In una normale giornata uggiosa nella Repubblica dei Cittadini, il Razzista e l’Ignorante camminavano per il parco. Si incrociarono, inizialmente si guardarono in cagnesco percependo le reciproche diversità, poi iniziarono a parlare scoprendo di avere molto in comune. Amavano le stesse cose e, soprattutto, detestavano le stesse persone. Ad esempio gli Intellettuali, sempre pronti a battibeccarsi fra loro e a difendere i privilegi dei loro amici, gli Abbronzati, nomadi nullafacenti che vivevano alle spalle dei Cittadini, o i Banchieri, che utilizzavano i soldi dei Cittadini per i propri comodi.
Il Razzista e l’Ignorante decisero che era ora di un Cambiamento. La parola illuminava il viso di entrambi. Ci voleva il Cambiamento. In realtà il cambiamento già era in corso, poiché come riportava Eraclito (ma l’Ignorante e forse nemmeno il Razzista potevano saperlo) tutto si muove e nulla sta fermo. E allora cos’era questo Cambiamento? L’Ignorante mormorò con sguardo sognante di un mondo onesto. Il Razzista parlò con fermezza di un mondo antico di cui avevano purtroppo perso la memoria.
Per effettuare il Cambiamento dovevano convincere un bel mucchio di Cittadini a stare dalla loro parte. Partirono dagli Arrabbiati e li convinsero a diventare Razzisti od Ignoranti in modo da metter fine alla loro rabbia. I nuovi Razzisti ed i nuovi Ignoranti convinsero altri Arrabbiati incrementando sempre più il Mucchio.
Tutto ciò sotto gli occhi sopiti degli Intellettuali, ignari di quel che stava accadendo, si limitarono a parlare di giaguari e della luna che a volte cresce e a volte decresce.
C’era stato un momento in cui gli Intellettuali discutevano di altri argomenti. Prima di loro vi furono Intellettuali che avevano espresso grandiose teorie sull’uguaglianza di tutti i Cittadini. Ma ora quasi si vergognavano a usare questa parola. Uguaglianza. E allora giù a disquisire su quale Intellettuale fosse più egualitario e quale meno. Impossibile trovare un equilibrio. Ogni Intellettuale che si proponesse di condurre il gruppo era considerato troppo e non abbastanza egualitario.
Intanto i Razzisti e gli Ignoranti avevano definitivamente convinto tutti gli Arrabbiati che la causa del loro malessere era dovuta a Intellettuali, Abbronzati e Banchieri.
Camminando per strada, gli Intellettuali venivano sbeffeggiati ed insultati e non capivano perché. Non avevano mai fatto le cose di cui venivano accusati, ma tanta era la veemenza di Arrabbiati, Razzisti ed Ignoranti che finirono per credere di essere essi stessi parte del problema. Era una democrazia e se la maggioranza li detestava allora loro dovevano auto detestarsi. Così ricominciarono a litigare fra loro.
Intanto il Mucchio cresceva sempre più. Avevano promesso ai ricchi che sarebbero stati ancora più ricchi, i poveri meno poveri. Erano in molti e ormai potevano decidere sulle sorti della Repubblica dei Cittadini ed iniziare a portare il vero Cambiamento. Il Razzista e l’Ignorante guidavano il Mucchio.
Iniziarono ad impedire agli Abbronzati di muoversi liberamente nella Repubblica poiché portavano malattie e miseria. Alcuni Arrabbiati cominciarono a colpire con uova i volti delle donne Abbronzate per paura delle malattie e della miseria oltre al fatto che erano degli stronzi. Gli Intellettuali li accusarono di avere fomentato l’odio razziale. Il Razzista replicò che nella Repubblica non vi era un problema di odio razziale e l’Ignorante aggiunse che i Cittadini erano gente onesta. Per il momento si scordarono di prendersela con i Banchieri.
Gli Intellettuali vollero recuperare la stima dei Cittadini ed allora iniziarono a raccontare alcune divertentissime barzellette sui Razzisti e gli Ignoranti. Il problema era che nessuno capiva la barzelletta al di fuori dell’Intellettuale che la raccontava. Così anche gli ultimi Cittadini smisero di ascoltarli e rivolsero le orecchie a Razzisti ed Ignoranti che nel frattempo avevano cacciato gli Abbronzati dalle spiagge per restituirle ai Cittadini che volevano abbronzarsi in santa pace.
In una villa ai confini della Repubblica c’era un Vecchio Signore che le barzellette sapeva raccontarle sul serio. Aveva amato mille donne e da mille donne era stato riamato. Aveva costruito e distrutto intere industrie. Per anni aveva soggiogato gli Intellettuali ed irretito gli Arrabbiati ma ormai aveva una certa età ed i malanni gli impedivano di essere in prima fila. Altrimenti l’avrebbe fatta vedere lui a quell’arrogante di un Razzista che non gli portava rispetto e non meritava il potere che i cittadini gli avevano affidato, in quanto, a suo dire, era sostanzialmente un incapace e avrebbe portato la Repubblica al dissesto economico.
La funesta previsione del Vecchio Signore si avverò. Nella Repubblica i ricchi non erano più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Allora il Razzista che era amico del popolo, convocò tutti i Cittadini in birreria per fare loro un discorso. La situazione era seria e tetra. Vi era un nemico esterno, una sorta di Repubblica più grande che parlava molte lingue diverse e che voleva il male della Repubblica dei Cittadini. Dovevano al più presto separarsi da questa Repubblica più grande e fare di testa loro. Poi vi era il nemico interno, gli Abbronzati erano ovunque e dovevano cacciarli quanto prima, se gli Intellettuali si fossero opposti avrebbero cacciato anche loro. Anche questa volta non parlò dei Banchieri. Finirono tutti a bere pinte di birra e ad applaudire il Razzista. L’Ignorante era stato relegato in un angolo della birreria. Per non essere meno popolare del Razzista, urlò tre volte ad alta voce la parola onestà, ma in pochi udirono la sua voce.
I pochi Intellettuali rimasti si spaventarono e si riunirono per decidere sul da farsi. Ma ricominciarono a litigare fra loro. Discussero per sette giorni e sette notti su come era meglio per un egualitario portare le mutande. Alcuni le indossarono col fronte davanti e vennero accusati di conformismo. Allora gruppi sempre più sparuti girarono le mutande da ognuno dei quattro lati ma non andava ancora bene, allora iniziarono a portarle sopra i pantaloni e addirittura in testa. La gente li guardava e ancora una volta non capiva perché gli Intellettuali portassero le mutande sulla testa e soprattutto perché nessuno di loro si alzasse per andare a prendere a calci nel sedere il Razzista che nel frattempo aveva abolito la sanità pubblica.
I mesi proseguirono, se l’economia della Repubblica dei Cittadini cadeva a picco, il consenso popolare nei nuovi governanti cresceva perché la colpa era sempre di qualcun altro. Avevano portato il Cambiamento nella televisione, nella stampa e persino nella scuola. Orde di giovani e vecchie labili menti erano pronte a farsi istruire sulla nuova filosofia del Cambiamento, che ormai aveva una risposta per ogni problema della Repubblica.
Però ora gli Abbronzati erano stati tutti cacciati e gli Intellettuali giravano con le mutande in testa. Il Razzista prese allora nuovamente la parola dalla birreria e disse che la colpa era dei Poveri che non pagavano i loro debiti. Da quel momento la polizia avrebbe potuto entrare nelle case dei Poveri per prendere loro quel che la Repubblica esigeva. Solo così avrebbe potuto finanziare le spese militari per salvare i Cittadini dalle oscure potenze straniere. Si palesarono nuovamente i Banchieri ed applaudirono con forza il nuovo discorso del Razzista. In passato non si erano amati ma ora erano convinti che fosse lui l’uomo giusto da mantenere al potere e corsero ad abbracciarlo. L’abbraccio del Cambiamento fu visto in mondovisione.
L’Ignorante era confuso. Andò in udienza dal Razzista e gli disse che i poveri erano loro amici e li avevano aiutati ad arrivare fin lì. Fu subito zittito dal Razzista che gli chiese se per caso non fosse un Intellettuale mascherato e gli stesse propinando l’antico ed orrido mito dell’uguaglianza. L’Ignorante imbarazzato disse di no e si scusò con il Razzista. Andò a casa di malumore, non riusciva a capire alcune cose ma forse era proprio questa l’essenza del Cambiamento, si disse.
Gli ultimi Intellettuali superstiti non sapevano più che fare contro lo strapotere dei Razzisti e degli Ignoranti. Decisero infine di recarsi presso la dimora del loro grande atavico avversario. Furono ricevuti dal Vecchio Signore in palandrana e bicchiere di brandy. Erano nel salone delle feste. Quello delle giovani donne. Quanto l’avevano criticato per quelle serate libertine! Eppure ora che erano divenuti vecchi pure loro capivano il senso della ricerca di giovinezza e felicità.
Gli chiesero cosa potevano fare per fermare il Razzista e l’Ignorante. Lui era stato un grande politico e di certo avrebbe avuto una riposta.
Il Vecchio Signore si schiarì la voce e parlò
- Cari compagni, ho passato la vita a combattere il tempo. Pensavo di essere immortale ma ero in errore. Il mio tempo in questo mondo è quasi terminato. Ho dato alla Repubblica tutto quello che ho potuto. Ma ora i Cittadini si sono dimenticati di me e hanno persino smesso di insultarmi.
Vedo che però si sono dimenticati anche di voi, e allora che consiglio posso darvi?
L’importante è avere guadagnato abbastanza denaro per potere passare una serata ancora in compagnia di un bicchiere di brandy ed una allegra scolaretta. So che voi non pagate volentieri per questo genere di intrattenimento ma non preoccupatevi. Questa sera offro io.
L’ultima grande festa del Vecchio Signore andò avanti per molte notti. Dopodiché la musica e le luci si assopirono e nessuno vide mai più il Vecchio Signore o gli ultimi Intellettuali.
Il Razzista convocò l’Ignorante nella sala del trono che aveva fatto edificare per esercitare il suo potere.
- Da questo momento gli Ignoranti non hanno più senso di esistere. Ogni cittadino rimasto nella Repubblica è un Razzista e non può essere definito in alcuna altra maniera. I tuoi vecchi Ignoranti sono ora i miei nuovi Razzisti ed io sono il gran capo del Razzismo.
L’Ignorante uscì dalla sala del trono con lacrime di rabbia a rigargli il volto. Quel che era appena successo non gli piaceva per niente. Avrebbe voluto sfogarsi e chiedere consiglio ma in giro non c’era nessuno adatto a questo scopo. Non vi era l’ombra di un Intellettuale o di uno dei suoi vecchi compagni, un Ignorante della prima ora. Aveva anche degli amici fra gli Abbronzati ma non sapeva che fine avevano fatto. Intorno a lui erano tutti Razzisti.
L’Ignorante comprese una grande lezione e per la prima volta in vita sua capì cosa voleva dire essere saggi e quanto si soffriva a provare ad essere giusti in un mondo malvagio. Ma ignoranza e saggezza sono come materia e antimateria ed il nostro Ignorante ormai saggio scomparve nell’Universo.

La nostra storia finisce qui. E’ passato un nuovo emendamento. Nessuna versione della storia della Repubblica dei Cittadini non autorizzata dal gran capo del Razzismo potrà essere divulgata. E questa storia per ovvi motivi non verrà autorizzata. La nostra storia finisce qui. Alcuni autori non la troveranno molto originale, pensando di averla già udita in qualche vecchia favola, ma non si ricorderanno come fosse andata a finire. Del finale delle vecchie favole non si ricorda più nessuno.

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