A me la musica piace tutta. Insomma, quasi tutta. Quella contemporanea mi fa l’effetto dell’arte di oggi: troppo difficile per me; devo ancora capire cosa vuol dire dodecafonica o atonale. Per apprezzarla penso che ci voglia una cultura specialistica che sicuramente non ho. Poi c’è quella italiana, che trovo di solito stucchevole; si sente che manca di grandi orizzonti, di solito canta amoretti e addii negli angusti confini dei bagni 88 di Rimini.

Di tanto in tanto però esprime delle stelle di assoluta grandezza; De Andrè, Iannacci, De Gregori, Dalla, Lauzi , il grande Fred Buscaglione, il primo Venditti nella sua percezione adolescenziale della romanità, Rino Gaetano, Lucio Battisti (perché no), Edoardo Bennato, e qualche altro.

Poi c’è la musica popolare di tutti paesi, bellissima (sentitevi le arpe di Karpatos), e, al confine con questa, la musica di protesta, spesso altrettanto bella. Inoltre c’è il filone della musica classica e operistica, che si pone chiaramente su un piano di bellezza assoluta. Anche se alcuni brani (penso soprattutto ad un certo Bach) mi risultano qualche volta troppo siderei. Godibilissimi, ma solo in qualche particolare momento della giornata.

Invece quella che a me intriga veramente –sempre - è la strana creatura meticcia nata nelle pianure americane e nei club di New York, Chicago o New Orleans, dal matrimonio – non cercato, clandestino ma chiaramente d’amore - tra la musica dei neri e quella dei migranti europei. Un intruglio magico, che muove ritmo e vocalizzazioni, mescola strumenti, echeggia il fischio nella notte e il ritmo delle rotaia sotto il culo di hobo che attraversano mari di erba, racconta di oscure leggende (come quella di Robert Johnson e il diavolo), echeggia di capanne di tronchi sui monti Appalachi o sulle Rockies, odora di droga, alcool e sesso nelle strade di North Beach a San Francisco o del Village a New York, diventa di sole e libertà in California, si ribella e diventa di pace e di protesta negli anni 70.

Di tutta questa roba ce n’è un sacco in rete, fruibile principalmente in due modi. Premetto che alcuni dei miei amici sono grandi appassionati e veri esperti di rock. Hanno salotti tappezzati di scaffali traboccanti vinile e CD, e, quando cambiano macchina, si accertano come prima cosa che la nuova vettura abbia diffusori Bose. Parlare con loro di musica è una sfida impegnativa, magari ti citano gruppi underground della Los Angeles degli anni 80 come se li avessero conosciuti ieri, e ti guardano con sufficienza quando capiscono che tu, malgrado i pietosi bluff che intavoli, semplicemente non sai. Uno di questi signori poi, che ho perso di vista anni fa (vive a Stanford nei rari momenti in cui non gira il mondo, come Dylan, in un "never ending tour"), ha scritto addirittura una storia universale del rock (in realtà ha scritto storie universali di quasi tutto, ma qua si parla di musica), che volendo vi potete godere dal menù qui accanto. Costoro di solito seguono il modo di fruizione canonico: con un modestissimo abbonamento mensile accedono all’immensa libreria di Spotify o di Google music (ma anch'io lo faccio, con Google music), dove la qualità del sonoro è la massima consentita dalla tecnologia digitale in rete -  e l'ascoltano – grazie a Chromecast – su grandiosi impianti HI-FI spaparanzati (loro, non i grandiosi impianti) su soffici divani, gustando sofisticate birre artigianali e dopo aver acceso la propria pipa con tabacchi dall'aroma orientale.

A me invece – che non sono esperto – piace di più il modo rozzo: cerco brani su Youtube, li confronto tra di loro, medio sulle imperfezioni del suono purché la somma video-audio produca un qualcosa che risuoni nel mio animo, e me li sparo grazie al solito Chromecast sulla TV di casa, spaparanzato su un soffice divano gustando preziose birre artigianali (non fumo).

Oppure ne creo collezioni: solo audio, grazie ad un'infinità di servizi di rete che consentono di carpire la musica da Youtube, oppure costruendo, grazie al cloud, collezioni in rete come quella che potete gustare dalla voce di menù qua accanto, "Il juke box degli amici". Attenzione però, dovete appunto essere amici e quindi registrati, e la voce di menù appare solo dopo il vostro accesso: dopo di che ve la potete anche scaricare. Per registrarvi andate in cima e cliccate su "Entra, esci, registrati".

Nessuna classificazione di genere, nessuna pretesa di completezza o di rappresentatività, un semplice elenco per interprete, e poi il salto nella libreria relativa: arricchita mano a mano che incontro brani che mi piacciono, e, per questo motivo, in continua evoluzione.