissima generazione). Il potenziale commentatore ci clicca sopra e si apre una breve list box contenente tutte le scelte possibili riguardanti gli argomenti prima elencati. E che sarà mai? Ti ricordo che, incredibilmente, già adesso i commenti in MARRALABS prevedono l'utilizzo di elenchi puntati, tecnologia avanzatissima con brevetto depositato in Tuvalu.

Vogliamo poi accennare al vero, unico problema (bacherozzo?) del sito? Perché, dopo essermi sottoposto ad una umiliante procedura di accreditamento, rispondendo a quesiti molto intimi (“Come ti chiami?”; “Fai sesso con animali?”, per esempio) io – solo io, chiedo ai compagni di viaggio? – non ricevo MAI la notifica di un nuovo articolo pubblicato? Rispondi a questo, invece di volare fra le clouds!

P.S.
Mi scuso con tutti per aver utilizzato sul web il maiuscolo, perfino in grassetto. Pensavo, fino ad oggi, che fosse un URL e non un URLO.
# Crosstalk 2016-10-12 13:42
Non ho dubbi: preferisco alla grande raffinati dibattiti dopo cene eleganti con belle e raffinate signore, sul bordo di azzurre piscine annegate in parchi secolari di seicentesche ville della nobiltà partenopea che si affacciano sul golfo di Positano, che strascicati dibattiti nel circolo dopolavoristico dei metalmeccanici di Sesto San Giovanni. Mi sono spesso chiesto il perché di queste mie perniciose inclinazioni, del resto mi sembra condivise da ex-leader di Rifondazione e di SEL, senza però arrivare a chiare conclusioni. Da cui la scelta di fondo del sito: costituire una soglia formidabile di accesso ai webeti, che possono continuare a giocare su FB senza venire e rompere i cabasisi nelle alte sfere.
Circa il tuo problema, oggi risulti un regolare subscriber del servizio, e visto da qui, tutto sembra funzionare regolarmente. Che dire? Le indagini continuano, tra un calice di champagne e un'aragosta in carpione..
# PGRAECO 2016-10-12 17:47
Oh, Signore, in che blog sono capitato: aragosta in carpione!
# bepperedi 2016-10-12 14:38
La mia e solo una nota a margine di questa dotta e volte caustica discussione.
Quando sento parlare del "grande fratello che ci dominerà tra una decina d'anni", di primo acchito non mi vengono in mente Orwell o Sarah Connor (se non sapete chi è cercatela su Wikipedia) ma un breve racconto di Fredric Brown intitolato La risposta che lessi 50 anni fa (dopo quel racconto, per qualche anno, lessi tutta la fantascienza pubblicata in italiano).

Ne ho trovato il testo in rete e ve lo sottopongo per una pausa della pugna.

Con gesti lenti e solenni Dwar Ev procedette alla saldatura – in oro – degli ultimi due fili.
Gli occhi di venti telecamere erano fissi su di lui e le onde subeteriche1 portarono da un angolo all’altro dell’universo venti diverse immagini della cerimonia.
Si rialzò, con un cenno del capo a Dwar Reyn, e s’accostò alla leva dell’interruttore generale: la leva che avrebbe collegato, in un colpo solo, tutte le gigantesche calcolatrici elettroniche di tutti i pianeti abitati dell’universo – novantasei miliardi di pianeti – formando il supercircuito da cui sarebbe uscita la supercalcolatrice, un’unica macchina cibernetica2 racchiudente tutto il sapere di tutte le galassie.
Dwar Reyn rivolse un breve discorso agli innumerevoli miliardi di spettatori. Poi, dopo un attimo di silenzio, disse: «Tutto è pronto, Dwar Ev».
Dwar Ev abbassò la leva.
Si udì un formidabile ronzìo che concentrava tutta la potenza, tutta l’energia di novantasei miliardi di pianeti. Grappoli di luci multicolori lampeggiarono sull’immenso quadro, poi, una dopo l’altra, si attenuarono.
Dwar Ev fece un passo indietro e trasse un profondo respiro. «L’onore di porre la prima domanda spetta a te, Dwar Reyn.»
«Grazie» disse Dwar Reyn. «Sarà una domanda cui nessuna macchina cibernetica ha potuto, da sola, rispondere.»
Tornò a voltarsi verso la macchina.
«C’è Dio?»
L’immensa voce rispose senza esitazione, senza il minimo crepitìo di valvole o condensatori.
«Sì: adesso, Dio c’è.»
Il terrore sconvolse la faccia di Dwar Ev, che si slanciò verso il quadro di comando.
Un fulmine sceso dal cielo senza nubi lo incenerì, e fuse la leva inchiodandola per sempre al suo posto.
# Crosstalk 2016-10-12 15:19
E' uno dei miei racconti preferiti, grazie Beppe, e poi c'è "Guida galattica agli autostoppisti" (pubblico il link di Wikipedia per risparmiare tempo a chi non sa cosa sia: it.wikipedia.org/.../...)), che riprenda alla grande il tema. Qui però non mi riferisco a computer grandi come galassie e azionati da enormi leve come in "tempi moderni" di Chaplin, ma a qualcosa di molto più sottile (credo che tu ne sappia molto, per i tuoi contatti con i Bell Labs di Londra): cioè di come gli OTT (Google, Facebook, Apple etc) stiano addestrando con quello che noi postiamo tutti i giorni potenti architetture e algoritmi per fare intelligenza artificiale. Mi farebbe un enorme piacere un contributo tuo (o di Miriam, ma non oso chiedere tanto) in materia..in cambio Enrico potrebbe scrivere quel pezzo storico su come si faceva voice recognition negli anni settanta del secolo scorso: io eventualmente, posso procurare immagini ed estratti della nostra tesi (se a qualcuno interessano)..
# Enrico 2016-10-12 15:37
Citazione Crosstalk:
cioè di come gli OTT (Google, Facebook, Apple etc) stiano addestrando con quello che noi postiamo tutti i giorni potenti architetture e algoritmi per fare intelligenza artificiale...


Non oso immaginare cosa verrà fuori se usano quello che noi stiamo postando 8)

(esempio di piccolo commento con citazione)


PS. ho trovato The Hitchhiker's Guide to the Galaxy anche come audiolibro da audible.com, e me lo sono scaricato. Se qualcuno è interessato, glielo regalo volentieri. Io ho un abbonamento annuo e non riesco ad ascoltare tutti i libri che mi toccherebbero.
# Crosstalk 2016-10-12 19:00
Puntano sulla quantità e non sulla qualità. Noi comunque siamo i piedi d'argilla del gigante.. :-?
# bepperedi 2016-10-12 15:51
Judith, sorella di Miriam, insegna Reti neurali all'Università tecnologica di Delft (non vi rimando a Wikipedia e vi dico che sta in Olanda, anche perchè avrete sentito parlare di Vermeer).

Chiederò ad entrambe.
# Crosstalk 2016-10-12 16:00
Grande!
+1 # bepperedi 2016-10-12 21:11
Ho fatto mente locale solo ora sul titolo di questo articolo.

Crosstalk è John Lennon!
# Crosstalk 2016-10-12 22:19
Anche, ma anche il già citato Fredric Brown:

Immaginatevi

Immaginatevi fantasmi, dei, diavoli
Immaginatevi inferni e paradisi, città sospese tra i cieli o sommerse nel fondo dei mari.
Unicorni e centauri. Streghe, maghi, gnomi ed elfi.
Angeli e arpie, fatture e incantesimi, spiriti degli elementi, spiriti buoni o spiriti malvagi.
Facili da immaginare, tutte queste cose. L'umanità continua ad immaginarle da migliaia di anni.
Immaginatevi astronavi e tempi futuri.
Facili da immaginare: il futuro sta arrivando, ed in esso ci sono le astronavi.
Non c'è niente, dunque, che sia difficile immaginare?
Certo che c'è.
Immaginatevi un po' di materia, con voi stessi dentro che pensate, siete quindi consapevoli di esistere e sapete far muovere questa materia in cui siete: farla star sveglia o dormire, farle fare l'amore o una passeggiata in collina.
Immaginatevi un universo, infinito o no, a piacere vostro, con dentro milioni di bilioni di trilioni di Soli.
Immaginatevi una sfera di fango che gira e gira vorticosamente attorno a uno di questi Soli.
E immaginate voi stessi su questa sfera, a girare anche voi, a girare vorticosamente nel tempo e nello spazio, verso una meta ignota.
Immaginatevi.
# Enrico 2016-10-13 10:30
Citazione Crosstalk:

Immaginatevi una sfera di fango che gira e gira vorticosamente attorno a uno di questi Soli.
E immaginate voi stessi su questa sfera, a girare anche voi, a girare vorticosamente nel tempo e nello spazio


In "Big Ball of Mud", Brian Foote and Joseph Yoder propose that the default (and most common) software architecture in use is the "Big Ball of Mud" pattern
# Enrico 2016-10-13 11:42
Citazione bepperedi:
Ho fatto mente locale solo ora sul titolo di questo articolo.

Crosstalk è John Lennon!



John chi? Immaginate = paginate con immagini, Elementary, my dear Watson! :-x
# Bruno 2016-10-13 08:07
Cazzo , faccio fatica a riprendermi !
# Enrico 2016-10-13 11:03
Ma come si dice in inglese "cazzeggio"? "Smalltalk"?

PS: scritto prima di aver visto il commento che segue, ritiro tutto
+2 # MR 2016-10-13 11:34
Ho letto il racconto citato dal Dottor Redi quando ero piccolissima (ovviamente). Non mi aveva spaventato allora. Era troppo futuristico.
Oggi racconti di quel tipo sono diventati praticamente chiacchiere da bar “Google sa il mio numero di scarpe, dove andremo a finire”, e continuano a non spaventarmi.

Il dominio dell'AI e' complesso, molto complesso.
A meno che non sia mia sorella a spiegarti come funziona. Lei ne sa un casino. E poi ha questa capacita' (che solo le brave prof hanno) di fare capire i concetti piu' complessi anche a un bambino delle elementari.

L’ignoto fa paura. Per colpa della curiosità’ e per qualche botta di culo, sono tra le fortunate che conoscono parte di quell'ignoto. E per almeno tre motivi, sono fiduciosa del fatto che non vedremo l'apocalisse voluta un dio-computer.

UNO
I ricercatori di AI insegnano ai computer a pensare come noi. Ma il problema e’ che non sappiamo abbastanza sulla natura del nostro pensiero. Quindi a livello tecnico, siamo ancora molto lontani da un computer che pensa come un umano.
E’ vero Google ha creato un sistema di AI che ha battuto il campione mondiale di GO. Ma
giocare a GO o a Scacchi prevede un numero di regole predefinite e uno spazio di possibili mosse calcolabile matematicamente.
I computer sono bravissimi in questo. Un computer e’ più’ rapido di un umano in qualsiasi calcolo combinatorio (i.e. che prevede tantissime operazioni). Pensate agli algoritmi che stanno dietro UBER o alle raccomandazioni di Amazon. Impossibile farli a mano.
Per tutto quello che prevede la percezione del mondo, invece, il computer si ferma alla quantificazione delle proprieta’ oggettive. Per esempio, e' in grado di dire "in questo post si sta parlando di come fare un sito internet" o “a Enrico piace il Bridge” o "c'e' un rospo in quella foto". Ma non riuscirebbe mai a scrivere un post come i vostri. Ne' a confondersi con uno di voi. (Questo non e’ solo un mio pensiero. Qualche settimana fa, la stessa cosa e’ stata detta n una presentazione da un ricercatore del team che ha fatto Alpha GO (Google) (ovviamente non parlava di Enrico)).
Perche'?
Perche' per insegnare ad un computer a fare questo dovremmo conoscere a fondo come l'essere umano assorbe/produce conoscenza e reagisce al mondo, e modellarlo dal punto di vista computazionale. E non lo sappiamo. Ma i neuroscienziati ci stanno lavorando.

DUE
Il livello metaqualcosa (chiedo l'aiuto da casa!).
Immaginiamo. Siamo a un punto dell’evoluzione scientifica in cui capaci insegnare alle macchine a pensare come noi.
Come facciamo ora a generare una macchina perfetta, se l'essere umano in se non e' perfetto?
Anche se istruita con tutti i dati del mondo, la macchina si porterebbe dentro i difetti dell'umanita'. Notizie di pochi mesi fa - la AI chat di Microsoft che dopo poche interazioni diventa nazista. I sistemi di AI per quantificare la bellezza delle facce che considerano "brutte" le facce delle donne non bianche. Posso fornire link.

TRE
Le OTT. E' vero che Google e Facebook e Apple macinano tutto il giorno i vostri dati cercando di capire chi siete e cose fate. Sono stata diretta testimone di tutto questo. E ho la ragionevole certezza l’unico scopo finale di questi mulini dell’intelligenza artificiale e’ fare in modo di farvi arrivare pubblicità’ che siano di vostro gradimento. Con questo Google paga le bollette.
Esempio fittizio. Scopriamo con la nostra AI che Giovanni tende a postare foto di cucina -> Proponiamogli pubblicità di prodotti per la cucina.
That simple.
A livello scientifico, producono le soluzioni di AI migliori al mondo. E ho sempre pensato che, invece di impiegarle per suggerire a Giovanni di comprare il nuovo Wok, potremmo occupare le nostri brillanti menti di ricercatori a trovare un modo per applicarle in scenari più utili al resto del mondo.

Pero’ per finire, un pensiero al limite del grillino, o il pensiero che ha mosso Snowden a fare le sue dichiarazioni. Quei dati sono lí. E i modi per estrarre informazioni sugli utenti ci sono. Se un giorno arrivasse il MALE, si comprasse Facebook, e dicesse che vuole sterminare tutti quelli che postano foto di cucina, beh Giovanni sara’ sulle liste. Il Male avrebbe tutti i dati e i processi per farlo.
Ma il dio-computer non c’entra.
# Enrico 2016-10-13 15:00
E adesso chi osa più scrivere su questo blog dopo questo intervento di MR?

Su coraggio, anche noi quando eravamo giovani ... beh, lasciamo perdere.

Un punto fondamentale dell’esposizione di MR è che ”non possiamo fare un computer che imita il cervello perché non sappiamo (ancora) bene come funziona il cervello”.

A.R. Meo, nella sua lectio magistralis di pensionamento, diceva la stessa cosa, usando come esempio dell’irraggiungibilità del cervello umano una “battuta umoristica” della sua nipotina di tre anni.

D’accordo, ma fatemi dire qualcosa di più. Primo, non tutte le soluzione trovate dall’uomo sono una imitazione della natura. La ruota è il primo esempio che viene in mente. Solo adesso ci divertiamo a fare macchine semoventi con … gambe. È anche vero che a volte poi riscopriamo la natura, come con le alette degli aerei copiate dagli uccelli, e come mostra questo famoso manifesto del gabbiamo che si trasforma in windsurf. Metto l’URL e non l’immagine perché è coperta da copyright: www.jeanolivierheron.com/

Secondo, per molto tempo si è detto che mai un calcolatore poteva simulare un cervello per la quantità di elementi di memoria (non bit ma qualcos’altro) del cervello, che sembrava irraggiungibile per i calcolatori. Questo non è più vero, come ben noto. Calcolatori e reti di calcolatori hanno tutta la memoria che vogliono.

Terzo, e qui è la mia vera domanda. Ma che cosa è che fa l’intelligenza: la quantità di dati o il tipo di operazioni con cui si elaborano? Noi siamo nati con calcolatori con poca memoria ma già sapevano far di conto. Il calcolatore usato per la tesi di Franco, Sara e mia, aveva 16Kword (di 16 bit) e un set di istruzioni base, ma sufficiente. Tutta la nostra preoccupazione era di scrivere programmi che stessero in quei 16 Kw. Poi, successivamente, ho visto le memorie crescere perché dicevamo sempre che la memoria costava di meno del costo (ore uomo) per fare programmi efficientemente piccoli.

C’è forse un trade-off teorico illimitato tra dati e logica elaborativa. Posso cioè eseguire qualsiasi funzione o risolvere qualsiasi problema se ho abbastanza dati senza praticamente nessuna procedura (o programma)? Un’ovvia risposta è tabulare tutto. Ad esempio invece di scrivere il programma che fa la radice quadrata, tabulo tutte le soluzioni. E’ vero che sono infinite ma basta fare una tabella abbastanza grande prima di accorgersene in pratica.

Rimane il problema di come creare la massa di dati, ma questo non è un problema visto che noi abbiamo i cervelli da copiare. In realtà la raccolta di dati degli OTT è appunto un modo di copiare i cervelli. Il punto, come dicevamo è quello di scegliere quali copiare, ma qui divago di nuovo.

E, terzo bis, una domanda ancora più fondamentale: il DNA (umano), che contiene un mucchio di unità di informazione (4 alla non so quanto) quanto è fatto di dati e quanto di istruzioni? Se sapessimo rispondere a questa domanda potremmo replicare un DNA artificiale a cui poi facciamo costruire il cervello, invece di costruire il cervello direttamente. O no?
# PGRAECO 2016-10-16 17:51
No!
# Enrico 2016-10-16 17:54
Citazione PGRAECO:
No!


:-x
# bepperedi 2016-10-13 15:55
" ma qui divago di nuovo."

Ecco, potrà mai una AI divagare ed accorgersi che lo sta facendo?
+1 # Enrico 2016-10-15 13:42
Citazione bepperedi:
" ma qui divago di nuovo."

Ecco, potrà mai una AI divagare ed accorgersi che lo sta facendo?



La divagazione riguardava la battuta “umoristica” che, secondo Meo, non potrà mai essere raggiunta dall’AI.

Ma l’argomento che trattavo secondo me è pertinente. Provo ad espanderlo.

Io mi domando se si possa studiare e infine riprodurre il cervello umano con le tecniche con cui si studiano i sistemi come black box: studiando solo i “segnali” visibili dall’esterno.

Mi ero interessato di questo approccio quando lavoravo al Centro per l’Elaborazione Numerale dei Segnali negli anni 70. Il nostro sistema era il tratto vocale dell’uomo e noi studiavamo il segnale emesso: la voce. Altri invece usarono immagini ai raggi X del tratto vocale per vedere come si muoveva mentre produceva la voce.

Allora usavamo il principio di Ergodicità che dice, per il nostro contesto, che invece di usare un campione di voce di lunghezza infinita, o molto grande, potevamo analizzare tanti campioni di voce, di breve durata, ottenendo lo stesso risultato.

Applicato allo studio del cervello, come black box, se uso i “segnali” di tanti cervelli, osservati per un tempo relativamente breve, posso dire di avere una buona approssimazione di un cervello di cui ho analizzato i segnali per un tempo lunghissimo, ciò fino a quando il sistema che lo descrive “converge”?

È evidente la differente complessità tra un “sistema” tratto vocale e un “sistema” cervello. Inoltre anche trattando il tratto vocale come black box noi sapevamo che si trattava di riprodurre un certo numero di risonanze, con frequenza variabile lentamente nel tempo, quindi cercavamo i parametri di un sistema di cui si conoscevano le principali funzioni interne. Ma anche allora c’era chi affrontava il problema solo con una grande massa di dati e poca elaborazione. I primi sistemi di messaggi vocali, usati da Telecom, erano basati non su simulazione del tratto vocale, bensì su pezzi di parole campionate e incollate. Adesso tutti i sistemi di text-to-speech sono invece basati su modelli molto sofisticati e non su parole o frasi memorizzate.

Ci sarà un evoluzione simile per la riproduzione del sistema cervello? Ammetto che il confronto con la mia esperienza, degli anni 70, non ci dice molto. Posso però solo dirvi che allora io ero convinto che le nostre ricerche non avrebbero mai prodotto qualcosa di utile: pensavo che il text-to-speech non avrebbe mai raggiunto un livello accettabile e ancor più che lo speech recognition (di cui mi ero anche interessato) fosse del tutto impossibile. Come ben sapete mi sbagliavo di grosso e tutto si è realizzato in tempi brevi, anche se non così brevi da darci la possibilità di veder qualcosa di simile per il sistema cervello. Per noi settantenni, naturalmente.
# Crosstalk 2016-10-16 18:11
Mi sembra di aver letto da qualche parte che l'approccio seguito dal traduttore di Google sia proprio quello menzionato da Enrico: basato su un gran numero di dati, com'è nella natura di Google, la traduzione non è tanto il risultato di sofisticati algoritmi, quanto la sintesi (mi sia consentito questo termine probabilmente molto scorretto) di un gran numero di "esempi migliori" di traduzioni nel linguaggio target del pezzo da tradurre. Chiariamoci: non è che per fare una buona sintesi non servano gli algoritmi - anzi - ma sento qui, come dire, il profumo del predominio dei dati sul codice. Dice Barak Turovky (il, o uno dei responsabili di Google Translate): "Translate usa una combinazione di sistemi di apprendimento automatico e intelligenze artificiali [...] i nostri computer» continua Turovsky, «scansionano i testi e individuano i campioni statistici più significativi che collegano la traduzione con il testo originale. Questi milioni e milioni di campioni vengono poi usati dai nostri algoritmi per creare schemi per tradurre testi simili in futuro" (scopiazzato qua e là dal web, per cui non cito la fonte).
Leggiucchiando poi di nuovo qua e là (noi pensionati rifuggiamo spesso dall'approccio sistematico), leggo dell'impiego di reti neurali anche per il riconoscimento di segmenti di immagine (cieli, cani, visi etc) o situazioni all'interno di fotografie. Per certo Google ha spinto Google Foto, anche a scapito dell'ottimo Picasa (facendomi un dispetto personale sul quale da tempo medito un articolo), in un modello di consumo forsennato in cui il compito principale lasciato all'utente è quello di scattare infinite foto all'universo mondo, ovviamente attraverso uno smartphone. Al punto che il concorrente Google all'iPhone, Pixel, pare che, oltre ad essere dotato di un'ottima fotocamera (per essere uno smartphone), sia configurato per passare gli scatti direttamente a Google Foto. Che è poi anche un modo per risparmiare memoria sul dispositivo, come insegna una nota pubblicità comparativa di Google Foto. E a latere osservo che onestamente qui la Apple appare un po' indietro: pensateci prima di comprare sue azioni!.
Ma tornando a noi, sembra che l'enorme mole di dati raccolte con Translate e Foto siano destinate proprio al training di reti neurali. Che, per quanto posso capire io, sono abbastanza lontane dall'approccio algoritmico di Turing / Von Neumann con tutti i suoi if e switch e repeat (o - orrore! - i goto di una volta).
Ovviamente nella mia ignoranza posso essere smentito in ogni momento da ciascuno dei miei 25 lettori (cit., in realtà sono molti di meno!), tutti più esperti di me. Ma ne sarei contento perché sono qui anche per imparare. Infatti mi sono scaricato un bignamino (credo che sia il primo capitolo di una mappazza tremenda) sulle reti neurali - iniziato e poi interrotto per seguire un corso di programmazione web a sua volta interrotto per fare questo sito e scrivere questi miei insulsi commenti. Per chi fosse interessato l'ho messo in cloud: 1drv.ms/b/s!Au1M4aXKqPvQhHZBzgMce3gGjjwX

Quando (e se) l'avrò finito, potrò forse esprimere una posizione più sensata sul citato principio di Ergodicità, che - mi sbaglierò - mi assomiglia un po' all'approccio Google. Il che spiegherebbe perché Enrico non sia la posto di Turovsky! :-)
# Enrico 2016-10-19 13:17
Un link a una conferenze all'Accademia delle Scienze di Torino del mio vecchio amico Marco Mezzalama.

Notate che il link vi porta al punto giusto del video di Youtube :P (voi siete capaci?)

www.youtube.com/watch?v=UWKxrjVuBBE&t=14m24s

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