Il Sindaco di Roma Virginia Raggi ha detto no.

E’ entrata in conferenza stampa ha sorriso tronfia e ha detto no. Mi ha fatto quasi tenerezza la giovane prima cittadina, questo no è stato il suo momento più esaltante dopo la vittoria delle elezioni di giugno. Si vedeva che era soddisfatta. Finalmente un no, bello, deciso. Come la maestra a cui hanno assegnato una classe molto indisciplinata dove gli alunni gliene fanno di tutti i colori: palline umidificate di saliva sparate addosso con penna cerbottana, pernacchie di dubbia provenienza, persino le puntine da disegno sulla sedia. Poi finalmente un giorno si riprende la sua autorità per dire no. Le Olimpiadi a Roma proprio no! Passi un assessore all’ambiente indagato per violazioni ambientali, un assessore al bilancio per abuso d’ufficio, una giunta capitolina che a formarla pare un puzzle di 5000 pezzi sparsi nel fienile, ma le Olimpiadi proprio no.

E’ da dire che il paragone fra Roma ed una classe molto indisciplinata non è casuale, il compito che spetta al neo sindaco è realmente impervio. Inoltre la sua posizione sulle Olimpiadi è stata coerente con quella assunta finora e fa leva su motivazioni forti, ossia lo spreco di denaro pubblico per l’organizzazione, poiché le spese per la realizzazione degli impianti raddoppiano o triplicano rispetto ai preventivi e permangono seri dubbi sulla gestione degli appalti.

Lasciamo stare per un attimo l’economia e pensiamo alla bellezza che con Roma forse va più d’accordo. Non sarebbe bello vedere un atleta fare un nuovo record sui 400 metri, più o meno quanti ce ne vogliono per percorrere il Colonnato del Bernini? Non sarebbe bello che un giudice valuti la bellezza di un tuffo inspirandosi alla perfezione della Cappella Sistina visitata la sera prima? I corridori durante una maratona vedrebbero una bellezza tale da rischiare di venire colti dalla sindrome di Stendhal e di interrompere la gara? E competere in una disciplina di lotta pensando di avere a due passi il Colosseo da cui fortunatamente non transitano più leoni?

Un giorno di un qualche futuro il nonno dirà al nipote, intento a guardare i giochi a Naypydaw, o ovunque penseranno di organizzarli quell’anno, di aver assistito ad un’Olimpiade nella loro città, a Roma. Bastava uscire dalla metro per entrare in un villaggio olimpico. Dirà così il nonno. Qual è il prezzo di questo ricordo?

Ma torniamo pure all’economia. La forza economica di Roma si basa su due pilastri: la sua grandissima storia e lo stato di capitale d’Italia. Vale a dire il turismo e la politica. Roma già accoglie un discreto numero di turisti. E’ forse l’unica città al mondo ad avere abbracciato così tanti artisti di epoche e stili così diversi. Qualcuno che passerà da Roma per una visita ci sarà sempre. Tuttavia considerata la situazione dell’industria e dell’occupazione in Italia non sarebbe un azzardo pensare di fare un bell’investimento sul turismo. Ma non possiamo fare investimenti sul turismo per colpa della politica, l’altro pilastro che dovrebbe sorreggere la città e la nazione. Siamo di fronte ad un paradosso mortale.

Passeggiando per Roma mi sono ritrovato ad osservare i Fori Imperiali dalla strada. In questo luogo, ho pensato, venivano prese le maggiori decisioni riguardanti il mondo interno mentre ora, a testimonianza di quell’antico potere, sono rimaste solamente alcune pietre. Cosa avrebbero detto gli imperatori o i senatori romani di fronte alla possibilità di organizzare le Olimpiadi a Roma? Avrebbero detto di no, cioè non est, oppure di sì, ita est? Alcuni linguisti fanno derivare l’origine della parola Italia proprio dal sì latino. L'Italia, il paese del sì. Meraviglioso.

Non lo sapremo mai cosa direbbero gli antichi, la loro civiltà è scomparsa quando hanno smesso di combattere e di conquistare nuove terre, insomma quando hanno smesso di fare i romani. Ma Roma non è scomparsa con loro, altrimenti oggi staremo solo a parlare delle pietre dei Fori Imperiali. C’è stata una storia unica ed eccezionale anche dopo la caduta dell’Impero. Si dice infatti che Roma non è stata costruita in un giorno. Potremo ora dire che Roma non è ancora stata costruita. Roma si sta costruendo. Rinnovarsi per essere sempre caput mundi è nel DNA di questa città. Certe cose si tramandano, c’è poco da fare. Ma quel poco bisogna farlo appunto. Che sia tramite le Olimpiadi o quant’altro è necessario agire. Bisogna continuare a costruire Roma. Altrimenti un giorno di un qualche futuro resteranno solamente poche pietre a testimonianza della nostra grandissima civiltà.

 

Alberto Baricco