Ricordo il mio primo mondiale. Era il 1998 e si disputava in Francia. Il nostro reparto offensivo era composto da Del Piero, Roby Baggio, Inzaghi, Chiesa e Vieri. Allo Stadium ieri sera è sceso un velo di malinconia nel vedere la coppia titolare azzurra. Non me ne vogliano Eder e Pellè che sicuramente si sbattevano contro una Spagna che aveva il completo controllo del gioco, però il mio sguardo prediligeva l’estetica dei ragazzi in maglia rossa, gente come Iniesta, Silva o Diego Costa (chiedendomi come si faccia a lasciar fuori uno come Morata). E’ stato bello veder giocare la Spagna e ancor più non vederla segnare, non fosse per lo sfortunato intervento di Buffon (lui sì che c’era anche nel lontano mondiale francese del 1998 ma non per questo può essere considerato vecchio).

Quando ormai la partita sembrava compromessa ecco uno sprazzo di luce. Entrano due ragazzi un po’ guasconi, Immobile e Belotti cioè Ciro ed il Gallo. Complice magari una Spagna un po’ affaticata da un’ora di dominio sul campo, la partita cambia faccia. Pareggiamo e rischiamo persino di vincerla. Segniamo su rigore procurato da Eder e realizzato da De Rossi (mentre Pellè è uscito dopo non aver dato la mano al suo allenatore, colpevole, a suo dire, di averlo sostituito, per il resto dello stadio di averlo convocato). Finisce in pareggio e per l’Italia cresce un sorriso per la reazione della squadra e lo scampato pericolo.

E’ andata bene così perché la rosa spagnola ieri sera era superiore alla nostra. Anche se, a pensarci un attimo, di attaccanti italiani validi ce ne sono, mica è il caso di invidiare sempre gli spagnoli. Qualche nome d’emblée: Berardi e Pavoletti (per la verità ieri sera infortunati), oppure Insigne e Zaza, o ancora El Shaarawy e Bernardeschi. Insomma c’è del talento nella penisola. Tutta gente che trova poco o nessuno spazio in nazionale perché non adatti al modulo di Ventura, il famigerato 3-5-2.

Il modulo prima degli uomini. Non importa quanto puoi essere bravo, se non sei adatto a questo sistema non giochi. Si potrebbe trovare un suggestivo e amaro paragone con i 107 mila giovani italiani che l’anno scorso sono emigrati all’estero. Anche loro, per quanto bravi, non erano adatti a questo sistema.

 

 

Alberto Baricco

 

Commenti   

+1 # beppe redi 2016-10-07 18:06
Ho due figlie, entrambe all'estero.
Non so se inadatte, sicuramente per non adattarsi a questo sistema.
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